Wise Society : Carlin Petrini: «Nessun futuro alimentare se non difenderemo la biodiversità»
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Carlin Petrini: «Nessun futuro alimentare se non difenderemo la biodiversità»

Il presidente di Slow Food International guarda ad Expo 2015 e con don Ciotti ed Ermanno Olmi lancia un appello per non snaturare l'anima dell'evento

Mariella Caruso
30 ottobre 2014

Slow FoodPartito da una piccola osteria di Bra dove nel 1986 nasceva Arcigola, un’associazione per contrastare l’invadenza dello junk food, fino a diventare il leader di un movimento radicato nei quattro angoli della terra. È la parabola di Carlo (da tutti conosciuto come Carlin) Petrini, il fondatore di Arcigola prima e di Slow Food poi, oggi presidente di Slow Food International, ormai riconosciuto a livello globale come un guru della sostenibilità alimentare e in prima linea nella lotta contro la diffusione degli Ogm e per il diritto di tutti i contadini del mondo a una giusta retribuzione per la loro produzione. Wisesociety.it ha incontrato Carlin Petrini alla decima edizione del “Salone del Gusto e Terra madre”, evento biennale che ha riunito a Torino oltre 1000 espositori, produttori dei Presìdi e delle Comunità del cibo provenienti da più di 100 Paesi.

Slow Food e il Salone del Gusto con esso, strada facendo, ha via via cambiato la sua anima fino a diventare un tutt’uno con le comunità del cibo di Terra Madre e un simbolo del cambiamento. Lei non si stanca mai di ricordare il cibo deve essere “buono, pulito e giusto”…

Questa è la particolarità di un movimento che si è radicato nel mondo e che grazie alla collaborazione e alla partecipazione di migliaia di comunità ha preso una sua forma distintiva che è diventata una presenza costante nelle campagne, tra i pescatori e tra i pastori nomadi ed è garanzia di tutela di queste comunità e, in particolar modo della biodiversità del pianeta.

La difesa della bioversità è uno dei mantra di Slow Food nonché una delle due battaglie anche personali…

Assolutamente. Non potrebbe essere altrimenti perché è la salvaguardia del pianeta. Non esisterà futuro alimentare se non difenderemo con tenacia la biodiversità».

Va da sé che occorre ritrovare la consapevolezza della terra che ci nutre. Questo dovrebbe essere anche la vocazione principale di Expo 2015 dal titolo “Nutrire il pianeta – Energia per la vita”. Non è che c’è il rischio di allontanarsene?

Carlo Petrini e don Luigi CiottiSpero che in questi ultimi mesi di avvicinamento a Expo 2015 ci si possa mettere in cammino per ritrovare la vera essenza del motivo per cui ha vinto questa opportunità: cioè il dovere di ragionare e discutere sulle cose che non funzionano di questo sistema alimentare e fare in modo che l’intera comunità internazionale riunita a Milano diventi soggetto attivo per il cambiamento.

È questo l’obiettivo dell’appello rivolto con una lettera aperta da lei, don Ciotti ed Ermanno Olmi affinché l’Expo non diventi un’esposizione senz’anima?

Un appello che speriamo venga raccolto affinché possa alimentare il dibattito e l’Expo diventi realmente un’opportunità per il sistema Paese.

Chi dovrebbe alimentare questo dibattito?

Tutti senza distinzione, dai contadini alla gente comune fino alle istituzioni, dovrebbero essere interpreti del cambiamento necessario nel nome del bene comune che è la tutela della biodiversità e, quindi, del nostro pianeta.

Come si fa a cambiare a cambiare i paradigmi sul cibo, sull’alimentazione e sull’agricoltura?

“Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile”. Non sono parole mie, le ha pronunciate Francesco d’Assisi nel 1297 ed è così che tutti dovremmo fare.

Grammenos Mastrojeni, coordinatore delle questioni ambientali e della cooperazione decentrata del ministero degli Affari esteri, in questi giorni ha detto che è complicato convincere un fazendero dell’Amazzonia a non disboscare perché da questo dipende la sua sopravvivenza…

Infatti si dovrebbe fare in modo che le risorse agricole consentano a questo contadino di vivere. Fino a quando si pagherà poco il cibo sarà la disperazione a portare questi contadini a disboscare.

Però oggi si devono fare i conti con fenomeni come il “land grabbing” e l’“ocean grabbing” che, a dire il vero, non sono ancora conosciuti come dovrebbero da parte della gente comune.

Un fenomeno che ancora non è così vasto in Amazzonia, ma è una piaga in Africa. “Land grabbing” si traduce in accaparramento della terra e “ocean grabbing” in accaparramento degli oceani. Però è vero: la consapevolezza è ancora troppo poca.

Arca del GustoSlow Food aderisce al “Protocollo di Milano sull’alimentazione e la nutrizione” proposto dal Forum Internazionale del Barilla Center for Food & Nutrition che sarà presentato in occasione dell’Expo2015

Stiamo aderendo perché è in evoluzione ed è importante che le caratteristiche distintive per il quale è nato (un movimento della società civile per incoraggiare i leader politici ad affrontare le sfide dell’alimentazione, ndr) possano continuare a essere alimentate.

Il dibattito sulla sostenibilità, però, è molto controverso. Oliviero Toscani ha detto che la sostenibilità è roba da ricchi, da gente con la erre moscia…

Le provocazioni di Toscani vanno sempre decodificate».

Questa come va decodificata?

Dicendo che in parte può aver ragione perché in troppi parlano di sostenibilità e non la applicano.

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