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Claudio Tomella: i cibi giusti per avere un cervello in forma

Il segreto per una mente sempre lucida? Vita poco stressante, dieta a base di frutta e verdura con pochi zuccheri e carboidrati. Senza dimenticare l'attività fisica

Francesca Tozzi
7 giugno 2011

Claudio Tomella, specialista medicina anti-agingQual è il segreto degli ultracentenari di Okinawa? E cosa c’è dietro la straordinaria lucidità ed energia di “grandi vecchie” come Margherita Hack e Rita Levi Montalcini? La predisposizione, certo, ma noi non possiamo fare nulla per arrivare alla loro età con il cervello in forma come loro? La risposta è sì. Possiamo. Ne è un convinto sostenitore  Claudio Tomella, medico, omeopata, specialista in scienza dell’alimentazione, nutrizione e medicina anti-aging. Lo abbiamo incontrato in occasione di un incontro sul tema, organizzato da “Sapere. Il Sapore del Sapere”, nell’ambito di Milano Food Week, settimana dedicata al gusto e all’alimentazione che si è svolta nel capoluogo lombardo dal 7 al 15 maggio 2011. Tomella è inoltre Presidente di Olosmedica (associazione scientifica internazionale di medicina tradizionale, complementare e scienze affini) e membro del Regenera Research Group, un importante gruppo che fa ricerca a livello internazionale nell’ambito della medicina predittiva. Predire significa, però, anche prevenire, nel momento in cui il rischio dell’individuo di ammalarsi, in qualche modo iscritto nei suoi geni, viene fatto interagire con il contesto ambientale: non il suo DNA, quindi, ma la sua espressione condizionata dallo stile di vita e soprattutto dall’alimentazione, determinerà l’invecchiamento delle cellule del suo corpo. E quindi anche del suo cervello.

 

Brain, album di dierk schaefer/flickrPerché è così importante fin da giovani preoccuparsi di rallentare l’invecchiamento cerebrale?

Perché è sempre più un fenomeno sociale oltre che patologico: la popolazione aumenta e soprattutto quella più anziana. Di conseguenza assistiamo a un incremento notevole delle patologie cronico degenerative, il che è naturale. Il problema è che quelle neurodegenerative crescono molto più velocemente delle altre. In Italia sono stati diagnosticati 600 mila casi di Alzheimer e potrebbero triplicare entro il 2050. La cura di questa malattia che incide sempre di più sia sulla spesa sanitaria, sia sulla qualità della vita dei pazienti e dei loro congiunti, è ancora solo sintomatica perché le cause sono ancora un mistero. Di certo c’è solo che da malattia rara è destinata a diventare comune e sempre più diffusa. Alla base c’è un’infiammazione cronica che provoca l’azione di due proteine anomale nel cervello, la stessa azione che lo porta ad invecchiare, ma in modo molto più veloce.

 

Giorgione, ritratto di vecchia, 1506 circa - "Col tempo"Che strategie possiamo mettere in atto per interferire con questo invecchiamento cerebrale?

L’invecchiamento dipende da fattori genetici, biologici e ambientali. La prima strategia consiste nel contrastare lo stress ossidativo del cervello. Non ci dimentichiamo che è l’organo che invecchia di più perché composto da acidi grassi polinsaturi, facilmente ossidanti; inoltre riceve un terzo dell’ossigeno che respiriamo, con relativa attivazione dei radicali liberi, e ha una scarsa capacità di difesa antiossidante.

 

Come si può incrementarla?

Per esempio con una dieta giusta. Ci sono degli alimenti che contengono naturalmente sostanze protettive. Penso in particolare ai frutti di bosco e sottobosco, ai polifenoli dei lamponi e agli antocianosidi dei mirtilli e delle more, protettori dei capillari; sono frutti che rafforzano il microcircolo cerebrale con effetti stabilizzanti e antiossidanti. Sembra che il segreto dei centenari della  Siberia fosse nascosto nel loro ingente consumo proprio di frutti di bosco. Poi è necessario mantenere sotto controllo la glicemia e i livelli di insulina, il che significa non solo monitorarsi ma anche ridurre gli zuccheri nella dieta e aumentare le fibre. L’infiammazione si combatte anche con gli Omega 3, che devono essere assunti in un corretto rapporto con gli Omega 6, attraverso gli alimenti che ne sono più ricchi come il pesce e le noci. Infine, nella prevenzione della demenza senile, è importante tenere d’occhio i valori della omocisteina i cui livelli vengono ridotti con l’assunzione di acido folico e vitamine B6 e B12; è bene quindi consumare molta verdura fresca cruda e frutti verdi come il kiwi.

Raccolta di lamponi, album di Greencolander/flickr

 

Ci sono dei nuovi risultati nell’ambito della ricerca su questo tema?

Abbiamo sperimentato il meccanismo dello stress ossidativo su alcune cellule, portandole da una temperatura di 37 gradi a 41: abbiamo visto che per reazione genetica, se sottoposte a un lieve stress, le cellule tendevano a sopravvivere di più. Uno stress positivo, quindi. Ci siamo chiesti come attivare in modo indiretto questa reazione. Ci sono delle sostanze capaci di attivare geni vitageni e di contrastare l’infiammazione, per esempio la curcumina contenuta nella curcuma, il tè verde e l’omotaurina, che si trova naturalmente in alcune alghe rosse dei mari canadesi ma che in Italia per il momento è disponibile solo sotto forma di integratore alimentare. Lo stesso tipo di stress positivo è innescato anche dall’attività fisica, e non ci dimentichiamo che, oltre ai muscoli, anche il cervello va tenuto costantemente in allenamento.

 

Kombu, album di atlai/flickrMa le alghe si possono mangiare?

Certe varietà sì. Rappresentano circa il 30 percento, ad esempio, della dieta degli abitanti di Okinawa. E non è un caso che gli abitanti di questa zona siano il popolo più longevo del Pianeta – in particolare le donne vivono in media più di 84 anni, contro gli 83 del resto del Giappone e i 79 degli Usa – e che fra loro i livelli di demenza siano decisamente inferiori non solo a quelli registrati negli Stati Uniti ma anche a quelli dello stesso Giappone. Gli abitanti dell’arcipelago  centrale giapponese conducono una vita tranquilla e poco stressante, pescano e ballano fino a tarda età e non mangiano molto. La loro dieta è costituita principalmente dal pesce locale, dalla frutta e dalla verdura, dalla soia e dai suoi derivati e dall’alga kombu. Anche noi italiani non siamo messi male, ma a livello di dieta dovremmo stare attenti alle dosi di carboidrati e proteine, arricchendole con le giuste integrazioni naturali.

 

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