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Fulco Pratesi: «Siamo tutti ambientalisti, ma il consumo di risorse naturali cresce»

Il presidente onorario del Wwf Italia riflette sull'ambientalismo di facciata e della Cop21 dice: «Come si può chiedere a chi sta arrivando ora al benessere di fermarsi?»

Mariella Caruso
16 novembre 2015

Premio ad honorem Green Globe Banking a Fulvio PratesiNel 1966 quando Fulvio Pratesi, allora 32enne, fondò la sezione italiana del Wwf era considerato un visionario. In un’Italia in pieno boom economico la preoccupazione per l’ambiente non era tra gli argomenti all’ordine del giorno. L’unico “problema” dei politici di casa nostra, semmai, era dove ubicare l’ennesima industria, dove edificare agglomerati di case sottraendo terreni alla natura. Oggi, a poco meno di cinquant’anni da quel periodo, Fulvio Pratesi, che ha ricevuto da poco il premio “Ad honorem” dal Green Globe Banking, viene annoverato, a ragione, un precursore dell’ambientalismo tricolore. «Non è un mistero che sono stato un architetto e un cacciatore – attacca il presidente onorario del Wwf Italia –. Ma è anche vero che ho cominciato a parlare di ambiente quando in pochi si rendevano conto che costruire e invadere territori o cacciare significava danneggiare un patrimonio unico quello della fauna italiana ed europea».

Una distruzione sistematica del territorio di cui stiamo pagando un conto salatissimo. Cosa può (o deve) cambiare?

Tutti gli architetti devono cominciare a capire che questo pianeta, nonostante le utopistiche corse in avanti verso la colonizzazione di Marte o della Luna, è l’unico che abbiamo, ma le sue risorse capitali, la sua natura si stanno rapidamente depauperando. All’inquinamento, allo scioglimento dei ghiacci polari, alla distruzione delle barriere coralline e delle foreste si accompagna l’aumento sconsiderato della popolazione che raggiungerà i 10 miliardi in pochi anni.

Image by iStockDal 1966 a oggi com’è cambiata la percezione dell’uomo dell’ambiente?

«La percezione è aumentata molto, ma è pur sempre episodica e superficiale. Ci sono dei settori come la difesa della fauna selvatica e degli animali grandi in cui è cambiato tanto grazie a una costante sensibilizzazione: nessuno si sognerebbe più di sparare a un orso a un lupo o di considerare dannose le paludi o i rettili. Invece molto poco è cambiato in merito alla responsabilità nei confronti del pianeta. Non sono molte le persone che hanno ridotto consumi e/o ambizioni. In un pianeta popolato più che popolato sarà difficile coniugare le esigenze di sopravvivenza della razza umana con il mantenimento della biodiversità di risorse perché c’è ancora chi preme su un territorio sempre più fragile e aggredito».

Però la consapevolezza aumenta sempre di più…

A livello teorico è in crescita esponenziale. A livello pratico, invece, sono i consumi di risorse a crescere al ritmo di un 2% annuo a danno di un patrimonio unico come quello dell’ambiente e delle risorse inanimate come i minerali e gli idrocarburi e vitali come la biodiversità piante e animali.

La decrescita ci può aiutare o è solo utopia?

La decrescita credo sia come l’agricoltura biologica: da alcuni è ancora considerata utopistica, mentre è una strada non evitabile. A un certo punto il mondo e l’uomo dovranno capire che la dimensione della presenza e la pressione di una sola specie, quella umana, nei confronti di elementi fragili come la biodiversità, la ricchezza dei paesaggi e della natura dovranno essere allentate per evitare l’occupazione del pianeta e la sua avida distruzione.

Questo significherà anche un cambiamento del paradigma alimentare?

Ricordiamoci che il 14% delle emissioni carboniose che distruggono il pianeta derivano dall’allevamento del bestiame che è la seconda causa di inquinamento e di aumento della temperatura del pianeta. Ed è qualcosa che ci tocca anche molto da vicino: basti osservare i danni provocati dalle alluvioni causate dal cambiamento climatico unito alla devastazione del territorio. Questo dovrebbe far riflettere tutti sulla necessità di un atteggiamento più prudente e responsabile, molto meno aggressivo e avido nei confronti del pianeta.

Image by iStockOggi è possibile pensare a una popolazione completamente vegetariana?

Il vegetarianismo orientato verso il veganismo sarebbe una strada da perseguire perché tutto quello che è consumo spropositato ed eccessivo di sostanze animali e vegetali provoca danni al pianeta, e quanto più si può cercare di limitare questo consumo eccessivo tanto meglio è. Ma l’obiettivo vero è quel rispetto verso il pianeta di cui anche Papa Francesco si fa proponente.

Ognuno di noi ha la possibilità di fare piccoli gesti, ma serve anche un lavoro politico che si farà alla Cop21…

Sono tanti anni che seguo le conferenze sul clima, sin dalla prima di Rio de Janeiro. Sulla sostenibilità e sulla tutela dell’ambiente non hanno mai prodotto grandi risultati, ma d’altra parte se i paesi sviluppati e maggiori consumatori di risorse non riescono a limitare le proprie pretese, come si può pretendere che Paesi che stanno arrivando adesso a conquistare un maggiore benessere economico debbano smettere di farlo?

La politica italiana fa abbastanza?

«Se c’è qualcosa di buono della politica italiana attuale è cercare di recuperare un livello economico in caduta. Bisognerà capire se questo sarà fatto a danno di del patrimonio naturale».

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