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Decrescita e informazione: c’è bisogno di meno notizie e più qualità

Ignacio Ramonet, per anni direttore di Le Monde Diplomatique, ha presentato alla Conferenza di Venezia il suo ultimo lavoro: "L'esplosione del giornalismo". Per dire che, grazie a Internet siamo tutti sempre (troppo) informati. Ma non meglio.

Michele Novaga
2 ottobre 2012


L’esplosione del giornalismo
è l’ultimo lavoro di Ignacio Ramonet, giornalista di fama internazionale direttore dal 1991 al 2008 de Le Monde Diplomatique. Nel libro, presentato a Venezia nell’ambito degli appuntamenti della Terza conferenza sulla decrescita, Ramonet fa una sintesi dei problemi del giornalismo nell’era di Internet. E li spiega anche a Wisesociety.it.

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La rivoluzione della Rete

 

Che cosa ha rappresentato per il mondo dell’informazione l’avvento di Internet?

Photo credit, Carlos Cazalis/Corbis

Internet è arrivato sul pianeta mediatico come quel meteorite che arrivò alla fine della epoca giurassica distruggendo i dinosauri. Molti giornali e periodici sono già stati chiusi o stanno per chiudere. Ma la loro scomparsa non è così negativa, come non lo fu nell’epoca giurassica, la distruzione dei dinosauri perchè permise la nascita dei mammiferi e in seguito degli esseri umani.

Internet rappresenta un cambio nella comunicazione solo paragonabile all’invenzione della macchina da stampa di Gutemberg nel 1440. I giornalisti hanno perduto il monopolio dell’informazione e la società ha accettato l’idea che ormai tutti sono giornalisti. Viviamo con l’idea che siamo ben informati globalmente: tanta informazione, tanti mezzi di informazione vogliono dire qualità. No! Non è così; qualità e quantità non vanno di pari passo. Non siamo mai stati così mal informati. Dirò di più: siamo così tanto mal informati che non ci preoccupiamo neanche di sapere se siamo bene o male informati.

Il paradosso è che siamo nella società che ha ricevuto la maggior quantità di informazioni ma oggi, come non mai, abbiamo bisogno di buona informazione.

Una rivoluzione non necessariamente negativa, quindi. Perchè?

Nonostante siano molti i giornali chiusi e i giornalisti licenziati, internet sta creando una nuova generazione di giornalisti. Persone che hanno la possibilità, per la prima volta, di lavorare con una tecnologia leggera, poco costosa e che consente loro di organizzarsi per creare i propri mezzi di comunicazione.

Oggi, al contrario di quello che accadeva ai miei tempi, non è necessario essere reclutati da una grande organizzazione o impresa che ti impone le sue condizioni come quella della difesa dei propri interessi. Il futuro della comunicazione passa di qui.

Internet fa parte del processo di quella globalizzazione che forse sta attraversando il suo peggiore momento. Come se ne esce?

Internet ha accelerato la comunicazione come un’autostrada dove non circolano solo informazioni di cronaca ma anche quelle bancarie e finanziarie che permettono la speculazione. La globalizzazione ha raggiunto i suoi limiti forse per eccesso di speculazione, per l’irrazionalità dei mercati e perciò bisogna pensare di deglobalizzare e demondializzare.

Ciò implica che bisogna importare di meno e produrre di più localmente, creare un certo tipo di protezionismo contro il dumping sociale e contro la distruzione ecologica su scala mondiale. Ma bisogna anche fare una riflessione sulla riduzione degli scambi non individuando nel mercato dello scambio concorrenziale l’unica soluzione a tutti i problemi.

Julian Assange joins the Occupy London movement outside St. Paul's

Londra, Regno Unito, 15 ottobre 2011- Julian Assange circondato dai media raggiunge il movimento Occupy London che manifesta fuori dalla cattedrale di St Paul. Assange è un programmatore informatico australiano, giornalista attivista politico esperto di editoria online e fondatore di WikiLeaks

Uno strumento nuovo per comunicare

 

Photo by David Reber/flickr

Che armi hanno i cittadini per difendersi?

Armi che prima non avevano: i mezzi di informazione digitale. Con internet si possono lanciare campagne di disobbedienza contro le decisioni dei governi oppure ci si può opporre ad alcuni prodotti come l’aceto di palma dell’Indonesia e Malaysia o campagne contro gli abusi.

Cose che prima era molto difficile organizzare come ha dimostrato il movimento de “Los indignados” in Spagna o quello di “Occupy wall street”  negli Usa, questa protesta globale si può organizzare senza passare per organizzazioni preesistenti.

Anche la decrescita passa da qui?

Quello che io cerco di difendere è proprio la decrescita dell’informazione a volte senza interesse. Non abbiamo bisogno di più informazione, ma di migliore informazione. E affinchè si possa distinguere e apprezzare un’informazione di qualità dobbiamo ridurre il volume di informazione che ci asfissia e che, più che informarci, ci disinforma.

Day 3 Occupy Wall Street 2011, photo by David Shankbone/flickr

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