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Arisa: «Porto a Sanremo il mio vivere sostenibile»

La cantante lucana, cresciuta in campagna, fan del riciclo chiede rispetto per la terra e lo canta in "Gaia"

Mariella Caruso
29 gennaio 2016

Arisa nel suo nuovo album non fa mistero del suo vivere sostenibile«La musica non può cambiare il mondo, ma può far crescere il senso critico della gente». Lo dice Rosalba Pippa, in arte Arisa. La cantante 34enne, nata a Genova ma lucana d’adozione, tra le record women del Festival di Sanremo grazie alle sue sei partecipazioni e alle due vittorie, non fa mistero della sua anima mistica e ambientalista e del suo vivere sostenibile. «Uso l’auto solo quando è indispensabile, preferisco andare in bicicletta o a piedi. Nelle mie tante camminate, quando posso, raccolgo gli oggetti non biodegradabili che trovo per terra e li smaltisco correttamente o li riciclo. E – aggiunge – sponsorizzo il riutilizzo di tutte le cose belle e utili che resistono al tempo».

Nella canzone Guardando il cielo racconti in musica che tua nonna ti ha insegnato a pregare. Cosa pensi quando lo fai?

Intanto pregare per me non significa rivolgersi a un Dio preciso. Molte persone pregano invocando Dio perché è così che hanno imparato a chiamare quest’entità superiore. In realtà quello che possiamo constatare è il miracolo dell’energia che si sposta nel cielo tutti i giorni. Quando prego io rivolgo il mio pensiero alla creazione e all’immensità: per me Dio rappresenta l’universo. Poi, magari, nei testi delle mie ultime canzoni ci si possono trovare riferimenti all’enciclica ambientale di papa Francesco così come a quanto diceva San Francesco d’Assisi.

In che senso?

Metto in risalto delle cose che, al di là di chi abbia creato questo mondo, valgono universalmente. La terra è un regalo che ci è stato fatto e di cui bisogna avere cura. Se noi ce prendiamo cura, lei si prenderà dura di noi. Invece inquinamento, cattiva raccolta e smaltimento dei rifiuti, sfruttamento eccessivo delle risorse la impoveriscono impedendole di rigenerarsi. Andando avanti così la terra ci annienterà.

Come metti in pratica questo spirito ecologico?

Mangio bene e cerco di farlo il più possibile a casa perché è più salutare ed economico. Poi essendo una fan del riutilizzo, ho l’armadio pieno dei capi dismessi dalle mie zie e compro molto usato, sia perché è bello sia perché così posso dare sfogo alla mia fantasia.

Sei ambientalista da sempre?

Più che definirmi ambientalista, mi considero una persona rispettosa. La mia famiglia mi ha abituata ad avere grande rispetto per quello che mi circonda. Ancora oggi i miei cari vivono in campagna, coltivano la terra e allevano gli animali. Questo non significa che non li mangiamo perché accettiamo la catena alimentare, ma li trattiamo bene e con rispetto. È mio padre stesso a coltivare ciò con cui poi nutre i suoi animali che sentono l’amore. Ma, in verità, qualcosa nel tempo è cambiato.

Cosa?

Sono andata via a 19 anni da Pantano di Pignola, la contrada in provincia di Potenza, dove sono cresciuta. Due anni fa ci sono ritornata in un periodo molto triste per me e, grazie ad alcuni amici artisti che avevo conosciuto al Cet (la scuola di Mogol, ndr), ho visto la mia terra in maniera diversa: ho passeggiato nei boschi e capito la loro magia. Da quel momento è cambiato tante e la natura, adesso, mi riempie tantissimo.

Se non cantassi cosa ti piacerebbe fare?

Riprendere a studiare, mi piacerebbe la facoltà di filosofia, frequentare la scuola di regia o imparare a disegnare cartoni animati. Oppure dedicarmi alla moda utilizzando soltanto materiale di riciclo.

Dopo aver vissuto la tua terra in modo diverso, com’è stato tornare a Milano?

Milano ormai è la mia città, però io sono una persona che vive di giorno e sta a casa di sera. A volte medito di spostarmi in campagna, però so che sarebbe complicato. Però mi piacerebbe una casa al mare, magari in Sicilia. Se avessi le possibilità mi piacerebbe comprare la casa di Milo, sull’Etna, che era di Lucio Dalla.

Image by iStockPensi che la politica faccia abbastanza per l’ambiente?

A me della politica non me ne frega niente. L’importante è che tanti giovani della mia età stiano cercando di crearsi un proprio senso civico rispettando la natura o comprando prodotti a chilometro zero. Molti giovani, poi, si trasferiscono in campagna. Anche io do il mio contributo. Anche se l’arte e la musica non possono cambiare il mondo, possono far crescere il senso critico. A cambiare il mio approccio alla vita, per esempio, è stato ascoltare Lorenzo Jovanotti che in “Barabba” canta: “Cerca di essere uomo prima di essere gente”. Da allora ho deciso di voler essere fedele a me stessa.

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