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Arturo Lorenzoni: i nuovi bioliquidi sono la strada giusta verso la sostenibilità energetica

Energie rinnovabili, un settore che cresce a doppia cifra nonostante la crisi: più del trenta per cento a livello mondiale. Il parere di un professore di fama internazionale su quali sono le fonti su cui scommettere nel prossimo futuro

Cesare Giuzzi
4 dicembre 2009

Arturo Lorenzoni, docente di economia dell'energia all'Università di Padova

È l’unico settore a crescere a doppie cifre nonostante la crisi. Più trenta per cento a livello mondiale. Ma soprattutto è una scommessa da vincere facile per il futuro. Perché per legge o per necessità quello delle energie rinnovabili è un settore sviluppo garantito. E se Svezia, Germania e Spagna guidano la linea verde europea, l’Italia non è per niente esclusa dalla grande corsa all’energia sostenibile. Arturo Lorenzoni insegna Economia dell’energia all’Università di Padova e allo Iefe, l’istituto di economia e politica dell’energia e dell’ambiente dell’Università Bocconi di Milano. Ma soprattutto è uno dei più grandi sostenitori della ricerca nell’ambito delle energie rinnovabili. Un mondo variegato, zeppo di “bufale” e luoghi comuni. Falsi miti pronti da sfatare.

 

Da quale cominciamo, professore?


Da casa nostra. Dall’Italia. Nonostante quanto si può pensare non siamo messi poi così male. Nel nostro Paese si producono tecnologie molto sofisticate che esportiamo in tutto il mondo, la tecnologia è sicuramente il nostro punto di forza: non abbiamo colossi industriali in questi campi ma c’è una gemmazione di imprese, che non ha eguali in altri settori. Nell’ultimo anno sono nate moltissime nuove imprese nel settore del fotovoltaico e dell’eolico, a tutti i livelli della filiera: dal trattamento termico degli acciai, ai moltiplicatori di giri, fino ai nuovi impianti. Ma anche nel settore dei bioliquidi ci sono progressi. Non va dimenticato che il mondo delle rinnovabili è soprattutto tecnologia.

 

Però sul fronte della tutela ambientale, della lotta all’inquinamento non abbiamo una grande fama…


E’ vero. Basti pensare che il conto energia in Germania è partito all’inizio del 2000, mentre in Italia solo nel 2007. Siamo in ritardo, ma non abbiamo un distacco insormontabile. Poi il grande vantaggio è l’Europa ha posto vincoli precisi: entro il 2020 il 17% dell’energia consumata dovrà provenire da fonti rinnovabili.

E attualmente com’è messo il nostro Paese?


Non benissimo, tra elettrico e termico, la quota prodotta da energia pulita è di poco superiore al 5 per cento. Si tratta di capire una cosa: abbiamo intenzione di rispettare seriamente l’accordo europeo o semplicemente abbiamo firmato una convenzione come tante? Diciamo che siamo sul binario giusto, ma altri sono sullo stesso binario e rischiano di procedere a doppia velocità.

Ma da dove nasce questa difficoltà?


Dall’ignoranza di tante amministrazioni locali che non conoscono il mondo delle rinnovabili e utilizzano progetti preistorici, da un tessuto industriale ancora molto frammentato, dalla scarsità della ricerca, dalla mancanza di conoscenza…

 

Allora proviamo a fare luce. Quali sono le energie rinnovabili?


Idroelettrico, solare, eolico, geotermico e biomasse. Ma non è finita, perché ogni impianto ha variabili ben definite. Il solare si divide in termico, termodinamico, fotovoltaico e via dicendo.

Deseos al viento, foto di Masked Malayan/Flickr


Ma non c’è il pericolo di fare confusione? Perché non puntare su una sola forma di energia e concentrare gli investimenti in un unico sicuro settore?


Un impianto eolico produce 30 megawatt, il fotovoltaico è cento volte più piccolo, ma investire in un solo settore sarebbe un errore imperdonabile: le tecnologie si evolvono e anzi, il futuro è la diversificazione.

 

Un esempio?


Nella Pianura Padana sono nati molti impianti a biomasse. Impianti di potenza molto limitata, spesso realizzati da agricoltori che sfruttano gli “scarti” della produzione o dell’allevamento (biogas) per produrre energia a costo zero.

Quindi il futuro è negli impianti domestici, ciascuno di noi avrà la propria “centrale elettrica pulita”?


Il grosso della produzione sarà industriale, ma un piccolo impianto garantisce un forte risparmio sui costi anche a livello domestico”.

 

Nella vita di tutti i giorni come possiamo applicare queste regole?


Un impianto fotovoltaico per un’abitazione costa dai 12 ai 17 mila euro. Il costo si ammortizza in 7 o 10 anni. Poi è tutto guadagno, perché si vende al gestore l’energia prodotta. Il solo costo è per la manutenzione dell’impianto. Ma i vantaggi, magari facendo un finanziamento iniziale, ci sono.

Quindi lei investirebbe nel fotovoltaico?


Si, ad occhi chiusi. A livello industriale poi ci sarà anche una grande richiesta di biocarburanti per il trasporto, visto che sempre a livello Comunitario il 10 per cento dei combustibili utilizzati nel 2020 dovrà essere non convenzionale.

Pannelli solari fotovoltaici, foto di albertma/Flickr

 

Com’è il biodiesel, di cui si sente spesso parlare?

C’è anche di meglio del biodiesel. Si sta lavorando a biocarburanti di seconda generazione grazie ai quali è possibile produrre carburante non solo dalla parte zuccherina dei residui vegetali, ma anche da quella cellulosica. E così si moltiplica per 5 il rendimento ad ettaro

 

E l’idrogeno sarà davvero la benzina del futuro?


Non a breve. Il fabbisogno energetico per produrlo è ancora troppo elevato. O migliora di molto la tecnologia, o è meglio concentrare gli sforzi verso altre strade, come il mondo delle batterie per l’accumulo di energia che stanno avendo grandi sviluppi.

E già che ci siamo perché non parlare del nucleare?


Una strada sbagliata. Le faccio un esempio: negli anni Sessanta i migliori studenti delle Università si indirizzavano verso l’ingegneria nucleare, oggi i corsi sulle rinnovabili concentrano i migliori talenti, i posti sono tutti esauriti

 Un campo di pale eoliche


E la richiesta del mondo del lavoro?


Ecco, avessi adesso dieci neolaureati da indirizzare potrei sistemarli tutti in meno di dieci minuti. La richiesta è enorme.

 

Visto che abbiamo iniziato con lo sfatare i luoghi comuni, ce ne svela un altro?


Vogliamo parlare della Cina? La Cina ogni anno realizza un parco elettrico grande come tutto quello italiano, e pensare che i cinesi non abbiano una coscienza ambientale è l’errore più grande che possiamo fare: a Pechino i ragazzi si spostano su scooter elettrici che costano meno di 500 euro. Un terzo del costo di un mezzo a benzina prodotto dalle nostre aziende, a parità di prestazioni. Crede che quando questi scooter arriveranno in Italia continueremo a pagare 2 mila euro o preferiremo pagarne 500? Tenga conto che anche la Cina s’è posta l’obiettivo del 20% dell’energia verde entro il 2020, e senza che nessuno glielo abbia imposto. Il mercato solare termico cinese è il primo al mondo e lo stesso sta accadendo per l’eolico e il fotovoltaico. Non possiamo permetterci di perdere il passo”.

 

 

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