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Come difendersi dalle bufale sulla salute

Salvo Di Grazia, ginecologo e ideatore del blog di divulgazione scientifica MedBunker, spiega come difendersi dalle fake news e da chi le produce

Fabio Di Todaro
11 marzo 2018

La lotta alle fake-news o bufale non esclude nessuno. Della partita fanno parte tutti: giornalisti, lettori e, soprattutto, le istituzioni. Perché, per dirla con Salvo Di Grazia, ginecologo e ideatore del blog di divulgazione scientifica MedBunker, «queste ultime erano e rimangono la fonte più attendibile». Ma oggigiorno «è necessario che anche loro diventino più popolari e si mettano in gioco nell’agone della rete»: con siti, blog e social network in grado di raggiungere un numero sempre più ampio di lettori e di «contrastare l’impatto di una controinformazione che quasi mai è priva di interessi», è quanto ha spiegato lo specialista nel corso del panel dedicato a salute, tecnologia digitale e media della nona edizione di Science for Peace, la conferenza mondiale sulla pace organizzata dalla Fondazione Umberto Veronesi. «La questione è complessa e pone in gioco non soltanto la credibilità degli scienziati, ma la tenuta dei sistemi democratici, in una fase storica in cui le truffe sono sempre più spesso legate a questioni scientifiche: con le tematiche di medicina e ambiente sempre più presenti nelle nostre vite».

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Secondo il professor Salvo Di Grazia “Le fake-news, in realtà, non nascono quasi mai dai giornalisti, che però spesso sbagliano nel dare troppo risalto a questioni che, esaminate più a fondo, non risultano poi sempre meritevoli di così tanta attenzione”, foto. Pixabay

Come si informa correttamente la popolazione su temi di salute?

Bisogna semplicare i fatti, senza mai banalizzarli. I giornalisti devono saper leggere un articolo scientifico, senza peraltro lasciarsi ammaliare da noi medici. Ci sono dei colleghi che provano ad approfittare dei media, cercando spazio per delle notizie che non sono poi così sensazionali come le si vuole lasciare passare. Ecco perché chi scrive ha il compito più delicato.

Quali sono le responsabilità dei media?

Le fake-news, in realtà, non nascono quasi mai dai giornalisti, che però spesso sbagliano nel dare troppo risalto a questioni che, esaminate più a fondo, non risultano poi sempre meritevoli di così tanta attenzione. In questo caso le cause possono essere due: il conflitto di interesse che spinge alcuni colleghi a dare risalto a studi o notizie in realtà di ridotto impatto sociale o la scarsa capacità da parte del giornalista di valutare una notizia. In generale, però, mi preoccupano di più i blog specializzati e i social network, sui quali non esistono controlli. È qui che arriva il difficile per chi legge.

Quale consiglio dà allora ai lettori per dare il giusto peso alle fonti?

Faccio una premessa. Considero internet una grande opportunità e non la causa del problema che stiamo affrontando. Ma di fronte all’assenza completa di confini, servono utenti più consapevoli: che riescano a riconoscere l’affidabilità del sito che riporta una notizia, che sappiano risalire alla fonte originale, ricercare informazioni sull’autore e cercare eventualmente conferma di quanto letto anche su un altro sito, senza fermarsi al primo che può essere tale soltanto perché più popolare e dunque premiato da Google.

Di fronte al dilagante atteggiamento anti-scientifico, ritiene che alcune responsabilità appartengano pure ai suoi colleghi?

C’è chi ancora mi chiede perché, ormai quasi vent’anni fa, abbia deciso di ritagliarmi del tempo per questa attività sul web. Qualcuno pensa che guadagni, ma non è così. La realtà è che oggi i pazienti arrivano negli ospedali e negli studi informati, cosa che non accadeva in passato. C’è chi si sa regolare nel mare magnum del web e chi no: eccola, l’utilità del blog. Ogni volta in cui ricevo l’email di un lettore che mi ringrazia per aver trovato la risposta a un dubbio sulle mie pagine, ritengo di aver svolto in maniera ancora più esaustiva la professione che ho scelto di fare trent’anni fa.

Ma gli antivaccinisti e i seguaci delle cure alternative sono una peculiarità del nostro tempo?

No, anzi: movimenti di questo tipo sono conosciuti da secoli, ma è cambiato il mezzo con cui ci si oppone all’evidenza scientifica. Due secoli fa si andava in piazza per mostrare il proprio dissenso di fronte alle prime vaccinazioni, adesso si fa proselitismo sul web. E qui medico e paziente sembrano giocarsela alla pari, pur avendo il primo un lungo percorso di studi alle spalle. È questa la novità della nostra epoca, contro cui dobbiamo trovare le giuste armi.

Perché abbiamo tanta fame di una medicina alternativa?

La medicina è razionalità, ma anche emozione ed è questo secondo punto a portare anche chi non ne sa nulla a sentirsi in diritto di dire la propria. Con la preparazione, però, si fa la differenza. Chi si parla addosso e cerca di dialogare soltanto con chi ha lo stesso pensiero, difficilmente cambierà idea. Ma tra i dubbiosi, dei vaccini così come di altre questioni, ci sono anche tanti indecisi. Con loro parlare è utile: se si portano le prove di quel che si dice e ci si mostra trasparenti, è possibile fugare i loro dubbi e guidarli a compiere le scelte più appropriate.

Twitter @fabioditodaro

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