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Come fare una start up nel green business? Te lo dice “Avanzi”

Matteo Bartolomeo racconta com'è nata e cosa fa l'azienda di consulenza sui temi della responsabilità, di cui è socio fondatore e presidente

Donatella Pavan
22 giugno 2012

Matteo BartolomeoCon lo slogan “sostenibilità per azioni” cercano la quadratura del cerchio tra il giusto guadagno e il rispetto dell’etica e dell’ambiente. Stiamo parlando del team di Avanzi, società di ricerca e consulenza per imprese già nate e nasciture: punto di riferimento sicuro per chi abbia buone idee di green business.

L’impresa nasce nell’autunno del 1997, ma Bartolomeo e i suoi soci avevano iniziato a lavorarci un po’ prima. Erano compagni di studio che avevano fatto lo stesso master in anni diversi.

L’idea iniziale era occuparsi di sviluppo sostenibile, facendo da cerniera fra la ricerca accademica e la pratica, sfruttando anche le loro diverse esperienze lavorative: Carolina Pacchi dall’Università, io da una fondazione, l’Enrico Mattei con un’impronta abbastanza teorica e Davide Dal Maso dalla consulenza. Per saperne di più e capire meglio di cosa si occupano abbiamo incontrato Matteo Bartolomeo, uno dei soci fondatori e oggi presidente di Avanzi.

Un punto di incontro tra ricerca e impresa

 

Che cosa vi proponevate in concreto?

avanzi.orgIl valore aggiunto che volevamo portare, aspetto nuovo in Italia, era quello di fare da piattaforma d’incontro fra le innumerevoli ricerche universitarie, che spesso rimangono senza applicazione pratica, e il mondo del fare che viceversa spesso ripropone gli stessi pattern, gli stessi modelli. Eravamo convinti che la pratica andasse innovata con la ricerca teorica, allora si era molto indietro perché l’Italia investiva poco nella ricerca applicata.

Qual è stato il vostro primo sbocco?

Due progetti piuttosto importanti con la Commissione Europea. Uno era The sustainable house sulla casa del futuro da lì al 2020, ovvero la sostenibilità nella vita domestica (si era nel ’98 e il 2020 non sembrava così vicino). L’altro verteva su “Servizi e coefficienti” che favorissero la dematerializzazione.

Ovvero?

Le cose più strane: per esempio avevamo trovato i produttori d’olii industriali che davano in comodato d’uso l’olio industriale, significa che affittano l’olio e poi si occupano anche della dismissione e di tutti i servizi collegati alla gestione, così come avviene con le fotocopiatrici date in affitto e gestite dalla società che le prende a nolo: un sistema che responsabilizza il produttore in tutte le fasi di vita del prodotto.

Il secondo elemento distintivo della nostra attività è stato quello di occuparci di cose molto diverse l’una dall’altra, di frequentare mondi distanti tra loro e di avvicinarci ai problemi servendoci di esperienze molto differenti, come le sono le formazioni. Abbiamo aggregato un ambiente multidisciplinare proprio perché crediamo che l’individuazione della pratica, per arrivare a un mondo più sostenibile, non debba partire da un approccio disciplinare, ma collegare attori con esperienze differenti.

makeacube.com

Assistenza, supporto e incubazione

 

Nel vostro sito vi presentate come: think tank, incubatore e habitat, di cosa vi occupate di fatto?

SIC MilanoFacciamo quattro cose: consulenza e assistenza ad aziende, enti pubblici e associazioni no profit sui temi della responsabilità e della sostenibilità, attività d’incubazione sociale con “Make a cube” che è una nostra società, il primo incubatore italiano dedicato a start up ad alto valore ambientale e sociale, e quello che noi chiamiamo “Habitat”, il nostro distretto, dove convivono realtà diverse, con le quali abbiamo uno scambio molto fertile e continuo.

Oltre a noi ci sono 14 microrganizzazioni che ospitiamo nella nostra sede, come il Forum per la finanza sostenibile, sono persone, storie e imprese coerenti con il progetto generale di Avanzi. Lo spazio è gestito da noi: ovvero condividiamo le spese e le professionalità.

La prossimità fa molto, diciamo che c’è un allineamento valoriale: con diverse organizzazioni facciamo progetti simili in cui si possono integrare le professionalità.

Grazie ad “Habitat Qui” offriamo al cliente un servizio molto più completo e articolato di quello che potrebbe fare ciascuno di noi da solo.

Un esempio di start up che accompagnate?

Una persona viene da noi con un’idea: la valutiamo sia sotto il profilo economico e che rispetto a quello sociale, oltre alla capacità imprenditoriale delle persone che vengono qui. Se il riscontro è positivo si parte. C’è una fase di discussione sul supporto che potremmo dare noi in termini economici e poi comincia l’affiancamento che vogliamo sia breve. In pochi mesi devono essere in grado di andare sul mercato, poi magari si aprirà una fase di decelerazione successiva, ma è inutile stare in un limbo per anni.

Come trovare i finanziamenti per partire

 

È necessario avere un forte capitale iniziale?

Ci occupiano spesso di persone che vogliono fare impresa e che hanno un’idea di start up da costituire con un capitale minimo, noi cerchiamo la forma più adeguata per trovare il resto. La cifra che serve può essere reperita sul mercato finanziario cercando di lavorare in più direzioni sia attraverso bandi regionali, che nazionali ed europei.

L’aspetto economico finanziario è uno dei principali, ma non necessariamente il più importante. Bisogna lavorare sulle capacità e sulle ambizioni che queste persone hanno di fare effettivamente impresa. Una volta che sono stati sistemati questi tasselli si può quantificare quanti soldi bisogna mettere sul piatto.

Rispetto alla questione denari a volte noi ci prendiamo dei rischi e siamo disponibili ad accompagnare le start up anche a fronte di un pagamento differito se le persone che aiutiamo non hanno la possibilità di pagare questo servizio, in parte o totalmente. Ovvero prevediamo anche un success fee, un pagamento a risultato raggiunto.

Mi fa un esempio di start up che ha avuto successo?

Logo VigeoQuesto non è possibile perché abbiamo appena iniziato, ma tenga presente che Avanzi ha creato in Italia la prima società che si occupa di rating business sociale, ovvero che si occupa di raccogliere i connotati ambientali e sociali delle società e fare rating. L’abbiamo ceduta al gruppo francese Vigeo e anche in un momento difficile come questo ha una sua credibilità.

E per quanto riguarda l’azione da think tank nei confronti di gestori pubblici e privati?

Noi abbiamo sempre fatto attività di ricerca sia in ambito pubblico che privato su nuove forme di governance, sui sistemi pubblici e privati per far partecipare i cittadini alle decisioni.

Per esempio ora ci stiamo concentrando su Retenergie, una cooperativa che produce energia elettrica rinnovabile grazie ad impianti finanziati dai soci e che vorrebbe rivenderla ai propri soci. Stiamo lavorando da tempo sul sistema delle rinnovabili sia rispetto al contesto europeo, che analizzando il sistema  normativo italiano.

Con il Conto Energia attuale non è facile fare quello che vorrebbe la coop di Retenergie, così noi ci stiamo attivando per vedere se è possibile ottenere delle modifiche. E questo significa fare qualcosa che non finisce in un cassetto ma mira a cambiare il modo di fare le cose. Proprio come succede in altri Paesi.

avanzi.org

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