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Gherardo Colombo: Mani Pulite? Ancora oggi la corruzione soffoca l’Italia

A vent'anni dall'inchiesta che sconvolse l'Italia, l'ex magistrato del pool milanese e neo consigliere del Cda Rai, oggi insegna nelle scuole. Per formare cittadini più consapevoli

Vincenzo Petraglia
3 luglio 2012

Gherardo Colombo, un incontro al Istituto Viganò di Merate - foto di opethpainter/flickrA vent’anni da “Mani Pulite” sono in molti a chiedersi se l’inchiesta partita da Milano nel 1992, e che sconvolse letteralmente il Paese scoprendo un consolidato sistema di corruzione,  non sia stata un’occasione persa per l’Italia.

Di indicatori che avallano questo dubbio ce ne sono più d’uno. A partire dalle indagini degli ultimi mesi che hanno fatto emergere numerosi presunti casi di corruzione un po’ in tutte le regioni, fino all’ultima statistica del 2011 diffusa da Transparency International sui tassi internazionali di corruzione. Secondo questi dati l’Italia si colloca al sessantanovesimo posto in graduatoria (più vicina ai paesi in via di sviluppo che a quelli industrializzati) contro il trentatreesimo che occupava nei primi anni Novanta.

Una situazione, quella della corruzione, che secondo alcune stime costerebbe ogni anno agli italiani ben 60 miliardi di euro (ben il 50 per cento dell’intero giro d’affari della corruzione in Europa), sottratti alle loro tasche, a possibili investimenti e all’offerta di migliori servizi.

In altre parole denaro sottratto alla ricchezza e al benessere di tutti. Gherardo Colombo, importante magistrato del pool che portò avanti l’indagine (gli altri furono Antonio Di Pietro, Piercamillo Davigo, Paolo Ielo, Tiziana Parenti, Francesco Greco e Ilda Boccassini, guidati dal procuratore Francesco Saverio Borrelli e dal suo vice Gerardo D’Ambrosio) a questa ed altre domande ha cercato di dare delle risposte in un libro scritto insieme a Franco Marzioli: Farla franca. La legge è uguale per tutti? E ci racconta molto altro in questa intervista.

 

 

L’immaturità degli italiani

 

 

Partiamo dal titolo e dalla domanda di fondo che si pone nel libro: la legge è davvero uguale per tutti?

Cover libroCredo si debbano distinguere due livelli: quello delle norme e quello dei comportamenti. Se la nostra Costituzione fosse rispettata la legge sarebbe davvero uguale per tutti. Il problema è, però, che i cittadini non la rispettano. Di conseguenza ci sono inevitabilmente sperequazioni e differenze di fronte alla legge.

 

Perché in Italia, più che altrove, non si rispettano le leggi?

Credo che questo atteggiamento di così diffusa trasgressività dipenda da una serie di cause, che poi possono essere riassunte in un’unica parola: immaturità. Penso che tante persone siano ancore più vicine all’adolescenza che all’età adulta e di conseguenza sopportino male le regole.

Molti le intendono solo come degli obblighi senza ragione. In realtà la Costituzione prevede in primo luogo un riconoscimento di diritti, e gli obblighi, i doveri, altro non sono che una conseguenza dell’esistenza dei diritti. Sono, cioè, funzionali alla possibilità di avere tutti dei diritti. Però questo raramente viene capito.

Sono passati vent’anni da Mani pulite. Cos’è cambiato, sempre che sia cambiato qualcosa, rispetto ad allora?

Credo che sotto il profilo culturale sia cambiato molto poco, anzi forse non è cambiato proprio nulla. La mia ovviamente, non lavorando più come magistrato e non avendo più, come all’epoca, le prove che dimostravano l’esistenza in Italia di un sistema capillare e articolato della corruzione, è oggi soltanto un’impressione.

Dettata da quanto leggo sui giornali, dai risultati di inchieste e approfondimenti fatti anche da organismi internazionali quali Trasparency International, e da quanto apprendo dalla relazione del presidente della Corte dei Conti. Oltre che, ovviamente, dalla constatazione di quanto in questi vent’anni non sia stato fatto nulla, o quasi nulla, per rendere più difficile la corruzione e più facile, invece, la sua scoperta.

 

Le conseguenze della corruzione

 

Che responsabilità ha la politica in tutto ciò? Cosa non ha fatto e cosa, invece, avrebbe potuto fare?

Antonio Di Pietro, WikimediaLa politica e i cittadini avrebbero potuto intervenire in modo da avviare quanto meno un processo attraverso il quale aiutare la riflessione e l’approfondimento sulle conseguenze e sui danni che la corruzione provoca a tutti.

 

Mani pulite è stata quindi un’occasione mancata per l’Italia?

Sì, è stata un’occasione mancata, ma non sotto il profilo del ritenere che l’intervento giudiziario potesse risolvere il problema. Il problema è, infatti, culturale, quindi per risolverlo sono necessari degli investimenti sotto il profilo culturale. E questo, a mio parere, non è stato fatto.

 

Da dove si potrebbe ripartire per moralizzare questa classe politica, potremmo dire, un po’ alla sfascio?

Io credo che la politica sia uno specchio molto attendibile del modo di pensare della cittadinanza nel suo complesso. Quindi è una conseguenza, non una causa. E allora, anche se la strada è lunga, credo che l’intervento debba essere fatto sui cittadini, soprattutto nei confronti delle persone più giovani, che rappresentano le generazioni del futuro.

 

È per questo che da diversi anni, dopo aver lasciato la magistratura, si dedica al lavoro di educazione alla legalità dei più giovani?

Mi sono dimesso dalla magistratura proprio per fare le cose che faccio adesso: l’editore, lo scrittore e il promotore di una riflessione molto profonda da parte soprattutto dei ragazzi. Con loro faccio nelle scuole circa trecento incontri l’anno, a cui se ne aggiungono un altro centinaio con gli adulti.

Credo che sia necessario dedicare il nostro tempo soprattutto ai ragazzi delle scuole per far loro capire il valore e il perché delle regole. Norme che arrivano dalla nostra Costituzione, purtroppo davvero poco conosciuta, sia dai ragazzi che dagli adulti.

Per riuscire a capire è necessario riflettere sulla nostra personale relazione con le regole, su che cosa ci danno e su che cosa ci tolgono, e in generale sul modo in cui esse influiscono sulla nostra vita.

 

Stimolare i ragazzi a conoscere il passato recente

 

Quanto è importante coltivare la memoria storica? Probabilmente oggi molti ventenni non sanno neppure cosa sia Mani pulite…

Mani pulite da WikipediaI ragazzi generalmente conoscono poco, quasi niente, del nostro passato più recente, mentre magari conoscono a memoria il nome dei sette re di Roma. E questo dipende ovviamente dal fatto che gli adulti non parlano, né a scuola né fuori, di questo periodo storico.

È abbastanza impensabile, quindi, salvo qualche eccezione, che i giovani possano interessarsi per conto loro a qualcosa che non conoscono. Credo sia, dunque, necessario dare degli stimoli in tal senso affinché possano cominciare a farlo.

 

 

Le manca un po’ il lavoro da magistrato?

Per nulla perché sono completamente assorbito dalle cose che faccio oggi. La scelta che ho fatto allora (era il 2007, ndr), quella di lasciare la magistratura nonostante potessi continuare a fare il giudice di Cassazione per altri 14 anni, è stata una scelta sicuramente sofferta e dolorosa, ma che una volta fatta non mi ha lasciato alcun rimpianto per il passato.

 

Quali sono i punti fermi, i valori, i principi che guidano Gherardo Colombo?

Il primo punto è quello contenuto nell’articolo 3 della Costituzione secondo il quale tutti i cittadini hanno pari dignità sociale. Tutto il resto procede da lì, è il principio da cui seguono tutte le altre cose: il riconoscimento dei diritti inviolabili, l’uguaglianza di fronte alla legge, l’articolazione dei diritti, dei doveri in funzione dei diritti, dell’organizzazione dello Stato affinché il riconoscimento dei diritti sia effettivo e pratico.

 

È fiducioso rispetto al futuro del nostro Paese, che oggi sembra peggiorare sempre di più?

Io ho molta fiducia nel futuro e se non ne avessi non farei tutte le cose che faccio. Quattrocento incontri all’anno in tutta l’Italia sono molto faticosi e davvero non li farei se non avessi piena fiducia nella possibilità del cambiamento. Certo il cambiamento richiede tempo, disponibilità, voglia e impegno, e non si può pretendere che le cose cambino dall’oggi al domani.

L’aspetto a mio avviso più confortante è vedere nei ragazzi, molto più che negli adulti, una grande voglia di coinvolgimento. È un luogo comune quello secondo cui i giovani sono indifferenti, apatici, non si interessano di nulla. La mia esperienza mi dice che non è così. Il segreto sta nel riuscire a interessarli. E per riuscirci devono essere protagonisti e non spettatori, come invece spesso succede nelle scuole.

Gherardo Colombo, un incontro al Istituto Viganò di Merate - foto di opethpainter/flickr

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