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Corinna Rigoni: l’abbronzatura migliore? Per gradi e con la protezione giusta

La presidente dell'associazione Donne Dermatologhe Italiane mette in guardia dai rischi della "tintarella" selvaggia. Perchè per godere dei benefici del sole, senza rischiare eritemi e melanomi, bisogna usare cautela e scegliere la protezione più adatta al proprio tipo di pelle

Nicoletta Ripani
30 luglio 2013

Corinna Rigoni, presidente D.D.I.Evitare eccessivi allarmismi ma esporsi con cautela, intelligenza e moderazione. È la prima regola fondamentale per prendere il sole in sicurezza, senza rischiare la pelle. Una precauzione indispensabile perchè i dati statistici più recenti hanno messo in evidenza, in Italia come negli USA e negli altri Paesi Europei, una tendenza all’aumento dell’incidenza dei tumori cutanei, dovuta soprattutto a esposizioni eccessive e incaute. Così, per saperne di più e per imparare a difenderci correttamente, abbiamo incontrato Corinna Rigoni, presidente di D.D.I., Donne Dermatologhe Italiane (www.donnedermatologhe.it) associazione nata nel 2003 con la finalità di valorizzare l’attività dermatologica specialistica “al femminile” in campo medico, scientifico e culturale. D.D.I. ha partecipato e sostenuto la campagna di sensibilizzazione sulle abitudini di esposizione al sole Il Catamarano della Salute, tra mare e coste d’Italia.

Quali sono i rischi riconosciuti dell’esposizione al sole?

I danni degli ultravioletti sono rappresentati, a breve termine, soprattutto da eritemi e fotodermatiti; mentre sul lungo periodo possono causare invecchiamento cutaneo precoce e alcune patologie tumorali cutanee, provocate sia da esposizioni saltuarie e intense, come nel caso dei melanomi, sia da esposizioni costanti e prolungate, come nel caso degli epiteliomi. Questi ultimi costituiscono oltre il 90 percento di tutti i tumori della pelle, quindi sono decisamente più frequenti ma più facilmente curabili. I melanomi, invece, sono potenzialmente più pericolosi perchè hanno la capacità di diffondersi nell’organismo, dando luogo a metastasi. Il melanoma colpisce prevalentemente soggetti di età compresa tra i 30 e i 60 anni. Fino a pochi anni fa era considerata una forma rara di cancro, oggi purtroppo è in crescita in tutto il mondo. Comunque questi rischi non devono farci dimenticare che il sole, preso con intelligenza, ha anche effetti benefici importanti.

A man with sunbaked skin on the beach at Ipanema, Rio de Janeiro,  Brazil, Image by © Tim Clayton/Corbis

Parliamo anche dei vantaggi allora…

Il sole è indispensabile per la sintesi della vitamina D, che serve per fissare il calcio alle ossa, stimola la produzione di endorfine che hanno un effetto “euforizzante” e antidepressivo, regalando una sensazione di profondo benessere. I raggi ultravioletti, poi, hanno una funzione positiva anche per certe patologie cutanee, come psoriasi, eczema e vitiligine, per le quali si consiglia l’esposizione al sole. Sempre con moderazione, però. Purtroppo dalla fine del secolo scorso, l’abbronzatura a tutti i costi è diventato un fenomeno di massa. E un sinonimo di bellezza, giovinezza, forma fisica. In realtà non è proprio così. Perché se ci si espone senza una adeguata protezione, i nostri tessuti cutanei saranno danneggiati irrimediabilmente dagli ultravioletti, sia in superficie che in profondità.

 

Pacific Islander woman holding beach umbrella in ocean, Image by © Colin Anderson/Blend Images/CorbisCosa sono le radiazioni ultraviolette?

Si distinguono, principalmente, in UVA e UVB. Gli UVA sono presenti tutta la giornata, tutto l’anno, aumentano in estate e penetrano nella cute fino al derma (lo strato cutaneo che si trova sotto l’epidermide), provocando danni cumulativi a carico del collagene e delle fibre elastiche, due componenti essenziali per mantenere giovane la pelle. L’effetto degli UVA si traduce in un’abbronzatura “immediata”, ma poco duratura, nell’ispessimento dello strato corneo (lo strato più superficiale dell’epidermide) e in un’accelerazione del processo di invecchiamento (il cosiddetto photo-aging o fotoinvecchiamento). Gli UVB invece causano arrossamenti, eritemi e scottature che, com’è noto, alterano le strutture cellulari con effetti collaterali negativi che si accumulano nel tempo, come i danni a carico del DNA cellulare e i tumori alla pelle.

 

Come possiamo difenderci al meglio?

La prudenza è d’obbligo. Per abbronzarsi in sicurezza è indispensabile proteggere la pelle correttamente, utilizzando prodotti solari dotati di sistemi filtranti sicuri e appropriati, capaci di garantire una protezione efficace contro tutte le radiazioni. Con formule protettive fotostabili, cioè resistenti al calore e alla luce. Nella scelta del fattore di protezione solare è essenziale poi tenere conto del proprio fototipo, cioè l’insieme di caratteristiche cutanee – colore degli occhi, dei capelli e della carnagione – cheinfluenzano il comportamento della cute dopo la fotoesposizione. Conoscere il proprio aiuta a proteggersi in modo adeguato.

 

SPF, album di gazzaPax/flickrChe cosa rappresenta la sigla SPF che si trova sulle confezioni dei solari?

La sigla deriva dalle parole inglesi “Sun protecting factor”, ed è il fattore di protezione solare, espresso in numero, che oggi arriva fino a un massimo di 50+. Da qualche anno, infatti, la normativa europea stabilisce che non è più permesso scrivere sulle confezioni espressioni ambigue o ingannevoli come “protezione totale”. Il numero che si trova accanto alla sigla SPF indica invece la quantità di radiazione che la pelle protetta dalla crema è in grado di assorbire prima di arrivare alla scottatura rispetto a un’esposizione della stessa pelle senza protezione. Quindi un fattore 6, il minimo consentito per legge, segnala che la quantità di radiazione “accettabile” è 6 volte superiore prima che insorga la scottatura o l’eritema. Naturalmente questo non deve diventare un alibi per moltiplicare le ore di esposizione perché ci sono tanti altri fattori che influenzano la quantità di raggi assorbiti dalla pelle. Come certe condizioni ambientali a rischio che rendono i raggi più pericolosi.

Quali sono?

Il sole diventa più aggressivo a seconda della latitudine: all’equatore i raggi colpiscono la terra verticalmente e sono più potenti, quando invece ci si allontana verso nord o verso sud dell’emisfero la sua potenza decresce. Il flusso degli UV aumenta di circa il 6 percento ogni chilometro di altezza, quindi in montagna servono protezioni “ultra”. E’ importante, insomma, considerare in quale area geografica ci si espone, e in che periodo dell’anno, prima di scegliere il fattore protettivo. Che deve essere più alto nelle situazioni in cui il sole colpisce la pelle in modo più diretto e intenso. Non solo. I fattori climatici come vento e umidità aumentano l’intensità delle radiazioni solari. E anche quando il cielo è completamente coperto dalle nubi i raggi ultravioletti raggiungono la cute per il 50 percento. Le superfici riflettenti, inoltre, accrescono il potere degli UV. L’acqua aumenta il riverbero del 30 percento (sulle onde fino al 90) ma anche la sabbia, specie se candida, incrementa la forza dei raggi.

Altre precauzioni?

Il sole ha un’azione immunosoppressiva sulla cute: quindi tende a favorire l’insorgere di alcune infezioni virali come l’herpes simplex (febbre del labbro). Nel caso di persone soggette, è necessario applicare prodotti in stick, che contengano sostanze riparatrici, ma nello stesso tempo altamente protettive. Quando ci esponiamo al sole occorre anche valutare l’eventuale assunzione di farmaci – come antidepressivi, diuretici, alcuni antibiotici e antistaminici – che possono scatenare reazioni di fotosensibilizzazione. In gravidanza, i raggi UV insieme alle variazioni ormonali possono provocare iperpigmentazioni. Lo stesso rischio di macchie scure aumenta se si assumono terapie ormonali (pillola contraccettiva, terapia sostitutiva) o per l’uso di deodoranti, dopobarba, lacche, maquillage, profumi. In tutti questi casi, per evitarle, è sempre meglio chiedere consiglio al proprio dermatologo.

A woman suntanning on the beach, Image by © ImageZoo/Corbis

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