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Cindy Baxter: «Il negazionismo climatico delle lobby del petrolio»

L'attivista di Greenpeace e relatrice del documento "exxonsecrets" spiega come le lobby del petrolio finanzino chi minimizza gli allarmi sul riscaldamento climatico

Daniele Pernigotti
3 febbraio 2016

Le lobby del petrolio da anni alimentano le teorie sul negazionismo climatico,foto di: Mikael Miettinen/FlickrDecarbonizzazione, uscita dall’era dei combustibili fossili, economia a basso contenuto di carbonio. Tanti modi per dire la stessa cosa: l’energia cambia colore e il nero delle fonti fossili è destinato a essere sostituito dal verde delle rinnovabili.

Un’uscita di scena che non tutti sono convinti avverrà senza resistenze. Del resto, l’industria del petrolio è stata caratterizzata fino a oggi da un’attività di lobby finalizzata perfino a mettere in dubbio l’esistenza stessa del cambiamento climatico.

Ne abbiamo parlato con Cindy Baxter, attivista di Greenpeace e co-autore di www.exxonsecrets.org, sito in cui è descritta l’estesa rete di negazionismo climatico alimentata dalla linfa economica di Exxon.

Da dove cominciamo Cindy?

Difficile trovare il bandolo della matassa. Nel tempo è stato sviluppato un intreccio complesso, che ha visto il coinvolgimento di molti soggetti e organizzazioni. Praticamente impossibile costruire un percorso lineare o cercare di descrivere tutti i legami. Per questo nel nostro sito abbiamo creato una specie di gioco. È possibile scegliere nella nostra banca dati delle persone o organizzazioni specifiche e vedere come queste sono collegate tra loro. Oppure la rete di soggetti che gravitano attorno ad una determinata figura.

Ad esempio Philip Cooney

Si. Cooney è un personaggio importante di questa storia. Insieme a Lee R. Raymond (CEO della Exxon) faceva parte dell’American Petroleum Institute. Poi con l’amministrazione Bush è andato a guidare il CEQ, Council on Environmental Quality, della Casa Bianca. Attraverso il lavoro delle ONG è poi emerso che Cooney “alleggeriva” i rapporti scientifici sul cambiamento climatico della Casa Bianca. Bush è stato così costretto a licenziarlo e dopo un po’ Cooney è andato a lavorare in Exxon. Ma questo è solo il caso più noto.

Qualche altro nome chiave?

Richard Lyndzen, ad esempio. Forse lo scienziato negazionista più famoso, grazie alla sua partecipazione alla realizzazione del secondo rapporto IPCC, nel 1995. Ha svolto attività di negazionismo climatico collaborando con diversi organizzazioni, tra cui il Cato Institute, l’Heartland Institute e il George C. Marshall Institute. Tutti enti ampiamente finanziati nel tempo dalla Exxon.

Ma quanti sono i soldi in gioco?

Un fiume. Dal 1998 al 2014 solo questi tre istituti hanno ricevuto più di un milione e mezzo di dollari ma, se consideriamo il finanziamento di tutta la galassia di organizzazioni negazioniste del clima, il supporto da parte dell’Exxon arriva nello stesso periodo a quasi 31 milioni di dollari. I dettagli differenziati per singolo istituto sono disponibili nell’home page del nostro sito.

Difficile pensare quindi che la Exxon avesse dei dubbi reali sul cambiamento climatico.

La Exxon è stata una delle prime organizzazioni a commissionare degli studi sul cambiamento climatico, già negli anni ’70. Il problema è che, una volta comprese le reali dimensioni del problema, ha riposto i suoi studi nel cassetto e ha invece avviato la sua campagna negazionista.

Proprio per queste menzogne adesso Exxon è sotto indagine a New York.

Siamo ancora in una fase iniziale ed è possibile che l’indagine andrà avanti per molti anni, visto le disponibilità economiche della compagnia e lo stuolo di avvocati a sua disposizione. È però interessante notare come alla compagnia petrolifera non sia contestato solo di aver mentito al pubblico, ma anche la mancanza di trasparenza verso i propri stessi azionisti.

Questa indagine può minare il supporto della Exxon al negazionismo climatico?

Difficile dirsi nel medio-lungo periodo, ma per il momento si nota quantomeno un alleggerimento. Credo che il vero problema per la compagnia sia il grosso danno d’immagine avuto a livello interno, essendo addirittura arrivati a mentire ai propri azionisti. Ora è sicuramente più difficile per loro proseguire nella stessa direzione mantenuta in passato, continuando a supportare il negazionismo climatico.

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