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Francesca Valla: attento a cosa fai. Tuo figlio ti guarda

Insegnante e autrice di libri, si dedica all’infanzia aiutando bambini "difficili" ma anche genitori disorientati. Non a caso è una delle protagoniste di S.O.S. Tata, programma tv dedicato alle famiglie. Dove Francesca interviene per riportare l'armonia perduta. Con poche regole e il buon esempio

di Francesca Tozzi
17 novembre 2010

Francesca Valla, insegnanteFrancesca Valla, insegnante di ruolo nella scuola primaria, si occupa della formazione dei genitori e gestisce anche incontri per insegnanti, educatori e allenatori. È l’esperta della rubrica S.O.S Genitori, del programma Mattina in famiglia su Rai Uno e, inoltre, autrice di libri pedagogici. Ma è conosciuta anche come Tata Francesca, una delle protagoniste del programma televisivo S.O.S Tata, in onda su Fox life e in chiaro su La7. Un’esperienza importante questa, perché dietro l’apparenza ludica del programma c’è anche un aspetto educativo: vivere a stretto contatto con le ansie e le difficoltà quotidiane dei genitori alle prese con stanchezza, fatica, responsabilità. «Questo intervento offre un valido aiuto alla famiglia e importanti spunti di riflessione per chi segue la trasmissione, ma prima ancora ha permesso a me di acquisire uno sguardo diverso su certe dinamiche familiari. Anche la tata è una figura che necessita formazione», spiega Francesca Valla, «l’osservazione è alla base di tutto. Bastano, a volte, piccole regole di vita per riportare l’armonia perduta, piccole regole che richiedono però costanza e coerenza da parte di chi fa il mestiere più difficile del mondo, quello del genitore.

Può spiegarci meglio in che senso?

I figli guardano sempre i genitori e li imitano, anche inconsapevolmente, ecco perché osservare le azioni dei piccoli è importante. Non basta infatti dire loro cosa devono fare se poi si perde di vista il comportamento quotidiano: bisogna dare per primi il buon esempio e invece molti padri e madri fanno l’esatto contrario e arrivano persino al paradosso di urlare ai bambini di non urlare; alzare la voce non serve a nulla se non a insegnare anche ai piccoli questa brutta abitudine. L’armonia si costruisce, invece, nella ripetitività dei gesti, nelle piccole azioni quotidiane.

Family Portrait, Radius Images/Corbis

È dura per un genitore non sgarrare mai…

Non è questo il punto. A un genitore stremato da una giornata di lavoro può benissimo capitare di alzare la voce: quando succede basta scusarsi. È importante anche spiegare ai figli che si può sbagliare e imparare dai propri errori. Voler invece trasmettere loro un modello di perfezione a tutti i costi è frustrante e non prepara certo i giovani alla vita, dove, del resto, la perfezione non esiste.

Mother Returning Home From Work, Radius Images/CorbisCosa bisogna fare quando si spezza la comunicazione fra genitori e figli?

La parola d’ordine è “condivisione”. Il tempo non ritorna mai e le occasioni di stare insieme non vanno sprecate, nemmeno quelle quotidiane e apparentemente banali, come mangiare insieme. In realtà da questo punto di vista il pranzo o la cena sono l’esperienza comune più importante perché invita a guardarsi negli occhi e a raccontarsi; il tempo rallenta lontano dal monitor di un computer e da uno schermo televisivo. Non è un caso che le problematiche affettive di una famiglia si manifestino a tavola così come, d’altra parte, i momenti d’intesa.


Molti adolescenti, però, preferiscono mangiare per conto proprio

Allora è già tardi. Bisogna rendere quel momento speciale fin dall’infanzia, condividendo la preparazione del pasto con i figli, ma anche andando a fare la spesa insieme e cucinando come se tutto fosse una specie di gioco. Il cibo non è solo nutrimento: diventa relazione. C’è spesso tanta giusta attenzione sui cibi da far mangiare ai propri figli, eppure non è importante solo cosa mangiano ma anche come. Insieme al pasto, l’altro momento critico è quello dell’addormentamento. Molti genitori di bambini piccoli si trovano in difficoltà a metterli a nanna.

Come fare in quei casi?

L’aspetto rituale è importante: il bambino va educato, preparato, accompagnato al sonno. E i rituali vanno mantenuti nel tempo continuando a coccolare il proprio bambino anche quando è cresciuto. A questo però vanno aggiunte regole semplici e chiare: per esempio si va a letto a una certa ora, si sta davanti alla tv non più di due ore, si rimette in ordine. Naturalmente queste norme devono essere condivise dal genitore che non può pretenderne il rispetto se poi è il primo a infrangerle: è una questione di coerenza. Bisogna imparare a dire di no al bambino per fargli capire che non ci sono solo i diritti, ma anche i doveri, proprio come nella vita.

E se si annoia?

Un bambino deve anche annoiarsi, non può e non deve avere i ritmi di un adulto, ma conservare spazi vuoti da riempire coltivando i suoi interessi, pensando, giocando con coetanei, parenti e amici, a maggior ragione se è un figlio unico. È importante trovare il giusto compromesso e imparare a dosare le attenzioni e l’affetto senza concedergli tutto, altrimenti vivrà i “no” in modo traumatico, una volta fuori dal protettivo ambiente familiare. E poi bisogna aiutare i piccoli a fare da soli, lasciandoli però liberi di sperimentare e di sbagliare senza intervenire sempre e senza risolvere tutte le loro difficoltà: sostituendoci a al figlio non lo facciamo crescere. Infine è importante educarlo all’ascolto.

Portrait of Two Girls with her Parents, Ocean/Corbis

In che modo?

Semplicemente ascoltandolo a propria volta. Il genitore è “l’allenatore emozionale” del proprio bambino ed è importante che lo educhi a liberare, raccontare e riconoscere sulla propria pelle le emozioni in tutte le loro sfumature e non solo gioia, tristezza e rabbia. L’intelligenza emotiva è importante quanto quella cognitiva e bisogna incentivarne lo sviluppo, magari in un’ottica ancora una volta di condivisione: ci si può confrontare emotivamente con il proprio partner anche davanti ai figli, alleggerendo contenuti e toni, per far loro capire che in un rapporto di coppia è sempre importante saper comunicare cosa si pensa e si sente a chi ci ama.

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