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Claudio Strinati: il nuovo Rinascimento sarà nei Paesi emergenti

Qual è lo stato di salute dell'arte in Italia e all'estero? Il critico e storico dell'arte romano è convinto che il futuro anche questo campo sarà dei nuovi Paesi emergenti, Cina e India in testa. Perchè hanno capito una cosa fondamentale: investire in cultura è il solo modo di aiutare lo sviluppo e la crescita. Non solo dell'economia. Ma anche delle persone

Lia del Fabro
21 aprile 2011

Claudio Strinati, critico e storico dell'arteRomano, classe 1948, Strinati è un grande conoscitore  della storia dell’arte, soprattutto di quella compresa tra il Rinascimento e l’epoca neoclassica. Nella sua lunga carriera ha ideato e allestito molte mostre, sia nel nostro Paese che all’estero, ottenendo un grandissimo successo di pubblico. Per undici anni, fino al luglio del 2009 è stato Soprintendente per il Polo museale romano. Lo abbiamo incontrato per capire qual è lo stato di salute dell’arte in Italia e nel mondo.

Che cosa l’ha spinta verso una carriera di storico dell’arte?

L’idea che nell’arte ci fosse la risposta a quello che volevo effettivamente sapere e capire: la conoscenza dei meccanismi che regolano i comportamenti degli esseri umani e la distinzione tra le idee di fondo dell’esistenza: il bene, il male, la giustizia e l’ingiustizia, la verità e la bugia. Sembrerà retorica, ma pensavo che nell’arte fossero contenuti i principi fondamentali dell’esistenza. Lo penso ancora, anche se non li ho mai capiti.

E quali sono stati i suoi valori di riferimento?

Fondamentalmente quelli filosofici, soprattutto gli insegnamenti contenuti nel pensiero di Hegel che studiai con somma passione all’Università e poi per il resto della vita.

Friedrich Hegel, mit Studenten Lithographie - F. Kugler/Wikimedia Commons

Ogni settimana cura, sul Venerdì di Repubblica, una rubrica di musica molto seguita. Questa sua altra grande passione non è mai stata un’alternativa?

Sapevo sin da giovane che la musica non l’avrei potuta fare a livello professionale. Ancora oggi le dedico molto tempo, ma non ho mai pensato di avere il talento necessario a un vero musicista. Così come amo tanto la letteratura e la filosofia, ma non pretendo di essere né letterato, né filosofo. So di avere invece attitudine per la critica e quello che pretendo da me stesso è di essere una persona che si è formata nella storia dell’arte e che ha una predilezione particolare per la saggistica.

Resurrection by Piero della Francesca, album di jwyg/flickr

Lei è un grande esperto dell’arte del Rinascimento italiano. Dopo un periodo storico buio, come quello che stiamo vivendo, si può ipotizzare un nuovo rinascimento per l’arte e la cultura italiane?

Non sono convinto che stiamo vivendo un periodo buio, non sono negativo. Questa è una fase del tutto logica rispetto alla storia e all’evoluzione del nostro Paese. Siamo piuttosto in un momento di grande trasformazione. Ma non credo sia possibile un nuovo Rinascimento per l’Italia. Ci sono sempre alcuni grandi intellettuali, ricercatori ed artisti che però vanno, per così dire, a fecondare altre tradizioni.

Si riferisce al problema della cosiddetta “fuga dei cervelli”?

Il problema della fuga dei cervelli non è né marginale né casuale.

Shanghai China, album di archer10 (Dennis)/flickr

La cultura e l’economia di questo Paese hanno difficoltà a dare sistematicità alle nostre intelligenze che quindi oggi si trasferiscono negli Stati Uniti, e che poi andranno sempre più verso la Cina, l’India, forse il Giappone o ancora verso nuove realtà dell’Africa e probabilmente dell’America Latina.

La causa di questo?

Esiste un motivo linguistico. Qualsiasi forma di “rinascimento” è possibile solo se la lingua in cui si parla è conosciuta e conoscibile in un mondo vasto e per la lingua italiana non è possibile immaginare un’espansione. Non è un fatto politico, è l’evoluzione generale della storia.

C’è un Paese, una cultura che ha oggi maggiori potenzialità per diventare un riferimento di rinascita culturale?

La Cina sicuramente, forse non in tempi brevi, e se riuscirà a risolvere del tutto i problemi dei diritti civili e politici. Perché i cinesi hanno capito benissimo, dopo aver attraversato un periodo di mortificazione proprio di quei valori, che l’educazione all’arte e alla cultura è il futuro. Attraverso la cinematografia, l’uso progressista degli strumenti tecnologici si svilupperà il nuovo rinascimento del mondo.

MAXXI di Rome, album di _Pek/flickrPer molti anni lei è stato il soprintendente del Polo museale di Roma. Come giudica la gestione del patrimonio museale e culturale romano?

Voglio subito fare due esempi positivi. A Roma abbiamo due tra le più grandi realtà culturali dell’Italia,l’Auditorium e il Maxxi che è appena nato ma che è già molto promettente. Ciò significa che la capitale è una forte generatrice di cultura e che resta uno dei grandi baluardi culturali del nostro Paese.  E anche la protezione del patrimonio artistico in città è stata ed è tutto sommato soddisfacente.

Allora si potrebbe partire da questi esempi positivi per un nostro rilancio nel mondo?

L’Italia non ha più la potenza e la forza di trasformare le proprie eccellenze in un sistema, come lo era nel Rinascimento. Quello che invece continua a esserci nel nostro Paese è l’affermazione di personalità e casi di avanguardia culturale rispetto al resto del mondo: la gestione dell’Auditorium Parco della Musica rappresenta una lezione per tutto il mondo.

 

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