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Carla Perrotti, la signora dei deserti

Ha cominciato a esplorare il mondo nel 1991 e non ha mai smesso, quasi seguisse un destino già tracciato. Il racconto di una donna unica, capace di camminare da sola per chilometri e chilometri nei luoghi più selvaggi della Terra. Dove "manca tutto, ma non c'è bisogno di nulla". E si è avvolti da un'atmosfera magica

di Anna Maria Catano
26 aprile 2010

Carla Perrotti, esploratrice

 

Una donna che ha fatto della passione per lo sport e i viaggi la sua professione dedicando tutta la vita all’esplorazione dei luoghi più selvaggi dei cinque continenti: dall’Amazzonia al Borneo, dalla Papua Nuova Guinea a numerose zone dell’Africa e dell’Asia.

Impossibile non citare tutte le sue imprese: nell’ottobre del 1991 attraversa da sola il deserto del Ténéré, in Niger. In nove giorni compie 450 km a piedi e a dorso di cammello, prima donna al mondo nella storia delle carovane a essere accettata nell’Azalai.

Nel 1994 attraversa da sola a piedi il Salar de Uyuni, in Bolivia, il più vasto bacino salato della terra, trascinando, lei così esilina, un carretto del peso di 130 chili, primo tentativo mondiale in assoluto.

Nell’aprile del 1996 in compagnia di un cacciatore boscimane percorre 350 nel Kalahari, in Botswana. È ancora la prima donna al mondo a compiere l’impresa: viaggia per 15 giorni in completa autonomia di acqua e cibo, nutrendosi solo con quanto offre il deserto.

Tra ottobre e novembre 1998 attraversa in solitaria il deserto del Taklimakan (Deserto della morte), in Cina; nell’ottobre del 2003 Carla porta a termine con successo la sua quinta avventura, l’attraversamento a piedi e in solitaria del Simpson Desert, in Australia.

 

Cover libro, Silenzi di sabbia ed. CorbaccioMa non è finita. Nell’aprile 2008 attraversa a piedi da sola parte del deserto dell’Akakus Tadrark in Libia, nell’ambito del progetto Peace for Africa, che vuole portare un messaggio di pace nel continente martoriato dalle guerre e nel novembre 2008 ritorna nell deserto bianco egiziano come guida di Fabio Pasinetti, maratoneta e non vedente.

Ha raccontato le sue imprese nei libri Deserti e Silenzi di sabbia (Corbaccio)

 

Come ha cominciato ad amare i deserti?

 

La mia storia con i deserti è cominciata nel 1991 quando prima donna al mondo sono stata accettata dai tuareg per attraversare il deserto del sale del Ténéré. Per nove giorni ho vissuto con 17 uomini e 200 cammelli. E da allora non sono più riuscita a smettere.

 

Un momento di difficoltà in tutti questi anni, un momento in cui ha detto “adesso abbandono tutto” non c’è mai stato?

 

Lo penso sempre all’inizio di ogni impresa. Continuo a ripetermi “ma io cosa ci faccio qui, chi me l’ha fatto fare?” Dopo i primi giorni però c’è l’adattamento al deserto e tutto diventa più facile. Ma di difficoltà ce ne sono molte, eccome.

 

Lei adesso propone la “desert therapy” itinerari nel deserto alla scoperta di se stessi. Il primo viaggio che consiglierebbe a chi desidera fare quest’esperienza?

 

Consiglio l’Egitto. È sicuro, è facilmente raggiungibile, ma soprattutto è bello. Si parte dall’oasi di Farafra e ci si addentra nel cuore del Deserto Bianco dove ci sono sculture calcaree di rara bellezza. Si arriva fino alla Montagna di Cristallo, il Grande Mare di Sabbia e all’oasi di Bahariya con le sue mummie dorate. Un viaggio che unisce paesaggi unici al mondo e la Desert Therapy, appunto, sedute giornaliere di yoga e meditazione. Un percorso di una sessantina di chilometri, che tutti possono affrontare senza bisogno di una preparazione atletica particolare. Inoltre per chi dovesse sentirsi troppo affaticato un carovana di dromedari al seguito del gruppo garantisce l’eventuale assistenza.

Carla Perrotti, esploratrice

Coccole nel deserto insomma. Ma cosa si prova in mezzo a un mare di roccia e di sabbia?

 

Ogni passo è terreno vergine, ogni passo è un respiro profondo. Nel Deserto manca tutto, eppure non c’è bisogno di nulla. Sono sufficienti i paesaggi silenziosi immersi nella sabbia e le emozioni che si susseguono, una dietro l’altra. Ed infine la magia del rito del tè alla fine di ogni tappa e dello yoga al tramonto.

 

Come ha cambiato la sua vita?

 

Il deserto ha cambiato tutto nella mia vita. È stata una netta svolta, ma è anche come se avessi seguito un percorso in qualche modo tracciato. Tutte le mie idee sono nate nel deserto. Le tre grandi religioni monoteiste sono nate nel deserto…

Carla Perrotti, esploratrice

Qual è il suo rapporto con l’infinito?

 

Difficile da spiegare. Sono sensazioni strane ma nel deserto io ho avvertito spesso una presenza. E come se qualcuno mi tenesse una mano sulla spalla. Nei momenti di grande difficoltà ho sempre sentito una mano sulla spalla, che in qualche modo mi aiutava e mi proteggeva.

 

Silenzi di sabbia: questo è il titolo del suo ultimo libro…

 

In Silenzi di sabbia c’è il racconto delle mie due ultime imprese in solitaria, cioè il deserto cinese e quello australiano.

 

Quale l’ha colpita di più?

 

Tutti e due. La Cina perché è stato l’itinerario più lungo che avessi mai fatto, 24 giorni in solitaria. Tra l’altro è un territorio che non era mai stato attraversato da un essere umano. L’Australia perché era l’ultimo ma è stato molto difficile sia climaticamente sia per il terreno.

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Una risposta a Carla Perrotti, la signora dei deserti

  1. Luana

    Straordinaria ….è già riduttivo nei riguardi di questa donna.

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