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Barbara Pozzo: «Ascoltare il nostro profondo per riconoscere le anime affini»

Debutto in libreria per la terapista della riabilitazione, moglie di Luciano Ligabue: «Voglio restituire quello che mi hanno dato i miei pazienti in trent'anni: uno di loro era il rocker di Correggio»

Mariella Caruso
23 settembre 2014

Copertina La vita che sei di Barbara PozzoHa già collezionato due ristampe in quindici giorni, La vita che sei – 24 meditazioni sulla gioia, il debutto letterario di Barbara Pozzo: «un titolo – spiega l’autrice – che è anche un suggerimento perché prima ancora di essere persone con una storia siamo anime ed è a quelle anime che mi rivolgo con le le mie parole». Un libro che riassume trent’anni di esperienza come terapista della riabilitazione specializzata in medicina manuale dell’autrice oggi “prestata” alla vita familiare come mamma di Linda, nove anni, e moglie di un’icona del rock italiano, Luciano Ligabue.

Come si fa a riassumere trent’anni di esperienza nelle poche pagine di un libro?

Non si riassumono… (sorride). Il mio desiderio è quello di restituire agli altri ciò che ho raccolto in trent’anni di lavoro coi pazienti e su me stessa. Due percorsi che sono andati di pari passo perché non appena ho cominciato a lavorare ho capito che era necessario conoscermi: per proporre un percorso di guarigione ad altri dovevo essere in grado, prima di tutto, di curare me stessa. Una cosa, quest’ultima, che continuo a fare.

Come è passata dall’essere una terapista della riabilitazione a essere curatrice del sito www.somebliss.com e a scrivere il suo libro?

Dopo il liceo classico ho frequentato la scuola specifica diventando fisioterapista. Poi in Francia mi sono specializzata in “medicina manuale”, un corso di studi che ha aperto molto la mia visione in cui si studiano sia le tecniche tradizionali occidentali di manipolazione manuale, sia quelle olistiche orientali come riflessologia, agopuntura, pranayama (il controllo della respirazione, ndr) e meditazione.

Quando e come è arrivata la consapevolezza che la cura del corpo non può prescindere da quella dell’anima?

È stato un “sapere” che mi ha folgorata non appena ho iniziato a mettere le mani sui miei pazienti e mi è stato evidente che il mio lavoro non era strettamente corporeo: lavorando con le parti profonde del corpo liberavo emozioni che sorprendevano prima di tutto chi le provava tanto da spingerli a raccontarsi come mai avevano fatto prima. Una cosa che, inizialmente, ha sconcertato anche me che ero impreparata a questo tipo di confessioni e, soprattutto, non sapevo come raccogliere tutto quel materiale delicato e profondo, testimonianza dell’unicità di corpo e anima.

Le 24 meditazioni proposte nel suo libro sono adatte a individui di qualunque fascia d’età?

Meditazioni, in realtà, è una parola fuorviante: più che altro si tratta di suggerimenti di riflessione senza indicare una pratica precisa o una postura da tenere. Si tratta di alcune indicazione che, fino adesso, sono sempre state utili a coloro che si sono incamminati lungo la strada della guarigione intesa come trovare un terreno di stabilità interiore che permette di affrontare la vita, non certo all’assenza di malattie.

C’è un’età in cui si dovrebbe cominciare a riflettere sulla vita?

Per riflettere sulla vita no, ma sin da bambini si può cominciare ad avere la disponibilità d’animo all’ascolto di sé.

Luciano Ligabue - photo by Associazione Amici di Piero Chiara/flickrSuo marito Luciano e sua figlia lo fanno?

Sto provando a passare loro i miei messaggi e spero che attecchiscano. Non sono una fanatica o un’integralista. Vorrei fare imboccare questa strada a mia figlia sperando che sia quella che le risuoni e che le sia utile. Anche mio marito è molto predisposto ed è stato abbastanza naturale per lui mettersi in questa visione che aveva già dentro di sé, ma alla quale doveva togliere il velo e potersela permettere.

Quanta “fiducia” serve per sintonizzarsi sui bisogni dell’anima?

Tanta, perché filtri e condizionamenti non ci permettono di far passare ciò che abbiamo dentro e capire quello che la nostra anima vuole comunicarci.

Lei, invece, ha capito subito che Ligabue era qualcuno con cui entrare in contatto sin dalla prima volta che gli ha messo le mani sul corpo per una seduta di fisioterapia…

Più che fisioterapia era un massaggio di rilassamento per riequilibrare la muscolatura (fatto in vece del solito terapista impegnato altrove, ndr). Sono stata avvantaggiata perché le mani sono il mio strumento: appoggiandole su di lui ho riconosciuto qualcuno che visivamente non mi aveva comunicato alcuna sensazione. Poi ognuno di noi ha il suo modo speciale per riconoscere qualcuno che risuona con la nostra anima: banalmente si può parlare di “colpo di fulmine” o “amore a prima vista”.

È stato “amore a prima vista” anche per colui che oggi è suo marito?

In quel momento il riconoscimento è stato univoco. Dopo ci siamo riconosciuti molto velocemente come anime affini.

“La vita che sei” ha già collezionato due ristampe in una settimana. Pensa sarebbe stato lo stesso se lei non fosse la signora Ligabue?

Metto in conto che c’è molta curiosità, non soffro del fatto che qualcuno lo stia comprando perché sono “la moglie di…”. Poi questo libro farà la strada che deve fare e, soprattutto, andrà da chi deve andare.

Da chi in particolare?

Da chi è pronto a riceverlo, non perché sia un libro elevato ma perché chi lo legge deve essere pronto a cogliere alcune delle riflessioni che dipendono da una predisposizione del momento.

Image by © Jonathan Blair/CorbisUna predisposizione che, per come lei ha scritto, potrebbe segnare la vita come i rintocchi delle campane, cui fanno riferimento le 24 meditazioni del titolo, segnavano la vita della comunità?

Una sorta di richiamo a tornare in sé il più possibile che non significa allontanarsi dalla quotidianità e dalla frenesia perché nella nostra società sarebbe improponibile rallentare a oltranza. Ma mantenere un contatto con sé è possibile anche nella velocità: basta ricordare che, al di là di quello che facciamo, siamo qualcosa di molto sottile e prezioso.

Ottimismo e gioia sono i temi portanti del suo libro, come si fa a restare ottimisti in un mondo che sembra votato all’autodistruzione?

Alla base di tutto c’è l’amore. Anche se va verso l’autodistruzione, il mondo continua a esistere e continuano a esserci cose meravigliose: la vibrazione di base è sempre e solo l’amore e bisogna sintonizzarsi con quella vibrazione che nessuno è riuscito a distruggere.

In tutto questo qual è il suo approccio con la religione?

Mi sento molto credente, nel senso che credo che esista un’energia superiore ma non la identifico in una religione specifica. La parola che mi viene in mente quando penso a qualcosa di più grande è “universo”, la stessa che uso nel libro. Lo faccio per evitare di inquadrare le cose in una specifica confessione perché, in un modo o nell’altro, tutte si equivalgono e valgono.

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