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Alessandro Robecchi: che risate con la politica. Meglio della satira

Il giornalista, scrittore e autore satirico non ha dubbi: di questi tempi, in Italia, è difficile far ridere prendendo in giro il potere. Perchè tutto ciò che vediamo e viviamo è già un paradosso, una parodia di se stesso. Per fortuna l'informazione è sempre più "mista" e autogestita dai cittadini: dall'online alla carta stampata. Che non morirà

Monica Onore
7 aprile 2011

Alessandro Robecchi, giornalistaLa satira svela una verità, un modo di pensare e di agire. Fa sorridere, a volte ridere. Punta il dito e non lo ritrae. Ecco perché da sempre si oppone al potere. Secondo Alessandro Robecchi, giornalista e autore televisivo, per  quella italiana è più difficile sopravvivere. Perché se la satira può esistere solo in quanto opposizione al potere, nel nostro Paese, dove il potere detiene gran parte dei mezzi di informazione, lo spazio è più ristretto che altrove.

In realtà il panorama satirico italiano è abbastanza ricco, nonostante i pochi spazi concessi. Lei cosa ne pensa?

C’è un gran dibattito su questo. C’è chi dice che da noi sia più facile perché gli spunti sono tantissimi: la politica ce ne dà in abbondanza ogni giorno. E chi invece pensa sia più complesso perché superare l’assurdità del reale è davvero difficile e visto che la satira si basa in gran parte sulla parodia, sul paradosso, parodiare cose che sono già una parodia di se stesse non è semplice. Una cosa è certa, però: i soggetti da cui partire non mancano proprio.

Quali sono i problemi, allora?

Quelli  che vedo sono soprattutto due. Il primo è una difficoltà ad avere a che fare con un potere che fa molto auto satira e che involontariamente si prende molto in giro. Purtroppo per “lui” e anche per noi. La seconda è quella di stare in un Paese immobile dove le cose non cambiano mai e il futuro non arriva. Faccio un esempio: nel primo numero di Cuore che uscì nel febbraio del 1991, nel titolo in prima pagina alla nascita dell’allora Ds (Democratici di Sinistra) si leggeva “Siamo d’accordo su tutto, basta che non si parli di politica”. Molto divertente, però con grande sgomento trovo che vent’anni dopo si possa riproporre lo stesso titolo a quelli del Pd (Partito Democratico).  E se una battuta è efficace vent’anni dopo, vuole dire che il Paese non è messo benissimo.

Potrebbe avere successo oggi un nuovo giornale satirico come Cuore?

Forse sì, ma ci sono degli elementi difficili da valutare. Anche se tante volte abbiamo pensato di rifarlo, ha ragione Michele Serra quando dice che certi giornali hanno la scadenza scritta, come lo yogurt. Al massimo possono durare quattro, cinque anni.  Anche il Male era durato cinque anni, come Cuore. Era un giornale molto politico. Oggi una cosa così potrebbe ancora essere possibile, ma uscendo da quello schema.  Nel ’91 non c’era la Rete e la carta stampata aveva ancora, non solo il suo fascino, ma anche il suo potere. Oggi bisognerebbe fare senza dubbio qualcosa di più multimediale.

Cuore n.08/09 - 30 Marzo 1991 (http://www.unamanolavalaltra.it/home/Cuore.htm)

Come vede, in generale, il futuro?

La cosa che ci capiterà prossimamente sarà un’interazione, se non  altro lo spero, tra tutti i media. Venendo dalla carta stampata (tuttora scrive sul Il Manifesto e su altri giornali e riviste ndr) mi rendo conto che il futuro è necessariamente un’altra cosa. Oltre la televisione, perché il suo pubblico è sempre più anziano e pantofolaio. A breve, e già per molti è così, ognuno s’informerà come vuole, come gli capita. Per leggere i giornali ormai basta avere il telefonino. Bisogna vedere dove porterà questa evoluzione.

News front Page, by  Mike Watson/moodboard/CorbisE l’informazione?

Non credo che moriranno i giornali, penso che saranno il veicolo di “raffinazione” del “petrolio grezzo”, ovvero di ciò che succede nel mondo. Si andrà sempre più verso un sistema misto. Dobbiamo scoprire che cosa vogliamo dall’informazione e in che modo ne fruiamo. Le news potremmo condensarle in poche righe tramite agenzia, però d’altra parte ci devono essere dei professionisti capaci di decodificare il flusso continuo di news: leggerle e tradurle al pubblico. Detto questo sono anche molto contento che il pubblico cominci a farsi da sè la sua informazione.

Ma il “fai da te” potrebbe avere controindicazioni…

Si deve distinguere tra veri e propri giornali online e blog. Ognuno pensa di poter fare il suo New York Times, ma naturalmente non è così. E se questo sistema da un lato liberalizza moltissimo, perché tutti con una spesa modica possono aprire il loro media online, dall’altro il flusso di notizie aumenta e ci dovranno sempre essere dei professionisti in grado di vagliarle e raffinarle. Tra il flusso delle notizie e noi che le leggiamo ci sarà sempre un “mulino” che trita questa farina per farci il pane.

Social networking, Image by Ikon Images/Corbis

Ma come si giudicano i “mulini” migliori?

Sta a noi fare in modo che il sistema sia il più democratico possibile, più controllato dalla gente e che chi fruisce delle notizie sappia distinguere bene se il “mulino” ha lavorato a dovere. C’è una differenza notevole tra qualità e merce avariata. Credo che su questo fronte l’Italia sia ancora molto bloccata, molto indietro. Il potere politico, che di fatto coincide con il potere mediatico, è un’anomalia che non rovina solo la politica, ma anche noi.

Cos’è per lei la qualità della vita?

La domanda è sempre attuale, ma la risposta che sto per dare è antica. Credo che la qualità della vita dipenda da alcuni diritti inalienabili che sono: il lavoro, la casa, il diritto ad una vita serena, una sanità  che funzioni,  uno Stato che ti aiuta quando non ce la fai. Se noi assicuriamo questi piccoli “dettagli” a tutti, allora la qualità della vita sarà più alla nostra portata. Diffido invece di certe formule preconfezionate: mi sembra nascondano sempre l’ultima moda. Mi convince poco chi ti impone per stare bene di diventare new age, o andare a fare yoga  o mangiare  solo prodotti bio. Sì, può essere che anche tutto questo contribuisca,  ma  credo che sia importante soprattutto poter fare qualcosa cosa che ci piace e, contemporaneamente che ci siano garantiti i diritti fondamentali. Purtroppo nel mondo contemporaneo la qualità della vita sta diminuendo, non aumentando. Proprio perché alcuni diritti, come quello al lavoro, sono seriamente compromessi. Credo di non dire niente di nuovo nell’affermare che i ventenni di oggi saranno la prima generazione che starà peggio dei loro genitori. Mentre, invece, negli ultimi 50-60 anni, siamo stati abituati al dato di fatto che i figli  sarebbero stati meglio dei loro genitori.

Che speranze ha per il domani?

Non vorrei dare l’impressione di essere troppo catastrofista. I miei due figli cerco di forzarli il meno possibile, la mia linea è far fare loro le cose che vogliono ma sempre su basi etico-morali. Credo che la famiglia e soprattutto l’ambiente che la circonda siano, alla fine, il risultato di ciò che uno semina.

La satira, by Ricardo Francone

 

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