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Alessandro Bergonzoni: lasciatemi vivere in un altro pianeta

Visionario e immaginativo. Attraverso i veloci calembour linguistici risveglia in modo quasi subliminale la nostra coscienza. Per invitarci a un viaggio in profondità. Ma attenzione. Per proseguire la lettura si richiede una mente aperta e ben ossigenata. Altrimenti sarà difficile seguire le piroette filosofiche di questo funambolo della parola

di Monica Onore
11 aprile 2011

Alessandro Bergonzoni, scrittore foto di torre.elena/flickrMilioni e milioni di parole tutti i giorni. Le ascoltiamo, le usiamo, le leggiamo, le scriviamo. Le parole hanno potere. Hanno profondità differenti, dipende da come si utilizzano e da chi le usa. Se usate con intelligenza raccontano più di quello che dicono. Se oltre all’intelligenza si aggiunge un uso smodato di profondità e creatività, immaginazione, emozione, disincanto, utopia si parla di Alessandro Bergonzoni. La sua ricerca si contraddistingue per non essere vincolata ad una rigida struttura narrativa, ma piuttosto per una continua tensione all’inesplorato, tra sogni, associazioni, giochi di parole e ironia. Attore e autore teatrale, regista, scrittore, scultore, pittore è riconosciuto come il surreale maestro della parola, sperimentatore linguistico e della comicità.  Pensa e scrive con estrema disinvoltura, suggestione e velocità. La sua è una mente libera che cavalca sulle parole trasportandoci in terre vergini. Con lui si viaggia sempre, anche stando fermi.

 

Il suo curriculum è lungo, ha lavorato per la radio e per la televisione, scritto molti libri tra cui ricordiamo Le balene restino sedute, Opplero. Storia di un salto, Non ardo dal desiderio di diventare uomo finché posso essere anche donna bambino  animale o cosa. Ha portato in scena spettacoli con grande successo di critica e di pubblico. Il suo più recente lavoro teatrale Nel ha ricevuto nel 2009 il Premio UBU per la migliore interpretazione maschile del teatro italiano. Nel 2011 debutterà “Urge” il nuovo spettacolo che sarà in turnèe nelle maggiori città italiane. Da oltre sette anni si cimenta anche nell’esplorazione di segni, colori, e forme diventando così artista a tutto campo. Anche nei quadri e nelle sculture cerca il nascosto perché :«il visibile è tutto lì e si rode di rabbia perché non può essere altro, mentre l’invisibile è più felice perché ha molte possibilità». Impegnato anche nel sociale, da anni è il testimonial della “Casa dei risvegli- Luca Nigris” di Bologna, associazione che si occupa del risveglio dal coma e della successiva riabilitazione.

 

Fa tante cose eppure sottolinea sempre quanto possa essere piccola la condizione umana


La vastità non è una forma di superbia, ma è il modo per poter cominciare a parlare di qualcosa al di sopra o di più grande. Anzi è una questione di modestia per rendersi conto di quanto è modesto in questo momento il tempo e la richiesta di crescita. La vastità dovrebbe lavorare sull’apertura, con quella che chiamo la forza d’antenna in quanto catalizzatore di energia, stazione. Una specie di antenna per poter non accettare più la propria vita e basta, per poter non accettare più la malattia o la propria fortuna, per non stare dietro questa siepe di alibi, per  poter cominciare a lavorare su quello che è un tema non solo vasto ma devastante che è quello dell’insicurezza.

 

Insicurezza in che senso?


Tutti ci parlano di sicurezza in questo momento, ma è semplicemente la sicurezza per alcune persone di tenerci sotto controllo e sottocomando. Differenza tra potere e potenza. Ci vogliono togliere la potenza. La vastità dovrebbe ampliare questo augello che si è ristretto e atrofizzato in tutti i campi. Bisogna smettere di essere soltanto uomini. Uomini soli sì, ma non soltanto uomini. Cominciare a passare dall’umanità alla sovraumanità.

 

Ci sono degli ingredienti nella vita più importanti di altri?


Non ce ne sono, è un coacervo costante di fortuna e sfortuna. Gli ingredienti li lascio all’idiozia della televisione e dei suoi cuochi. Mi ritengo un uomo fortunato, un  attore privilegiato perché  posso parlare a un pubblico, esprimermi, ma  allo stesso tempo sono anche ferito, morto, pensante,  immobile.

 

Quindi la felicità è superata?


Siamo tutti la stessa persona, ma per un concetto di energia e di onde di espansione forse potremmo cominciare a parlare meno di felicità e più di scavo. La fortuna è cava perché ti toglie, scava per poter arrivare all’essenza. Io la chiamo l’essenza, la sesta essenza. Non mi accontento della chiesa che parla di religiosità, m’interessa più la spiritualità, la trascendenza, l’antropologia, la filosofia, l’arte che dentro detiene tutte queste felicità.

La responsabilità invece è necessaria?


È fondamentale.  Noi siamo responsabili del dolore degli altri, dei danni degli altri. «Cosa c’entro io?». La gente continua a ripetere «cosa c’entro?». Cade un albero in Amazzonia, un fatto che provoca problemi anche da noi, dall’altra parte del mondo, e di fronte a questa reazione a catena molti potrebbero commentare: «ma abbiamo degli alberi così lunghi?». Ecco, non è questo il tema. Il tema è uno spostamento. Quindi noi siamo profondamente responsabili dell’onda d’urto.


L’onda d’urto spesso ha un impatto devastante soprattutto sulla natura.


Ce lo sta dimostrando. Nella natura lo percepiamo in modo più chiaro. Ma non lo capiamo nella profondità dell’essere umano, non lo capiamo nell’anima. Non lo capiamo nelle potenze. Nell’arte lo capiamo solo nelle cose che ci danneggiano. Quindi dovremmo imparare a essere responsabili a prescindere e a trascendere.

 

Però ognuno fa quello che vuole?


La legge “ognuno fa quello che vuole”, legge profondamente alta se fosse basata sul concetto di volontà, significa solo «faccio quello che voglio e non m’interessa se a essere danneggiato è qualcun altro». Non m’interessa cosa succede agli altri. Ma se nonostante questo, ognuno continua a fare ciò che vuole sotto il proprio tetto, almeno chiedo una cosa: smettiamola di protestare.

 

Quindi le proteste sono inutili?


Io non sopporto più la protesta. Non sopporto più che si protesti per inquinamento, mafie, e altro. Che si partecipi a tutti i festival: letteratura, filosofia, spiritualità, per poi tornare a casa e non scrivere, dipingere, inventare, pensare. Allora è inutile lavorare. Fai l’attore, fai il comico, vendi i tuoi libri, i tuoi quadri, mantieni la tua famiglia con il denaro, i privilegi, la casetta, la barca. Fa quello che vuoi, però togliti dal sociale e lasciaci vivere in un altro pianeta.

 

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