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Gianluca Cecchetti: «Col car pooling puoi ridurre i costi del viaggio dell’80%»

Il responsabile Relazioni istituzionali di BlaBlaCar Italia spiega i punti di forza del servizio di condivisione su cui scommettono anche gli investitori

Gabriella Bellucci
20 ottobre 2015

Foto- MotorBlog.com:Flickr La condivisione funziona e il mercato italiano, dove i cittadini stanno riscoprendo la tradizionale attitudine alla relazione umana, ne è la prova. Con meno resistenze del previsto gli utenti si affacciano a scoprire la forma di auto-stop del Terzo Millennio. E i benefici sono non solo economici ma anche sociali: «In viaggio nascono amicizie», rivela Gianluca Cecchetti, responsabile dei Rapporti istituzionali di Bla Bla Car Italia, la start up nata in Francia nel 2006 dalla classica iniziativa di tre ragazzi in un garage e che attualmente conta circa 20 milioni di utenti registrati in 19 Paesi europei. Un esempio straordinario di sharing  economy per un’azienda col vento in poppa e in piena espansione. Al punto che ha appena incassato 200milioni di dollari di finanziamenti da investitori americani e svedesi.

Cecchetti, lei usa la app?

Sì. Non solo la uso, ma sono il dipendente di BlaBlaCar al mondo che ha il maggior numero di feedback. Sono un grande utilizzatore come conducente, principalmente. Io ho la famiglia in Toscana ma lavoro a Milano, per cui tutti i week end faccio il pendolare e offro passaggi.

Da quanto tempo lavora a Bla Bla Car e quando ha sentito parlare di questo servizio per la prima volta?

In questa azienda sono da gennaio scorso. Ne ho sentito parlare nell’ottobre 2013, per caso. Ero a una cena a Milano e dovevo, appunto, tornare in Toscana. Un amico che conosceva Bla Bla Car mi disse: provalo, puoi ridurre i costi del viaggio del 70-80%. Così, incuriosito chiaramente dalla dimensione economica, una volta che l’ho provato mi sono reso conto c’è anche l’opportunità di conoscere gente interessantissima.

Quanto conta l’aspetto sociale e relazionale nella politica dell’azienda?

E’ fondamentale, è un aspetto qualificante del nostro servizio che si basa soprattutto sulla Foto: Automobile Italia/Flickr fiducia tra gli utenti attraverso il sistema di feedback. La nostra pagina Facebook ha milioni di visitatori perché la dimensione di community è molto forte. Rispetto ad altri servizi di sharing economy, quando si condivide per quattro ore – o anche più, in tratte molto lunghe – uno spazio limitato come quello dell’auto, si creano dei rapporti umani molto profondi.

O anche antipatie, forse, circostanze sgradevoli?

A volte anche antipatie ma io per fortuna ne ho trovate poche e posso dire di aver viaggiato con più di trecento persone, quindi una certa esperienza me la sono fatta. Ma anche in generale non abbiamo ricevuto segnalazioni di situazioni problematiche tra gli utenti.

E’ il passaparola il mezzo attraverso cui la conoscenza e l’utilizzo della app si diffondono maggiormente nel mercato?

Sì, rimane il mezzo di crescita più importante. Ora la sfida è diffonderla tra gli utenti che ancora non sono facilmente raggiungibili. Il nostro sogno è arrivare tra vent’anni a permettere alla casalinga di Voghera di andare a trovare la figlia, che magari sta a duecento chilometri di distanza, con Bla Bla Car. Questo è l’obiettivo. Già adesso, ogni tanto, succede che parenti che non si vedevano per lungo tempo, a causa della distanza, riescono a frequentarsi più spesso.

L’età media degli utenti?

E’ di circa trent’anni, quindi non così bassa come si potrebbe pensare. Principalmente sono persone che lavorano e hanno una discreta posizione, molti sono laureati o almeno diplomati. Si tratta di persone di mentalità aperta e culturalmente elevate, che hanno interesse per la tecnologia e hanno bisogno di mobilità rapida. Chiaramente i giorni di più alta attività sono il venerdì, la domenica e il lunedì, quando si concentrano gli spostamenti di fine settimana. I pendolari come me sono il nostro utente più comune.

Il mercato italiano, rispetto a quello francese in cui BlaBla car è nata, è più ostico?

Foto: Marcin Grabski/FlickrDirei di no, non abbiamo riscontrato criticità. L’Italia è veramente il Paese – non lo dico io ma ci sono studi fatti da esperti di sharing economy – dove un tempo si condivideva di più: la televisione, per esempio, si andava a vedere dai vicini. Ora, forse, questa umanità tipica degli italiani è un po’ cambiata ma bisogna solo scalzare la polvere per ritrovare la nostra attitudine innata. Infatti, sulla capacità di condividere non registriamo difficoltà maggiori di altri Paesi.

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