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Antonio Nuzzo: «Nello yoga non ci si può affidare al primo venuto»

Il vice presidente della Federazione Mediterranea Yoga mette in guardia sulla tendenza alla massificazione dei metodi di insegnamento

Mariella Caruso
6 febbraio 2015

Image by © Isaac Lane Koval/CorbisIl benessere del corpo passa attraverso il benessere dello spirito. Lo insegna da più di qualche millennio la cultura del mondo e in modo più dettagliato e sistematico quella orientale. «Una mente disciplinata è in grado di ridurre la dispersione mentale», spiega Antonio Nuzzo, 67 anni, più di cinquanta dei quali spesi nel mondo dello yoga prima come praticante appassionato, poi come insegnante-formatore. Oggi Nuzzo, tra i fondatori della Federazione Mediterranea Yoga, attuale vice Presidente. Insegna a Roma presso il Centro Studi Yoga Roma. «Lo yoga non è uno sport, né un’attività, ma una disciplina millenaria che noi uomini del XX secolo abbiamo reinterpretato – sottolinea  -. Per questo per comprendere lo yoga si dovrebbero studiare gli antichi testi, comprenderli e applicarli alla pratica che dovrà essere adattata alla nostra epoca».

Qual è la correlazione tra yoga e benessere?

Lo yoga ha lo scopo di interrompere la dispersione mentale che è una delle principali fonti della mancanza di salute. Avere paura, per esempio, produce “disordine” non solo emotivo, ma anche biochimico per la produzione di tossine che vanno a confluire nel sangue. Paradossalmente noi possiamo alimentarci in maniera perfetta, ma se la nostra mente è condizionata da pensieri devastanti quel cibo, ancorché sano, può diventare veleno per il nostro corpo.

La mente, quindi, in quanto centro nevralgico di ogni nostra attività è fautrice di benessere anche fisico?

Esatto e, in quanto tale, va educata. Bisogna però educarsi a orientare i nostri pensieri in alcune direzioni per evitare il sorgerne di malsani.

Lo yoga insegna a educare la mente. Chi non l’ha mai praticato come dovrebbe cominciare?

Ci sono delle operazioni di base che contribuiscono alla corretta pratica dello yoga: la purificazione del corpo attraverso l’idratazione, perché eliminare quanto necessario attraverso reni, vescica e intestino, è fondamentale quanto l’alimentazione. Non si deve tuttavia dimenticare un altro elemento fondamentale che è l’educazione al respiro. Questi sono i fattori importanti che danno stabilità ed equilibrio alla relazione corpo – mente.

Esistono controindicazioni per la pratica dello yoga?

Le posizioni dello yoga sono 8 milioni e 400 mila. È compito dell’insegnante adattare la pratica alla condizione dell’allievo da educare alla disciplina. Naturalmente l’espansione impressionante degli ultimi anni ha indotto la tendenza alla massificazione e ai metodi di insegnamento su larga scala e a volte perdono di qualità.

Image by © Isaac Lane Koval/CorbisQuindi?

Mettersi nella posizione della candela non significa fare yoga se, interiormente, non c’è un efficace controllo interiore che consente di raggiungere quella stabilità mentale necessaria a vivere la totalità di quello che si sta facendo; solo così si può coltivare un progressivo e graduale sviluppo di tutte le facoltà umane.

Come si fa a districarsi tra i tanti tipi di yoga…

Molte delle diciture sono moderne e indicano soltanto delle sequenze di movimenti, ma non è detto che siano sequenze adatte a tutti. Quindi, più che altro, occorre districarsi tra gli insegnanti per essere sicuri che siano in grado di osservare e comprendere senza limitarsi a fare eseguire sempre le stesse sequenze indistintamente a tutti.

Come si fa a capire che ci si sta affidando a un insegnante qualificato?

Deve un insegnante ben  formato. Oggi ci sono organizzazioni, come la Federazione Mediterranea Yoga, affiliata all’Unione europea Yoga, che ha nel suo ambito varie scuole di formazione, che hanno un’esperienza quarantennale, riconosciute e dislocate su tutto il territorio nazionale. I programmi che vengono svolti sono stati concordati con i comitati pedagogici delle maggiori federazioni europee. Questi oggi sono fattori che offrono le più alte garanzie. Non ci si può affidare all’iniziativa del primo venuto.

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