Wise Society : Da quando mi occupo degli altri ho iniziato a “volare”
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Da quando mi occupo degli altri ho iniziato a “volare”

Il fondatore dei City Angels racconta chi sono e cosa fanno i volontari dell'associazione d'mergenza nata a Milano nel '94. E oggi attiva anche all'estero

Ilaria Lucchetti
4 novembre 2011

Mario FurlanMario Furlan, milanese 48 anni, è il fondatore dei City Angels, un’associazione di volontari di strada d’emergenza (con sede a Milano, nel resto d’Italia e anche all’estero). Ma è anche formatore, giornalista e scrittore. Primo titolare di questa cattedra in Italia, insegna “Motivazione e crescita personale” all’università Ecampus di Novedrate (Como), a Roma e a Messina. Noto per il suo impegno in campo sociale, è promotore di un progetto di legge bipartisan per proteggere i minori (soprattutto Rom) costretti dagli adulti a rubare e prostituirsi e nel 2001 ha fondato il premio “Il Campione”, riconosciuto ogni anno a personaggi noti e non che rappresentano un modello positivo di vita cui ispirarsi.

Chi sono i City Angels?

Siamo volontari di strada di emergenza. Dal 1994, anno di fondazione, andiamo per le vie delle città con una divisa, un basco azzurro che ricorda i caschi blu dell’Onu, simbolo di pace, e una maglia rossa perché il rosso è il colore dell’emergenza. Interveniamo in piccole e grandi emergenze, dal senzatetto che ha bisogno d’aiuto a cui diamo cibo, vestiti, calore umano e assistenza psicologica, alla ragazza che chiede di essere accompagnata a casa di notte perché ha paura di rientrare da sola. Dal turista che ha bisogno d’informazioni alle persone anziane, all’automobilista in panne. A Milano gestiamo anche una casa-famiglia per donne senza fissa dimora.

L’esperienza dei volontari di strada

 

Dove e con che tempi operate?

A Milano, città capofila, siamo sul territorio tutti i giorni dell’anno dalle 21 in poi. Nelle altre località dipende dal numero dei volontari disponibili. Qualche giorno fa abbiamo inaugurato una sede a Lecce, in totale siamo presenti in diciassette città italiane. Inoltre da giugno abbiamo aperto a Tuzla in Bosnia ed Herzegovina e, se tutto va bene, l’anno prossimo saremo presenti anche a Monaco di Baviera, Germania.

Quando ha fondato i City Angels lei faceva il giornalista. Come è nata questa esigenza?

Sì, era il periodo in cui lavoravo in Mondadori, facevo il giornalista a tempo pieno. Ma, a un certo punto, sono entrato in crisi, non mi bastava più soltanto scrivere le cose che vedevo. Nel mio piccolo volevo provare a cambiarle, a migliorarle. Così mi sono licenziato per dare vita a una nuova associazione di volontariato.

City Angels nella metropolitana di Milano

Coraggioso. Non sarà stata una passeggiata..

Infatti, è stato difficile. Finiti i soldi della liquidazione sono rimasto a secco e i miei genitori mi davano del pazzo. C’era anche molta ostilità da parte delle istituzioni che non sapevano chi fossero questi volontari in giro di notte, mentre le persone hanno recepito in fretta la nostra natura. I cittadini arrivano sempre prima delle istituzioni. Quindi si, inizialmente abbiamo avuto molti problemi, ma sono convinto che nella vita se ti impegni e hai valori forti su cui contare, ce la fai nonostante le difficoltà. E io arrivavo già da una lunga storia personale di volontariato, nel mondo cattolico con Fratel Ettore a Milano e come ambientalista nel Wwf.

Vincere la paura dello straniero

 

Da quando lei ha avviato questo progetto, ritiene che sia cambiato il bisogno di sicurezza nelle città?

Si, è cresciuto. E lego questo dato all’incremento dell’immigrazione, ma si tratta di un fenomeno di percezione psicologica perché non credo che oggi l’Italia sia un Paese più pericoloso di quanto fosse nel ’94 né che sia una nazione con particolari emergenze in questo senso. Certo, ci sono zone delle grandi città Napoli, Roma, Milano e Torino “bruttine”, ma andando all’estero ho visto situazioni ben più a rischio. La verità è che noi italiani non siamo ancora abituati alla multietnicità e la convivenza con lo straniero ci fa sentire minacciati. All’inizio anche noi City Angels eravamo percepiti come una minaccia perché non conosciuti. Ora le cose sono cambiate al punto che due anni fa il presidente Giorgio Napolitano ha voluto riceverci per complimentarsi per l’attività svolta. Comunque sono certo che col tempo le cose miglioreranno com’è successo in altri Paesi europei e negli Stati Uniti, in questo conto molto sui ragazzi che attraverso le dinamiche scolastiche diventano grandi in mezzo a coetanei di tutto il mondo.

Un momento della distribuzione di panettoni ai senzatettoLe società e la qualità dei rapporti tra le persone potranno mai evolversi in senso positivo?

Credo di si, molto lentamente, ma sono ottimista. Mi sembra che si stia andando verso una maggiore consapevolezza tra le persone. Come nei casi della morte di Steve Jobs o dello tzunami in Giappone, si innescano reazioni che accomunano gli abitanti di ogni parte del globo, emotivamente ci sentiamo più coinvolti e ciò grazie allo sviluppo delle comunicazioni, internet in particolare. Me ne rendo conto anche nell’ambito della mia attività di docente universitario di Motivazione, dove sto riscontrando un aumento di sensibilità spirituale dei giovani rispetto a qualche anno fa.

Il bisogno di una nuova etica

 

C’è la necessità di un ripensamento del mondo che parta dal sociale?

Si, è necessario un cambiamento dal basso, dal sociale che faccia pressione per arrivare in alto. Dovrebbe essere il contrario: il buon esempio dovrebbe arrivare dall’alto, ma non mi pare che stia accadendo, né in Italia nè, spesso, all’estero«.

Nella sua esperienza di volontario di strada, abituato a situazioni anche estreme, ha visto più “male” o più “bene”?

In tutti noi c’è sia l’uno che l’altro, il buio e la luce, lo yin e lo yang. Ma credo che nelle persone prevalga il bene, e che quando si fa del male al prossimo lo si faccia senza rendersene conto: penso siano una minoranza coloro che fanno del male consapevolmente e volontariamente. Quasi sempre accade per ignoranza, mancanza d’ascolto, chiusura verso l’altro. Come avviene tra gli Stati e penso, ad esempio, alla situazione tra Israele e Palestina. Poi c’è l’orgoglio che impedisce di riconoscere gli errori, come se fosse una debolezza avere torto. Invece tutti prima o poi sbagliamo e ci vuole coraggio per ammetterlo, solo i deboli pensano d’avere sempre ragione. Come con le paure, tutti ne abbiamo perché la paura è umana e chi non lo ammette ne ha più degli altri, perché ha anche il timore di riconoscerla.

Vista la decadenza della nostra società pensa che i comportamenti etici oggi possano essere considerati in qualche modo “trasgressivi”?

Sostanzialmente si perché significa seguire il Vangelo, “non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”, ma accade raramente perché, appunto, siamo troppo presi a badare ai nostri interessi. Nel mio ultimo libro, Vivere da angeli parto da questo presupposto, in base al quale per farcela in questo “mondaccio” sembra si debba essere disposti a tutto. Ebbene, questo è vero ma soltanto nel breve periodo, in seguito credo invece che siano le persone corrette ad avere più successo, anche nel senso mondano del termine. Lavorando con le aziende vedo che l’etica, proprio perché è una dote piuttosto rara, è molto richiesta. I direttori del personale cercano collaboratori competenti, ma che siano anche gente seria, di cui potersi fidare, non qualcuno pronto a fare le scarpe ai colleghi.

Cover libro

Infine, come affronta le difficoltà che incontra?

Rispetto a qualche anno fa, ho imparato a “elevare” la qualità dei problemi e ho preso coscienza che ne avremo sempre. L’importante è avere la forza per affrontarli e non sfuggirli. Mi viene in mente la storiella che ho letto in un libro di una farfalla che faticava a uscire dal bozzolo. Un uomo interviene aprendo il bozzolo con un coltellino, pensando di aiutarla, ma una volta fuori la farfalla si muove goffamente e cade a terra perché impreparata. Morale? È attraverso lo sforzo e le nostre sole risorse che diventiamo capaci di usare le ali.

 

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