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Di corsa da un Polo all’altro. Parla il Forrest Gump francese

Da tranquillo assicuratore a recordman. Serge Girard 58 anni, è diventato specialista mondiale di traversate a piedi per il mondo a 44. I suoi segreti? Forte motivazione e un libro che gli ha cambiato la vita

Vincenzo Petraglia
15 marzo 2012

Serge GirardRicordate il film Forrest Gump ispirato al romanzo di Winston Groom e interpretato da un magnifico Tom Hanks? Bene c’è un uomo in carne ed ossa che per molti versi assomiglia a quel giovane instancabile corridore. Si chiama Serge Girard e ha già percorso nella sua vita migliaia e migliaia di chilometri in tutti e cinque i continenti, frantumando ogni possibile record. Qualche esempio? 27.011 chilometri (l’equivalente di 630 maratone) percorsi in 365 giorni, fra il 2009 e il 2010, alla velocità media di 74 chilometri giornalieri, attraversando ben 25 paesi europei e consumando 30 paia di scarpe. O ancora, solo per fare qualche esempio, le traversate Los Angeles-New York, Dakar-Il Cairo e Parigi-Tokyo. Nel 2013 la sua prossima avventura: mettere a segno il primo giro del mondo correndo per 50 mila chilometri in due anni passando per i due Poli. E pensare che fino a circa quindici anni fa questo 58enne francese faceva l’assicuratore e il promotore finanziario. Poi l’incontro con un libro che gli ha cambiato la vita: La corsa di Flanagan di Tom McNab sulla straordinaria traversata a piedi degli Stati Uniti nel 1931 da parte di duemila concorrenti. Da allora Serge Girard non si è più fermato.

La forza della volontà e delle passioni

 

Perché a un certo punto della sua vita ha deciso di cominciare a correre, nel modo, certamente inusuale, in cui lo fa lei?

www.sergegirard.comCorro semplicemente perché mi piace e per l’estremo piacere che deriva dall’avere una vita nomade.

C’è un qualche messaggio che vuole portare con queste sue traversate?

Spesso le persone mi dicono che quello che faccio è straordinario, ma per me non lo è così ogni volta cerco di spiegare che io non sono diverso dagli altri e non sono un atleta di alto livello con un dono speciale. Ho semplicemente una passione che cerco di assecondare. D’altronde sono proprio le passioni a far progredire l’essere umano e senza quelle si rimarrebbe sempre allo stesso punto. Riuscire in certe cose è spesso solo una questione mentale e, nel mio caso, moltissimo dipende anche dall’aiuto che costantemente mi dà l’equipe che mi segue nelle traversate. Credo veramente ci sia bisogno di abbattere tanti falsi miti che spesso pongono cose e persone su un piedistallo. Io sono un tipo molto ordinario e non voglio essere visto come una sorta di guru.

Eppure qualcuno la considera una specie di superuomo…

Non ho nulla di diverso da qualsiasi altro essere umano e non vengo di certo da un altro pianeta. Sono un comune mortale che facendo queste sue traversate ha voluto semplicemente dimostrare al mondo che ognuno, se solo lo volesse, potrebbe farlo. Se si vuole veramente qualcosa si riesce ad ottenerla perchè nulla è impossibile e non c’è niente di più forte che la volontà dell’uomo. È nella difficoltà, nel dolore anche fisico, che si scalano i gradini e si conquistano certe virtù.

Di cosa c’è bisogno per affrontare delle sfide come quelle che lei fronteggia?

È necessaria una sola cosa: il desiderio, la voglia di fare quella determinata cosa. Il 90 per cento lo fa la mente e soltanto il 10 il fisico. Come per molte altre cose nella vita, è sufficiente volere veramente qualcosa per ottenerla.

La molla delle sfide è il desiderio di vincerle

 

Cosa le dà la forza, la motivazione per affrontare le inevitabili difficoltà che durante le sue traversate si trova ad affrontare?

www.sergegirard.comIl desiderio di andare fino in fondo in ogni singola sfida è la motivazione principale, per me ovviamente, ma anche per tutta l’equipe che mi segue. E poi, nei momenti difficili, penso anche a tutti quelli che mi seguono e mi sostengono mandando messaggi dicendomi quanto a loro piacerebbe essere al mio posto. So che sono un privilegiato nell’avere la possibilità di fare quello che più amo e sono proprio quelle persone che mi danno la forza per resistere e continuare. Penso, infatti, che abbandonare non sarebbe giusto proprio nei loro confronti.

Cosa le manca di più durante le sue imprese?

A parte la mia famiglia, nient’altro. Amo la vita nomade che la corsa mi consente di fare. Per cui quando, alla fine di ogni corsa, ritorno a casa è proprio la vita nomade a mancarmi

L’emozione che nasce dagli incontri

 

A cosa pensa mentre percorre tutti quei chilometri?

Quando si corre la mente si libera completamente e così il pensiero può spaziare al massimo della sua libertà. Essendo padre, penso chiaramente ai miei figli e alla mia famiglia. E poi penso anche ai miei progetti futuri e spesso, essendo appassionato di matematica, mi diverto a fare calcoli matematici come radici cubiche o funzioni derivate.

Cosa la emoziona di più quando si ritrova a percorrere luoghi lontani dal caos quotidiano e, in alcuni casi, fuori dal mondo?

www.sergegirard.comLa bellezza della Terra e delle persone che incontro. Sono così pacifiche ed ospitali che forse bisognerebbe la smettessimo di guardare al mondo e agli essere umani, come troppo spesso avviene, soltanto nella loro accezione negativa. È vero nel mondo ci sono tante cose che non vanno ma di ogni cosa esiste sempre anche il contrario.

Qual è l’insegnamento più grande che le stanno dando questi anni passati a correre sulle strade del mondo?

Essere paziente perché la strada è lunga solo per chi non prova a realizzare i suoi sogni.

Il movimento mette in armonia corpo e mente

 

La pazienza, infatti, è una di quelle virtù che meno appartengono alla società contemporanea e alla nostra vita sedentaria…

Camminare, correre sono state le prime cose che l’essere umano ha fatto sin dalle sue origini, quando, per esempio, percorreva grandi distanze per andare a caccia o spostarsi da una zona all’altra. L’evoluzione e i tempi moderni hanno fatto che si cammini e si corra molto meno ma non bisognerebbe mai dimenticarsi che praticare queste attività fa parte della nostra stessa natura. L’uomo è programmato per stare in movimento e, infatti, le conseguenze negative della vita sedentaria che si fa oggi è sotto gli occhi di tutti, con malattie e disturbi sempre più diffusi.

Un corpo, dunque, poco attivo può secondo lei penalizzare anche la mente e le dinamiche interiori di un individuo?

L’essere umano è una macchina molto complessa nella quale corpo e cervello devono funzionare insieme. Personalmente, dopo aver corso, mi sento decisamente meglio, segno che anche il mio cervello funziona meglio. Chi pratica la corsa come sport sa bene quali siano i grandi benefici della corsa su corpo e mente. Quindi sì, direi che le due cose sono strettamente collegate.

www.sergegirard.com

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