Wise Society : Giovanni Valotti: «Vogliamo essere un punto di riferimento della sostenibilità in Italia»
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Giovanni Valotti: «Vogliamo essere un punto di riferimento della sostenibilità in Italia»

Il presidente del Gruppo A2A racconta a Wise Society le strategie sostenibili della maggiore multiutility italiana

Michele Novaga
16 marzo 2016

tutela ambiente termoutilizzatori termoelettrico Smart City raccolta differenziata qualità del profitto multiutility illuminazione a led Gruppo A2A fonti rinnovabili emissione CO2 economia circolare Bilancio integrato Bilancio di Sostenibilità A2AIl bilancio aggiornato al 2014 del Gruppo A2A racconta di quasi cinque miliardi di euro di fatturato e di 362 milioni di utili. E se i conti di quello d’esercizio sono positivi, anche i numeri del bilancio di sostenibilità dimostrano che al gruppo A2A l’attenzione è fortemente incentrata su fattori ambientali e sociali. Sono infatti 100 i milioni di euro investiti a favore dell’ambiente, è aumentata la quota di energia elettrica (dal 42% al 53%) prodotta da fonti rinnovabili ed è stata ridotta del 15% l’emissione di C02 al chilowattora nella generazione di energia.

Si può dire che A2A sia un punto di riferimento della sostenibilità?

Vorrei che lo dicessero gli altri. Se non lo siamo ancora, vogliamo diventarlo. Più del 50% della nostra produzione viene da fonti rinnovabili (per la maggior parte per quello che riguarda l’idroelettrico), abbiamo molti investimenti in campo ambientale per ridurre l’impatto in termini di emissione di tutti i nostri impianti. Siamo fortemente convinti che la tutela e il rispetto dell’ambiente siano uno dei valori guida della nostra azienda e vogliamo essere riconosciuti come produttori seri e sensibili alle problematiche ambientali e della salute delle persone. E siamo anche per una sensibilità sociale in senso allargato per aiutare le persone in difficoltà. A breve lanceremo un progetto di solidarietà per le famiglie meno abbienti.

Nel vostro bilancio di sostenibilità si fa cenno a nuovi piani di illuminazione, al recupero al 97,5% dei rifiuti..

Questi concetti non devono essere dichiarazioni vuote ma devono essere accompagnati da progetti concreti: stiamo facendo molti investimenti sull’ambiente. Nel nostro piano industriale ci sono molti investimenti su impianti di recupero e trattamento dei rifiuti con l’idea che ciò che si consuma possa essere recuperato. Il piano d’illuminazione a LED varato nella città di Milano al di là dei benefici economici ha un impatto ambientale fortissimo in termini di C02 ma non solo: c’è il tema della sostituzione delle lambade che sono un rifiuto difficile da smaltire e i LED, invece, durano cinque anni a differenza delle vecchie lampade che duravano cinque settimana e o cinque mesi nella migliore delle ipotesi. Noi abbiamo obiettivi anche di profitto verso i nostri azionisti: conta molto la qualità del profitto, come riesci a produrre un valore. Noi lo vogliamo produrre sulla base della credibilità di un’azienda che è rispettosa dell’ambiente, attenta alle esigenze delle persone e eticamente corretta.

Uno degli ambiti su cui lavorate molto è la raccolta differenziata

Sì, a Milano abbiamo il 53% di raccolta differenziata e ora partiamo a Brescia con un progetto analogo. Siamo assolutamente sostenitori dell’economia circolare. Io ho un’idea di rifiuto molto semplice: primo ridurre i rifiuti prodotti e le nostre aziende hanno vinto premi in Italia proprio per questo. In tutte le città in cui lavoriamo abbiamo progetti di incremento della raccolta differenziata (a Varese abbiamo portato la differenziata al 67%, a Como al 65%, a Brescia abbiamo un progetto per portarla al 60%). Differenziamo il differenziabile: perché se differenzi bene recuperi il recuperabile e stiamo investendo in impianti del recupero del vetro, di recupero della plastica, di recupero dell’organico.

E quello che non si recupera si brucia nei termoutilizzatori?

Sì ma l’idea che il nostro business si regga sui termoutilizzatori è una credenza popolare. Quello che avanza e che non si riesce a recuperare o si esporta o si conferisce in discarica o si recupera energeticamente. La nostra politica è discarica zero. Noi vogliamo arrivare nel tempo a non avere discariche. In tutti i paesi che hanno discarica zero c’è tanto recupero e il resto viene bruciato. Ma solo in Italia i termoutilizzatori sono demonizzati: in tutti gli altri paesi sono impianti di produzione di energia e calore. A Brescia il termoutilizzatore contribuisce a scaldare il 70% delle case dei cittadini e ha permesso di spegnere 20.000 caldaie condominiali grazie al calore che produce. Uno studio di un osservatorio indipendente ha rilevato inoltre che l’incidenza del termoutilizzatore sulle polveri sottili è solo dello 0.6%. I termoutilizzatori sono impianti super controllati dal punto di vista ambientale. Inseriti in un ciclo virtuoso in cui, con la raccolta differenziata e il riciclo dai rifiuti si recupera materia, i termoutilizzatori sono ancora la soluzione migliore.  Utilizzare come combustibile i rifiuti non riciclabili significa avere bisogno di meno discariche che sono, tra l’altro, una delle maggiori cause di emissione di gas climalteranti. Vuol dire bruciare meno combustibili fossili. Senza contare che alla fine della combustione è possibile recuperare ancora tanta materia: ferro e materiali inerti riutilizzabili. Ma in Italia su questo argomento c’è molta disinformazione.  Nei paesi nordici ci sono parecchi termoutilizzatori Diga di Cancano Valtellinacostruiti nelle aree metropolitane per riscaldare gli edifici che in parte utilizzano i rifiuti prodotti in Italia. A Copenhaghen, per esempio, in città c’è ne è uno sulla cui sommità hanno costruito una pista da sci. Questi stessi paesi sono i più virtuosi nel fare bene la raccolta differenziata. E’ un problema di cultura

A2A punta molto su questo tipo di energia?

C’è un’esigenza di razionalizzare l’offerta di termoelettrico e noi abbiamo fatto uno switch delle centrali con Sorgenia che ha già prodotto delle sinergie perché noi ci gestiamo le centrali del Nord Italia e loro quelle del Sud Italia e questo ha prodotto risparmi. Non è pensabile che il nostro paese non abbia il termoelettrico. Le rinnovabili da sole non sono sufficienti. Abbiamo investito 30 milioni a Monfalcone sulla centrale a carbone e 10 milioni di euro sul termoutilizzatore di Brescia per cambiare i filtri

Il futuro è nelle smart city?

E’ la nuova frontiera anche rispetto al ruolo delle nostra imprese che nel Dopoguerra hanno infrastrutturato il paese stendendo reti del gas, reti elettriche e reti immateriali che sono il futuro per rendere la vita più facile a tutti noi. Basti pensare le applicazioni in campo medico, la tele-assistenza, la robotica, l’efficienza energetica, l’illuminazione pubblica. Noi stiamo facendo progetti pilota su questo che prendono quartieri di città e li portano alla frontiera del possibile oggi. E’ un settore che cambia e il limite di oggi magari tra un anno è superato. Però è il futuro: come abbiamo infrastrutturato in passato il paese con reti fisiche, oggi lo dobbiamo fare con reti tecnologiche e immateriali.

Dal bilancio sociale al bilancio integrato: siete pronti a questo passo?

Nella seduta di approvazione del bilancio 2015 faremo approvare dall’assemblea anche il bilancio di sostenibilità che non sarà ancora bilancio integrato, ma il nostro obiettivo è che quello di approvarlo nel 2017 sempre che le normative ci consentano di redigerlo secondo i crismi. Un passo importante è che ai nostri soci quest’anno oltre al bilancio tradizionale sottoporremo quello di sostenibilità in approvazione e non in consultazione.

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