Wise Society : Camillo Ricordi: «Omega 3 e polifenoli per battere il diabete»
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Camillo Ricordi: «Omega 3 e polifenoli per battere il diabete»

Il medico italiano, direttore del Diabet research center di Miami, spiega come difendersi dalla malattia a partire da una alimentazione con meno calorie e corretti stili di vita

Fabio Di Todaro
1 giugno 2017

La musica nel cuore, il bisturi tra le mani. Camillo Ricordi avrebbe potuto dare seguito all’attività di editore musicale che la sua famiglia porta avanti da decenni. Ma invece ha deciso di dedicare la propria vita alla medicina. Oggi dirige il centro trapianti di Miami ed è uno dei massimi esperti di diabete a livello mondiale. Come tale ha partecipato al quarto congresso internazionale sulle scienze della nutrizione, svoltosi a Milano, dove «Wise Society» ha avuto modo di incontrarlo. Il suo è un osservatorio interessante. Lavora negli Stati Uniti, dove i tassi di sovrappeso e obesità infantile fanno più paura che in Italia. Ma ha ben sottomano la realtà nazionale.

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Secondo il professor Ricordi il numero dei malati di diabete nel mondo supera i 400 milioni

Secondo il recente rapporto dell’International Diabetes Federation, il diabete causa 73 morti al giorno in Italia, quasi 750 in Europa e i casi continuano ad aumentare anche tra i giovani. A cosa è dovuto questo incremento?
«A livello mondiale abbiamo superato i 400 milioni di soggetti affetti da diabete e la cosa preoccupante è che il diabete di tipo 2 non insorge più soltanto negli adulti e negli anziani, ma anche nei bambini in associazione all’obesità. L’Italia è ai primi posti in Europa proprio per l’obesità infantile e questo non aiuta certo a prevenire questa patologia. Nel caso del diabete di tipo 2, infatti, un eccessivo aumento di peso può provocare delle disfunzioni metaboliche e stimolare un processo infiammatorio che risveglia il sistema immunitario. Ecco perché lo stile di vita, inteso come dieta equilibrata e attività fisica, è di fondamentale importanza per bloccare la progressione delle malattie cronico-degenerative come il diabete».
In che modo l’infiammazione è collegata all’insorgenza del diabete?
«Numerosi studi hanno fatto emergere come l’infiammazione sia coinvolta sia nella patogenesi del diabete di tipo 1 autoimmune che nel diabete di tipo 2. Quando andavo all’università, mi insegnavano che il diabete insorge come una sorta di attacco del sistema immunitario che impazzisce e non riconosce più le cellule che producono insulina come parte naturale del proprio organismo. Così le attacca, distruggendole. Ora sta emergendo che l’infiammazione precede e può essere alla base sia del diabete di tipo 2 e di quello di tipo 1 autoimmune. L’infiammazione è associata al rilascio di mediatori infiammatori nel sangue che provocano insulino-resistenza nel fegato e nei muscoli e, in definitiva, la disfunzione delle cellule beta del pancreas, con conseguente insorgenza della malattia.

Prima che questo avvenga, però, c’è una fase intermedia.
«Quella della sindrome metabolica: un grado crescente di insulino-resistenza nell’organismo, per cui il pancreas è costretto a produrre livelli sempre più alti di insulina per far fronte all’aumentata richiesta metabolica nel tentativo di impedire l’innalzarsi delle concentrazioni ematiche di glucosio, che divengono rapidamente tossiche. Nel momento in cui l’infiammazione si propaga alle cellule β del pancreas, la capacità di produrre insulina crolla e insorge il diabete».

La «Positive Nutrition» in che modo può influire sulla prevenzione del diabete?
«Molte persone hanno un atteggiamento di rassegnazione rispetto alle malattie, specie quando c’è una familiarità come può accadere anche nel diabete. In realtà il 95 per cento dei casi di diabete di tipo 1 insorgono in famiglie senza alcuna famigliarità. Certamente la genetica ha un ruolo importante nel determinare la predisposizione alle malattie ma l’epigenetica, cioè i vari fattori ambientali, possono essere più importanti e contribuire fino all’80% nella prevenzione delle malattie. Numerosi studi hanno dimostrato come una dieta equilibrata, con una moderata restrizione calorica e lo svolgimento di una regolare attività fisica, possano prevenire anche della metà dei casi di diabete di tipo 2».

Che ruolo svolgono omega 3 e polifenoli sia nella prevenzione sia nel trattamento del diabete?
«Queste due sostanze svolgono una potente azione anti-ossidante e anti-infiammatoria e

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Secondo il recente rapporto dell’International Diabetes Federation, il diabete causa 73 morti al giorno in Italia, quasi 750 in Europa e i casi continuano ad aumentare anche tra i giovani. Nella foto Victor/Flickr un test per il diabete

le ricerche sul loro importante ruolo nell’ambito della prevenzione di molte malattie stanno confermando le prime ipotesi. In alcuni casi pilota si è visto che usandoli in combinazione si riesce a rallentare e forse a bloccare sia la progressione del diabete di tipo 1 e forse anche la progressione di altri tipi di patologie autoimmuni come la colite ulcerosa».

Nei pazienti che già soffrono da tempo di diabete di tipo 2 una alimentazione adeguata può aiutarli a gestire meglio la malattia e a farla regredire?
«Nella cura del diabete si è dimostrato che una significativa restrizione calorica nella dieta può aiutare a normalizzare una glicemia elevata. Una dieta anti-infiammatoria può aiutare ad evitare la “tempesta nutrizionale perfetta” citata da Barry Sears e determinata dal progressivo aumento del consumo di omega 6, dalla diminuzione di omega 3, dalla diminuzione di polifenoli e antiossidanti e da un consumo eccessivo di cereali raffinati e di oli vegetali a basso costo».

Cosa evitare a tavola, invece, per ridurre i livelli di infiammazione?
«Per tenere a bada l’infiammazione, bisogna diminuire il consumo di carne rossa, cereali raffinati e oli vegetali raffinati come quello di semi di girasole ed aumentare l’uso di omega 3 contenuti per esempio nel pesce. Ma attenzione: se si mangia tanto pesce c’è il rischio di assumere anche alcuni metalli pesanti che contaminano questo prodotto. E poi bisogna scegliere carboidrati con basso indice glicemico preferendo, ad esempio, più pasta rispetto a riso, pane e patate facendo attenzione anche al modo in cui associamo tra loro gli alimenti».

Twitter @fabioditodaro

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