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Donatella Bianchi: «Serve un modello di governance differente per il pianeta»

La presidente del WWF Italia spiega quali strategie, quali politiche globali e quali rimedi è necessario pensare per migliorare il nostro pianeta

Michele Novaga
8 gennaio 2015

Image by © ©JFCreatives/Corbis«La domanda di risorse naturali dell’umanità è del 50% maggiore di ciò che i sistemi naturali sono in grado di rigenerare. Andando avanti così non ci basterà una sola Terra, ma ne serviranno almeno una e mezzo». E’ questo quello che emerge dal Living Planet Report del 2014, recentemente pubblicato dal WWF. Secondo l’associazione ambientalista il nostro modello di vita non è più sostenibile. Soprattutto quello sviluppato in Europa. «Se tutti gli abitanti della Terra mantenessero il tenore di vita di un cittadino europeo medio, l’umanità avrebbe bisogno di 2,6 pianeti per sostenersi».

Un comportamento che determina la crescita dell’impronta ecologica (che misura il consumo di natura causato dall’umanità) e che finisce inevitabilmente per colpire anche la biodiversità: secondo il rapporto, infatti, le popolazioni di pesci, uccelli, mammiferi, anfibi e rettili sono diminuite del 52% dal 1970, mentre le specie di acqua dolce hanno sofferto un declino del 72%.

Un’analisi impietosa per una situazione che necessita un intervento immediato e che rischia di aggravarsi in futuro. Basti pensare che nel 2050 la domanda di cibo nel mondo potrebbe raddoppiare, almeno così stimano gli esperti. Cosa fare dunque? Wisesociety.it ha parlato con la presidente del WWF Italia per capire quali strategie, quali politiche globali e quali rimedi è necessario pensare.

Che cosa si può fare per fermare questa situazione? C’è un modello sostenibile in grado di migliorare questa realtà?

Il modello va trovato in una governance, in un momento di incontro molto trasversale Image by © Mitsuhiko Imamori/Minden Pictures/Corbische metta insieme le buone pratiche che il mondo della produzione deve necessariamente applicare a quelle che sono le politiche dello sfruttamento delle risorse. Solo così, mettendo insieme tutte le esigenze e unendo tutti i portatori di interessi, si può arrivare a trovare una soluzione e raggiungere un obiettivo.

Le politiche italiane e quelle europee non sono sufficienti?

Purtroppo queste politiche non tengono conto delle risorse fondamentali: non abbiamo  ancora un approccio corretto al consumo del suolo, non abbiamo ancora un approccio corretto verso le risorse idriche. Non ci rendiamo ancora conto della pressione che questo sistema tristemente esercita su risorse che non sono inesauribili.

Deve cambiare il modello. Se noi pensiamo che presumibilmente attorno al 2050 gli abitanti della terra diventeranno 9 miliardi dovremo considerare che le richieste di risorse alimentari aumenteranno del 70%. Se consideriamo che già oggi non riusciamo a sostenere questo modello alimentare ci possiamo immaginare cosa accadrà per quella data. Bisogna azzerare la fame nel mondo ma questo impegno deve essere messo in pratica tenendo conto dell’esigenza fondamentale di difendere il pianeta nel quale viviamo e quindi di rivedere quelle scelte che si sono fatte nel corso degli anni e che non hanno portato assolutamente ad una produzione equa e sostenibile

Quanto è importante il coinvolgimento delle aziende e dei privati in questo ambito?

Non è importante, è fondamentale. In questi anni stiamo affrontando una crisi epocale e soltanto con l’intervento, con le energie e con le risorse dei privati possiamo pensare di raggiungere degli obiettivi tangibili.

A questo proposito voi siete firmatari, insieme ad altri 70 soggetti, del Protocollo di Milano.

Image by © Matthias Breiter/Minden Pictures/CorbisQuesto Protocollo di Milano è un esempio di cosa il settore privato può dare in termini di cambiamento. E ha già fatto un miracolo che è quello di aver messo d’accordo tutti. Nel momento in cui in Italia ci si confronta anche aspramente su politiche ambientali non sempre condivisibili, il Protocollo è riuscito a raggruppare il mondo della produzione, il governo italiano, associazioni ambientaliste. E ha messo insieme anche i giovani che saranno i veri protagonisti del futuro. Tutti insieme e tutti d’accordo su un progetto.

Expo 2015 è una grande occasione per l’Italia e l’Europa ma anche per il mondo. Cosa si aspetta dalla Grande Esposizione di Milano e che cosa potrebbe portare?

Io mi auguro che l’Expo non diventi solo una vetrina ma che realmente avvii dei processi di cambiamento. Spero inoltre che riesca ad incidere sulla cultura dei paesi più industrializzati ridimensionandola anche in virtù di quelle che sono ormai realtà imprescindibili.

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