Wise Society : «La fame nel mondo può essere sconfitta entro il 2030»
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«La fame nel mondo può essere sconfitta entro il 2030»

Tom Barbitta, è il Chief marketing manager di “Rise against hunger", associazione che chiede ai volontari di confezionare i pasti da distribuire nel mondo perché «è importante sporcarsi le mani»

Mariella Caruso/Nabu
28 luglio 2017
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Garantire il diritto fondamentale all’accesso al cibo e combattere la fame nel mondo è l’obiettivo di Rise Against Hunger, Image by iStock

Garantire il diritto fondamentale all’accesso al cibo è l’obiettivo di Rise against hunger, organizzazione internazionale senza scopo di lucro nata negli Stati Uniti che distribuisce pasti ricchi di nutrienti in 74 Paesi del mondo. «La fame è il più evidente e risolvibile problema al mondo, dobbiamo impegnarci insieme per risolverlo nella nostra vita», è solito spiegare Rod Brooks, presidente e Ceo dell’organizzazione fondata nel 1998 che ha scelto un approccio unico per coinvolgere i volontari. Chi si avvicina a Rise against hunger (fino a pochi mesi fa Stop hunger now), infatti, è chiamato al confezionamento materiale dei pasti da distribuire: solo lo scorso anno più di 375.000 volontari hanno preparato razioni proteiche in grado di nutrire oltre 600.000 persone. A raccontare nel dettaglio a Wise Society.it l’attività dell’associazione è il Chief marketing office Tom Barbitta, di passaggio in Italia, dove a Bologna si trova una delle sedi internazionali dell’associazione no profit, per partecipare a una riunione con altre associazioni tra cui Oxfam e Save the Children.

Perché chiedete ai vostri volontari di confezionare i pasti?

Sappiamo che oggi può sembrare paradossale chiedere questo tipo di impegno, ma per noi è molto importante che le persone possano impegnare il loro tempo “sporcandosi” le mani. Il confezionamento è un’occasione per parlare direttamente coi volontari del problema della fame nel mondo, raccontiamo dei bambini che faticano nelle miniere di coltan solo per poter mangiare qualcosa, del fatto che l’istruzione può aiutare. Oltre al confezionamento dei pasti cerchiamo di creare un movimento di opinione».

Anche in Italia organizzate eventi di confezionamento pasti?

Il modello è unico negli Stati Uniti così come negli altri Paesi in cui operiamo: oltre l’Italia ci sono Filippine, Malesia, Sudafrica e India. Il format è lo stesso: chiediamo a chi desidera organizzare un evento di confezionamento un contributo di 25 centesimi a pasto che serve a comprare le materie prime. A ogni volontario viene messo a disposizione un imbuto affiancato a un contenitore con le materie prime e a un bicchiere dosatore; i volontari indossano le cuffie, igienizzano le mani e indossano i guanti prima di cominciare a riempire le buste dei pasti».

Che sono uguali dappertutto?

Sì, i componenti del pasto sono: riso, farina di soia che a volte viene sostituita dalle lenticchie, verdure essiccate e una bustina di micronutrienti e sali minerali per dare i giusti nutrienti al pasto. La formulazione è stata dal World Food Program e ottimizzata in collaborazione con l’Università del North Carolina.

Distribuite i pasti anche in Italia?

Ci piacerebbe distribuirli nei campi profughi in Grecia e magari anche ai migranti che sbarcano nel Sud Italia, ma al momento non possiamo perché in Europa vigono standard Hccp molto precisi.

Con quali criteri scegliete i beneficiari?

Il nostro Centro ricerca e sviluppo monitora il territorio e accoglie le richieste delle associazioni che devono procedere a una sorta di accreditamento perché devono garantire le spese di trasporto, di sdoganamento e lo stoccaggio in luoghi in cui le razioni sono al riparo da eventi atmosferici. Il fatto che le buste dei pasti siano riconoscibili ci mette al riparo dall’azione di gruppi malavitosi che fanno business con gli aiuti».

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Fame nel mondo: solo lo scorso anno più di 375.000 volontari di Rise Against Hunger hanno preparato razioni proteiche in grado di nutrire oltre 600.000 persone Foto: Rise Aganist Hunger

Perché avete cambiato la denominazione da Stop Hunger Now in Rise Aganist Hunger?

Per sottolineare l’evoluzione dell’approccio dell’organizzazione al problema della fame e per evidenziare che oltre a soddisfare le esigenze nutrizionali immediate serve la capacità di costruire, nel prossimo futuro, comunità più forti e resilienti attraverso la promozione di soluzioni sostenibili.

La vostra associazione è legata alla Chiesa Metodista, come vi ponete di fronte alle altre confessioni?

Non c’è alcuna preclusione. La sostenibilità non ha confini.

Risolvere la fame nel mondo entro il 2030 è un obiettivo più che ambizioso. Siete fiduciosi anche voi, come l’Onu, che questo sia possibile?

Le condizioni ci sono, ma occorre creare un movimento. Ci vuole una strategia globale per affrontare il problema da diversi punti geografici.

In che modo vi muoverete per la costruzione del movimento globale attraverso il quale volete mobilitare le risorse necessarie per portare a termine la vostra mission?

Indirizzando il 70% dei pasti ai bambini per attirarli a scuola e far aumentare il benessere della propria comunità. Per noi sostenibilità non significa solo sconfiggere la fame nell’immediato, ma studiare programmi educativi e culturali, dare ai bambini la possibilità di scegliere il proprio futuro.

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