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Chiara Bisconti: più sport, nuove tecnologie, e scuole aperte. Le mie idee per Milano

Restituire gli spazi della città ai suoi abitanti, potenziare tutte le attività sportive migliorando gli impianti e realizzando percorsi di jogging. Ecco il programma del nuovo assessore, ex manager, per migliorare la qualità della vita a Milano

Ilaria Lucchetti
4 agosto 2011

yoga VerdEstate tempi telelavoro sport spazi pubblici Scuole Aperte parchi nuove tecnologie manager jogging ginnastica dolce figli equilibrio effetti wi fi educazione creatività correre condivisione comunicazione Chiara Bisconti buon governo altruismo aiuto alle donneNuovo assessore al Benessere, Qualità della vita, Sport e Tempo Libero della giunta Pisapia, Chiara Bisconti è una manager con tre figli che ha sempre avuto a cuore il tema delle pari opportunità e l’applicazione di politiche di genere che permettano di aiutare le donne nell’affrontare il loro doppio ruolo al lavoro e in famiglia. Ora la aspettano impegni importanti in una città dove la qualità della vita è ai livelli più bassi d’Europa. L’abbiamo incontrata per capire quali sono i suoi progetti e le sue idee per innovare la capitale lombarda in settori di grande importanza per tutti i cittadini.

Lo scorso 14 luglio ha preso il via VerdEstate, manifestazione che prevede anche l’apertura serale dei parchi milanesi tutti i giovedì sera (fino al 23 settembre) con eventi culturali, concerti e corsi di Yoga e Tai-Chi. Un primo bilancio?

Molto positivo: è un crescendo di persone che partecipano sia come pubblico sia come animatori. Ed è proprio questo il “cuore” della sperimentazione che avevamo in mente. Al di là della logica dei Grandi Eventi, questa è la strada giusta per consentire ai cittadini di riappropriarsi degli spazi della città. Con il piacere di uscire dopo cena e fare quattro passi in un parco, dove poter trovare concerti, letture, spettacoli di cabaret che rendano gradevole la serata. Abitudine culturale già molto diffusa all’estero e in centri più piccoli, ma che a Milano mancava. Stiamo addirittura ragionando sulla possibilità di ripetere l’esperienza anche prima della prossima estate, magari già durante le vacanze di Natale con VerdInverno. Gli orari e le modalità sarebbero diversi per ovvie ragioni climatiche, ma si potrebbe pensare a sport invernali come il pattinaggio su ghiaccio nei parchi.

Giovedì nei parchiPiù in generale cosa vorrebbe realizzare o migliorare  nell’offerta Sport e Tempo Libero a Milano, anche in termini di benessere?

Strettamente legata all’idea di benessere, di cui VerdEstate rappresenta il primo esperimento, è l’idea che una città possa e debba mettere i propri spazi pubblici, in maniera versatile e intelligente, a disposizione dei cittadini. Per praticare sport di base nell’ottica dello star bene. Un caso concreto? Penso all’alto numero di persone che fanno jogging. Bene, Milano potrebbe attrezzarsi – e stiamo studiando come – per diventare una sorta di palestra all’aperto. Con dei tracciati appositi e ben definiti e dei punti di appoggio dedicati lungo i percorsi, ad esempio con la presenza di docce. Poi stiamo lavorando sugli impianti sportivi cittadini tutti in condizioni diverse. Ci sono quelli aperti e fruibili, altri invece che necessitano di interventi importanti di ripristino e modernizzazione. A fronte di uno scenario in cui non ci sono grandi disponibilità di fondi, valuteremo con il Coni e i diversi soggetti coinvolti la soluzione migliore per ogni singolo impianto. E lo strumento saranno le concessioni che, ci tengo a sottolineare, non sono privatizzazioni di impianti comunali ma collaborazioni tra Comune e soggetti privati. Fondamentale sarà anche il rapporto, che intendo rafforzare, con le Zone e con le singole commissioni Sport dei quartieri.

Image by © Michael Patrick O'Leary/CorbisSempre in tema di benessere. Cosa significa per lei questo concetto?

Il mio benessere è legato a un pre-requisito, ossia al corretto equilibrio, nella gestione dei tempi, delle componenti fondamentali della mia vita. Ogni componente – il lavoro, la mia famiglia ovvero i miei tre figli e mio marito, me stessa – deve avere il giusto riconoscimento e trovarsi in equilibrio con le altre. Questo per me è il cuore di tutto. È quasi una disciplina quotidiana. E se, come a volte capita, una delle parti travalica le altre metto in atto dei meccanismi di compensazione. Se una sera non ceno con i miei figli per impegni professionali, la mattina dopo faccio in modo di stare due ore con loro per recuperare. Questo è il centro del mio benessere individuale. E lo so perché quando ho vissuto degli squilibri nella gestione dei miei tempi, sono stata profondamente male, ho avuto dei momenti di crisi.

Pensa che riuscirà a dare questo valore aggiunto alla vita dei milanesi?

Credo che lo stesso meccanismo si possa applicare a Milano dove in molti vivono questa difficoltà nella gestione della loro vita. Oggi la tecnologia permette molto, per esempio continuare a svolgere il proprio lavoro anche fuori ufficio. Ci si può avvantaggiare da un utilizzo intelligente degli strumenti tecnologici. A questo però deve seguire parallelamente anche una versatilità degli spazi. Penso a un genitore che va a prendere il figlio a scuola alle quattro per portarlo al corso di nuoto. Se in piscina trovasse un’area Wi-Fi dove connettersi e continuare a lavorare, piuttosto che un locale attrezzato come bar e idoneo a fissare un appuntamento di lavoro e magari anche una serie di corsi per il proprio benessere fisico, riuscirebbe a coniugare tutto meglio. E di strutture che potrebbero prestarsi ce ne sono, mi viene in mente ad esempio la piscina Cozzi. Un’altra idea potrebbero essere le Scuole Aperte. Anche qui, se gli orari fossero più elastici si potrebbero creare momenti di svago, per lo sport, di sostegno ai compiti per i bambini e per molteplici attività ricreative. In questo modo i genitori non si dovrebbero scapicollare per arrivare puntuali all’orario del ritiro dei figli. Alcuni istituti già lo fanno contando sulla turnazione del personale e su altre strategie. Sono fiduciosa, quindi, la mia esperienza in grandi aziende mi ha dimostrato che se si vuole innovare si riesce, non è facile ma è possibile.

Crediti: Tobbe/CorbisA proposito della sua carriera da top manager, come gestisce e ha gestito i suoi tempi?

Sono partita da un dato di fatto che vivevo sulla mia pelle, ovvero che la dilatazione dei tempi di lavoro in azienda è sbagliata, dannosa e poco produttiva. Oggi la maggior parte dei compiti è più qualitativa che manuale: mente e creatività necessitano di determinate condizioni che non si creano stando seduti per ore alle scrivanie o in sala riunioni. Anzi, lì la creatività crolla e le soluzioni ai problemi non si trovano più. E queste sono cose che ormai sanno tutti. Quindi, forte di questa consapevolezza che per me era evidente, ho iniziato a dare segnali ed essendo direttore del personale i cambiamenti che rivendicavo per me stessa sono stati poi integrati in azienda a beneficio generale. Non è stato facile e ci è voluto del tempo, oltre a un capo illuminato, ma partendo dalla proposta di abbreviare i tempi, di non indire più riunioni alle 17 nè gli incontri nel tardo pomeriggio, (per me che lavoravo part-time erano sempre off-limit) si sono visti i frutti. Come nel caso del telelavoro, considerato inizialmente con sospetto e poi chiesto indifferentemente da uomini e donne, soprattutto i pendolari che risparmiavano fino a tre ore di tragitto al giorno. Ore che, e qui sta il punto che ha convinto l’azienda della bontà dell’iniziativa, venivano reinvestite in lavoro, cioè in produttività. Adesso in tanti stanno cominciando a ragionare sulla delocalizzazione degli uffici, sull’appoggiarsi a una sede soltanto in casi di riunioni o incontri dove sia indispensabile una presenza fisica. Insomma, qualcosa comincia a muoversi e a cambiare.

Data la collaborazione interassessoriale, troverà spazi per influenzare positivamente la Giunta in termini di conciliazione?

Lo spero e sono fiduciosa per una serie di ragioni. La prima è che il motivo per cui sono stata chiamata a fare parte della giunta è legato al fatto che in Nestlè, dove lavoravo, sono riuscita a realizzare una serie di cose e quindi l’idea è di provare a riproporle ai cittadini. La seconda è la formazione stessa della giunta, formata da sei donne e da molti giovani che per caratteristiche generazionali hanno sia molta attenzione alla gestione dei tempi che una capacità innata a intersecare lavoro e vita grazie all’utilizzo delle tecnologie di cui parlavamo prima. Questo binomio donne e giovani mi fa ben sperare, mi auguro che sia da modello.

Qual è il valore principale che ha cercato di trasmettere ai suoi figli?

Sicuramente la libertà. Di pensiero e di affermarsi per quello che sono e saranno a prescindere dai condizionamenti che incontreranno sulla loro strada.

E ha qualche suggerimento da dare ad altri genitori?

Credo che sarebbe utile un maggior confronto tra tutti noi genitori, per trovare la chiave del compromesso tra le necessarie scelte quotidiane di padri e madri e il rispetto delle libertà individuali dei figli, una libertà che per me è imprescindibile.

Parco Sempione, album di letizia.barbi/flickr

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