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Antonio Moschetta: «Un terzo dei tumori nasce a tavola»

Il professore barese e ambasciatore dell’Airc spiega come la prevenzione e una corretta alimentazione siano indispensabili per combattere i tumori

Fabio Di Todaro
12 gennaio 2015

«I tumori sono frutto del caso? Non scherziamo. La dichiarazione di Bert Vogelstein è stata forzata. I contenuti della ricerca sono attendibili, ma vanno spiegati. Altrimenti si rischia di trarre conclusioni azzardate, oltre che inverosimili». Antonio Moschetta, professore di medicina interna e nutrizione clinica all’Università degli Studi di Bari e ambasciatore dell’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (Airc), esordisce così di fronte ai quasi cento tarantini accorsi al Cantiere Maggese per partecipare all’ultimo appuntamento de “Gli Aperitivi della Scienza”, rassegna organizzata con il patrocinio dell’Ordine Nazionale dei Biologi e il contributo della Bcc di San Marzano di San Giuseppe. L’incontro è fissato tre giorni dopo la diffusione dei risultati dello studio sulle colonne della rivista Science, da cui è partita la levata di scudi di oncologi e ricercatori italiani. Inevitabile, dunque, che il confronto parta da qui.

E’ giusto affermare che «due tumori su tre sono frutto del caso»?

Image by © Mark Adams/CorbisIl 65 per cento dei tumori nasce dalla mutazione casuale delle cellule staminali: è questa la conclusione principale della ricerca. Ciò, però, equivale anche a dire che un terzo dei tumori nasce a tavola. Ovvero: ha origine da una cattiva alimentazione. Più che di affidarsi al destino, dunque, lo studio suggerisce la necessità di fare più ricerca per migliorare le procedure di screening e quindi la diagnosi precoce dei tumori. Porto soltanto un dato: oggi il 18% dei tumori della mammella in Puglia si riscontra nelle donne di età compresa tra i trenta e i trentacinque anni. Ciò vuol dire che consigliare la mammografia a partire dai quarant’anni potrebbe impedirci di arrivare in tempo a scoprire una malattia che mostra elevati tassi di guarigione.

Perché le mutazioni all’origine dei processi di formazione dei tumori possono avvenire per “caso”?

Una mutazione “casuale” è la conseguenza dell’azione di una sostanza carcinogena – assunta attraverso la dieta, per via inalatoria o tramite un virus – che comporta una modifica della struttura del Dna. Ecco perché conviene sempre battere sul tasto della prevenzione per ridurre l’esposizione a sostanze potenzialmente dannose. Prima arriviamo alla diagnosi, maggiori opportunità abbiamo di curare qualsiasi tumore.

Perché nello studio sono stati considerati soltanto 31 tumori?

Sono state incluse tutte le neoplasie per cui è stata vista una causa legata all’intervento delle cellule staminali. Ma questa mutazione “per caso” non esclude un discorso legato alla prevenzione e all’adozione di corretti stili di vita. Vogelstein forse è stato troppo sintetico nel commento, ma una buona parte delle responsabilità le hanno i mass media. Scrivendo che quasi il 70% dei tumori si sviluppa per caso, si rischia di innescare un tam-tam che può indurre a trascurare la prevenzione. La battaglia contro il tumore possiamo vincerla più con la prevenzione che con lo sviluppo di nuovi farmaci.

Perché la nutrizione e gli stili di vita hanno un ruolo così rilevante per “evitare” o “posticipare” l’insorgenza di una neoplasia?

I dati non mancano: chi ha una circonferenza della vita pari a 110 centimetri ha un rischio Image by © Rudolf/Corbis doppio di sviluppare una forma di cancro. E aggiungo: le persone con diabete di tipo II convivono con le medesime probabilità. Infine: le donne che mostrano almeno due dei fattori che caratterizzano la sindrome metabolica – ipertensione, ipertrigliceridemia, iperglicemia, bassi livelli di colesterolo Hdl, obesità addominale – hanno un rischio di sviluppare un tumore al seno superiore di 2,6 volte. E dall’ultimo position statement della società americana di oncologia emerge un altro aspetto rilevante: tra due donne che sviluppano un tumore alla mammella, quella che ha una circonferenza addominale inferiore a 88 cm ha il 75% di probabilità in più di guarire entro dieci anni.

Come agiscono i nutrienti a protezione del nostro organismo?

La predisposizione di un individuo a sviluppare un tumore non risiede soltanto nei geni, ma anche nell’abilità dei nutrienti di “accenderli” o “spegnerli”. Quando in un tessuto si sviluppa un cancro, l’organismo risponde eliminandola attraverso un meccanismo di morte cellulare programmata. Alcune errate abitudini alimentari possono compromettere questo meccanismo di controllo e favorire l’effetto inverso: la proliferazione delle cellule malate».

Quali sono gli errori che si compiono a tavola e che possono favorire la crescita di un tumore?

Non è una questione di singoli alimenti. Campania e Puglia, patrie della dieta mediterranea, sono le due regioni italiane che mostrano i tassi più alti di obesità infantile. I nostri figli mangiano male: assumono troppi zuccheri in orari sbagliati, consumano poche fibre vegetali e molti alimenti raffinati, sono più sedentari che in passato.

Perché l’indice è puntato contro gli zuccheri?

Troppi zuccheri assunti di sera non vengono utilizzati e si accumulano nel fegato e negli adipociti. In questo modo si creano le condizioni per aumentare la circonferenza addominale e favorire la resistenza all’insulina: una condizione che crea un ambiente favorevole alla proliferazione del tumore. I chili di troppo sono la “benzina” di tutte le neoplasie.

Quanto ci si può fidare degli alimenti che troviamo sugli scaffali del supermercato?

Image by © Frank May/dpa/CorbisBisogna saper scegliere, senza perdere mai lo spirito critico. Non è ammissibile che mezzo chilo di pasta costi trenta centesimi. Né è concepibile che un litro d’olio abbia lo stesso valore di due caffè. La farina 00 è zucchero puro: una piccola rosetta di pane equivale a 5-6 cucchiaini di zucchero. Oggi un bambino trova in quattro centimetri cubi la stessa quantità di zucchero che quarant’anni fa avrebbe trovato in un metro cubo di frutta. Basterebbe recuperare alcune buone abitudini del passato per ridimensionare questo fenomeno: più legumi e cereali integrali, porzioni meno abbondanti, maggiore attenzione alle modalità di cottura e alla filiera alimentare.

Twitter @fabioditodaro

 

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