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Cristina Cinti: istruzioni per difendersi dal Pm 10

C'è chi ancora mette in discussione i dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, ma nel nostro Paese le polveri sottili sono la causa di un gran numero di decessi l'anno. Conoscerne le caratteristiche è oggi fondamentale per una buona prevenzione

di Cesare Giuzzi
2 marzo 2010

Cristina Cinti, pneumologaUna corsa all’aperto? Può essere più dannosa di una giornata passata nel traffico. Correndo l’apparato respiratorio aumenta la ventilazione e di conseguenza anche la quantità delle sostanze inquinanti assimilate dal corpo. Cristina Cinti, pneumologa dell’Ospedale Bellaria e dell’Ausl di Bologna, è membro dell’Associazione italiana pneumologi ospedalieri (www.aiponet.it). Nella sua carriera ha imparato a riconoscere i danni dello smog sulla salute pubblica. Una piaga spesso sottovalutata, ma sulla quale il parere dei medici è concorde: «L’esposizione agli inquinanti atmosferici aumenta il tasso di mortalità e il rischio di patologie respiratorie gravi».

 

Eppure, spesso in occasione dei blocchi anti-smog alla circolazione delle auto, c’è chi mette in discussione anche i dati ufficiali dell’Organizzazione mondiale della Sanità che segnalano 7.400 decessi l’anno nel nostro Paese causati dall’inquinamento atmosferico da polveri sottili.

 

«L’interazione tra i danni alla salute e i livelli fuori soglia delle sostanze inquinanti è un fatto accertato da centinaia di studi epidemiologici» spiega la dottoressa Cinti. «Le prime segnalazioni arrivano da studi ormai storici sulla qualità dell’aria di Londra, e già nel 1952 è stata registrata la relazione tra aumento degli inquinanti e aumento della mortalità. Noi oggi sappiamo con certezza che gli inquinanti atmosferici non provocano solo decessi cardiovascolari o casi di tumore, ma anche bronchiti croniche e altre patologie gravi per l’apparato respiratorio. Non ci sono scuse».

 

Vintage 1963, foto di Foxtongue/flickrSopra la soglia di protezione per la salute, ossia tra i 51 e i 100 microgrammi per metrocubo di Pm10, sia i soggetti cosiddetti deboli, che già hanno problemi all’apparato respiratorio, sia le persone sane possono manifestare difficoltà respiratorie e cardiache. «Non bisogna sottovalutare questi segnali», afferma la dottoressa Cinti. «Basti pensare che durante l’attività fisica all’aperto, si crea un effetto aerosol: in condizioni normali, a riposo, la ventilazione polmonare è di circa 6 litri al minuto, durante un’attività intensa può arrivare a 130 litri al minuto. Se ci sono sostanze estranee e nocive i nostri polmoni, che agiscono da filtro, moltiplicano anche la quantità di sostanze che vengono trattenute. E i pericoli crescono così in maniera esponenziale».

 

Il consiglio? «Naturalmente quello di evitare anche una piccola corsa all’aperto la sera, magari dopo il lavoro. Meglio fare attività fisica al chiuso, come in palestra». Oltre ai quantitativi di Pm10 («I dati giornalieri sulla qualità dell’aria sono disponibili ormai in tempo reale anche sul web»), ci sono poi altri fattori di rischio come le spore, gli allergeni, i pollini.

 

Per questo secondo gli penumologi è necessario ricorre a semplici ma efficaci precauzioni: «Evitare di esporsi all’aria nei periodi di superamento delle soglie di allarme. Arieggiare gli ambienti solo nelle prime ore della giornata, stando attenti alle prime ore del pomeriggio specie se ci si trova in un periodo di inquinamento pollinico. In questi casi preferire l’aria condizionata che pure, consumando energia, ha conseguenze sull’ambiente ma è il male minore. Poi non bisogna sottovalutare i rischi da fumo: il fumo di tabacco moltiplica le concentrazioni. Non fumare in casa ed evitare l’esposizione al fumo dei soggetti più a rischio come i bambini e le donne, non solo quelle in gravidanza».

 

Le donne, secondo recenti studi compiuti in particolare nell’area asiatica, sono più esposte ai danni da fumo passivo rispetto agli uomini: «Con le nuove normative la situazione è molto migliorata negli ambienti pubblici, ma è rimasta invariata in quelli domestici: non si fuma al bar, ma lo si fa in casa propria e così si aumentano i pericoli».

 

Ma quali sono i campanelli d’allarme? Come accorgersi dei danni da smog sull’apparato respiratorio? «Le principali patologie – spiega il medico -, sono le infiammazioni delle vie respiratorie, la tosse, la produzione di catarro, la fatica a respirare. Si tratta di manifestazioni diverse che però i medici sanno riconoscere. Esistono esami semplici e molto importanti come la spirometria che indica la capacità polmonare: ogni persona ha una certa tendenza a perdere capacità polmonare nel corso della vita, ma con la spirometria è possibile monitorare nel tempo questa diminuzione ed evidenziare cali anomali. Una tosse prolungata per diverse settimane deve essere sempre indagata da esami clinici, la spirometria è un test semplicissimo, basta soffiare in un tubo». Ancora più esposti ai rischi da inquinamento sono, poi, i bambini: «L’apparato respiratorio si sviluppa nel tempo, quindi l’esposizione a sostanze inquinanti può comprometterne l’accrescimento».

 

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