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Francesco Gambella: con il mio kajak sfido la povertà del mondo

L'atleta romano, campione di record e avventure estreme, si è appassionato a questo sport da ragazzino. E oggi le sue imprese hanno un obiettivo preciso: raccogliere fondi per Amref, l'associazione no profit che lavora in Africa. Perchè, racconta, "vorrei dare a tutti la stessa possibilità che ho avuto io: quella di essere salvato"

di Vincenzo Petraglia
22 febbraio 2011

Francesco Gambella, atletaFrancesco Gambella è davvero un esempio ammirevole di
caparbietà e agonismo messi a disposizione di buone cause
. Nato a Roma 37 anni
fa, vive ad Olbia dove lavora come steward per una compagnia aerea e nel cui
mare si allena costantemente per preparare le numerose avventure che lo hanno
trasformato in un autentico recordman di kayak estremo. Francesco ha, infatti,
alle sue spalle svariate imprese al limite del possibile. Fra queste il giro
d’Italia in 64 giorni, le traversate Cancun-Havana, Mombasa-Malindi e diverse
altre fino all’ultima avventura portata a termine a novembre nelle insidiose
acque del Lago Vittori
a, il secondo più grande al mondo. Qui, fra Uganda e
Kenya, ha sfidato i mille pericoli del lago, tra coccodrilli e ippopotami, dormendo in tenda in luoghi fra i più remoti di
quell’angolo d’Africa. In totale 200 chilometri in sei
giorni, a bordo di un surf-ski biposto, affiancato dal kayakman-pescatore keniota Vincent
Oundoh,
col sogno nel cassetto di qualificarsi alle Olimpiadi di Londra 2012. Un’avventura che gli ha consentito di raccogliere fondi per finanziare
in Kenya cinque progetti idrici di Amref,
l’organizzazione no profit che
gestisce progetti solidali di sviluppo in Africa. Il campione romano d’altronde
vive ormai le sue imprese un po’ come una missione di vita perché «vorrei che tutti nel mondo
avessero la stessa possibilità che ho avuto io di essere salvato
», confessa. Quando era neonato Francesco è stato
salvato in extremis grazie a due delicate operazioni dopo altrettanti arresti
cardiaci in seguito ad un blocco intestinale causato da una seria malformazione
all’intestino.

Francesco Gambella con un gruppo di Masai (Kenya)

Partiamo dal principio. Come si è innamorato di questo
sport?

È stato amore a prima vista! Avevo 12 anni ed ero ad Anzio (vicino a Roma)
al mare, e il mio vicino di casa aveva una canoa dalla quale rimasi subito
affascinato per la sua particolarità: essere mossa con la sola forza delle
braccia
. Questo sport è adrenalina pura e mi dà un senso di libertà assoluto in
perfetta simbiosi con la natura.

Lei da neonato hai avuto problemi fisici che avrebbero
potuto scoraggiare chiunque nel cimentarsi in uno sport così faticoso. Eppure…


Eppure ci sono riuscito perché ho sempre creduto nei miei
sogni
lottando e lavorando duro per realizzarli. Se credi in ciò che fai non
c’è niente che possa fermarti!

Secondo lei lo sport può aiutare a rendere le persone
migliori?

Assolutamente si. Lo sport è il punto di unione fra i
popoli! E attraverso lo sport si diventa uomini migliori perché lo sportivo è
abituato a crearsi un obiettivo sano
che cerca in tutti i modi di realizzare.

Sport che lei hai scelto di mettere al servizio di chi
soffre…

Da diversi anni collaboro con Amref  e i miei record e le mie avventure
hanno come scopo prioritario quello di raccogliere fondi
per andare a garantire
sanità gratuita e di qualità dove non c’è e dare al maggior numero possibile
di persone la stessa possibilità che ho avuto io all’età di sei mesi quando
sono stato salvato grazie al buon livello della sanità italiana.
Se mi fosse
capitata la stessa cosa in un Paese meno sviluppato molto probabilmente non ce
l’avrei fatta.

Francesco Gambella, atletaPerché non c’è ancora la volontà da parte dell’Occidente
di contribuire in maniera decisa a risolvere i gravissimi problemi dei Paesi
più poveri?

Perché evidentemente non c’è interesse a risolvere i
problemi del Terzo mondo e ai potenti della Terra non interessa se noi con tre
pillole curiamo una malattia che invece in Africa uccide un sacco di persone. È per questo che nel
mio piccolo, laddove il mondo chiude gli occhi io allargo le braccia
attraverso
la mia canoa.

Fra le tante immagini viste e le situazioni vissute
durante le sue imprese quale le è rimasta più
impressa?

Sicuramente gli sguardi e i “grazie” delle persone che
incontro in Africa
. Mi capita magari di vedere un ragazzino che sniffa da
un barattolo di colla nelle discariche di Nairobi e l’anno successivo lo
ritrovo a giocare a pallone in un centro Amref per il recupero dei ragazzi di
strada e mi rendo conto che sta decisamente meglio. È una sensazione
fantastica,
mi vengono i brividi anche adesso mentro lo sto raccontando!

E quella, invece, che si porterà dietro davvero sempre?

Sempre loro, i tantissimi ragazzini, oltre 150 mila,
che vivono nelle baraccopoli
e nelle discariche di Nairobi, figli abbandonati
al loro destino che vagano con una bottiglietta di colla per non sentire i
crampi della fame e del freddo (Nairobi si trova, infatti, a 1600 metri sul
livello del mare per cui di notte l’escursione termica è notevole,
ndr),
bambini che escono dall’immondizia, si avvicinano, ti prendono per mano e ti
sussurrano in un inglese storpiato «portami via con te»
. Impossibile da dimenticare.

Francesco Gambella con i bambini di strada di NairobiLe sue ultime imprese si sono svolte in Africa. Cosa ama
di più di questo continente?

Sicuramente il suo territorio sconfinato, i paesaggi infiniti, ma soprattutto amo
il popolo africano, gente che affronta la vita con grandissima umiltà e
dignità.
Sono persone con una grande voglia di riscatto, con un altissimo senso
della famiglia e con una forte capacità di fare gruppo: tutte cose che in
Italia non esistono praticamente più.

Per la sua ultima avventura ha scelto il Lago Vittoria. Perchè?

Per la grande valenza simbolica che assume nella cultura
africana, ma anche per l’importanza che riveste nell’economia
del continente. A
Jinja, in Uganda, da dove siamo partiti per arrivare poi a Kisumu, in Kenya, si
trovano le mitiche sorgenti del Nilo, il fiume per eccellenza, fondamentale per
la vita delle tante nazioni che attraversa. Qui furono disperse le ceneri del
Mahatma Gandhi
e da qui prese il largo Luigi Amedeo di Savoia-Aosta, duca degli
Abruzzi, del quale abbiamo seguito le orme durante questa traversata. Nel 1906
partì, infatti, da Jinja e attraversò in piroscafo il lago prima di conquistare
la vetta del massiccio del Ruwenzori. Si tratta di scenari davvero incredibili.

Francesco Gambella con Vincent OundohCosa l’ha colpita di più durante questa esperienza?

Senza ombra di dubbio l’incontro con le popolazioni
locali, la cui accoglienza è stata sempre straordinaria. Molti di loro non
avevano mai visto un occidentale, una tenda e quello strano oggetto chiamato
canoa, per cui la curiosità nei nostri confronti è stata sempre moltissima. È
stata un’esperienza umana davvero intensa
e sapere poi che con i fondi che
abbiamo raccolto, circa 15 mila euro, verranno costruiti cinque pozzi d’acqua
che cambieranno la vita di oltre 5 mila persone
in zone rurali del Kenya mi
riempie davvero il cuore di grande gioia.

Il momento più difficile di questa traversata?

Il terzo giorno quando ho preso un’infezione intestinale
con febbre alta
, vomito e brividi di freddo. Stavamo già pianificando un
rientro a kisumu via bus ma alla fine per fortuna tutto si è risolto per il
meglio.

Fra tutte le esperienze che ha vissuto finora qual è
quella in cui ha avuto davvero paura?


La Messico-Cuba fra onde altissime e acque popolate dallo
squalo bianco. I balzeros cubani (coloro
che perdono la vita nelle acque dell’oceano per fuggire da Cuba negli Stati
Uniti,
ndr) ne sanno qualcosa…

Prossima impresa?

Sempre Africa, in Tanzania. Partenza dall’isola di Pemba e arrivo a
Zanzibar, 120 chilometri in mezzo al mare e tutti d’un fiato in un scenario
davvero straordinario.

Per Francesco Gambella cos’è l’avventura?


Una filosofia di vita. Sono molto curioso e ho fame di
conoscere mondi nuovi e persone diverse da me
. L’avventura ti fa sentire vivo, ti rende
protagonista ma allo stesso tempo ti fa avere maggiore consapevolezza del
mondo, del modo in cui funziona e delle leggi che lo governano.

Francesco Gambella con Vincent Oundoh sul Lago Vittoria

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