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Alessandro Beda: aziende competitive solo se sostenibili

Il consigliere di indirizzo della Fondazione Sodalitas spiega che la sostenibilità per le imprese va di pari passo con la competitività. L'una influenza l'altra e a dimostrarlo sono proprio i momenti di crisi quando l'impresa, per sopravvivere e creare valore aggiunto, deve puntare sulla creatività, l'innovazione e il miglioramento sia del clima lavorativo sia delle strategie produttive

Vincenzo Petraglia
21 giugno 2011

Alessandro Beda, consigliere fondazione SodalitasNata nel ‘95 con l’obiettivo di diffondere nel nostro Paese i temi della sostenibilità e della responsabilità sociale, la Fondazione Sodalitas (www.sodalitas.it) rappresenta ufficialmente in Italia CSR Europe, il business network impegnato a promuovere proprio la sostenibilità d’impresa tra le aziende del Continente. Tramite il lavoro volontario di circa cento manager ed ex manager, Sodalitas offre tutta una serie di servizi che vanno dalla realizzazione di progetti sostenibili con le imprese, alla formazione per sostenere lo sviluppo  delle organizzazioni no profit e la crescita di nuove generazioni di manager responsabili, anche attraverso consulenze e collaborazioni gratuite con scuole ed università. Un vero punto di riferimento dunque nel nostro Paese per trasformare in fatti concreti i temi della sostenibilità, ai quali – spiega Alessandro Beda, consigliere d’indirizzo della Fondazione – è legata ormai in modo imprescindibile per l’azienda ogni possibilità di sviluppo duraturo nel tempo.

Numerose ricerche dimostrano che le imprese che investono in responsabilità sociale d’impresa sono capaci di creare valore aggiunto. Perché?

La sostenibilità va di pari passo con la competitività. È la base per essere competitivi e senza uno sviluppo sostenibile non può esserci competitività. Tutte le ricerche più attuali ci dicono proprio che per le aziende che vogliono essere veramente competitive la sostenibilità è un percorso obbligato.

Businessman looking at an architectural, Image by © suedhang/cultura/CorbisÈ un modo anche per valorizzare il capitale umano e incentivare le persone a dare il meglio di sé in azienda?

Certamente. Poter contare su dipendenti motivati e contenti rende di più alla società. Se si instaura, un rapporto trasparente e di dialogo con tutti i propri stakeholder, dai clienti alle comunità nelle quali si opera, si riceve in cambio maggiore fiducia e quindi come impresa si lavora meglio. Allo stesso modo se si stabilisce un rapporto positivo con i propri dipendenti e collaboratori e si riesce a creare un ambiente di lavoro sano anche la produttività interna migliora. Gli inglesi, che sono sempre molto semplici e diretti nell’esporre le cose, dicono che la CSR è soltanto lavorare meglio.

Quindici anni fa proprio per promuovere questi temi è nata la Fondazione Sodalitas…

Sì, all’inizio mettendo insieme una cinquantina, oggi sono diventati un centinaio, di manager ed ex manager che prestano in maniera volontaria il loro lavoro e le loro professionalità per sviluppare questi temi. Sia aiutando il no profit a essere un po’ più managerializzato e operativo, sia spingendo le imprese verso la responsabilità sociale. Il nostro compito, e allo stesso tempo la nostra difficoltà, non è occupare spazi ma lanciare il tema che poi altri devono diffondere. Ora stiamo lavorando per una grande campagna, “Regole e responsabilità”, perché è su questo che si gioca il nostro domani. Lavorare cioè in un contesto più ampio dove ci siano delle regole precise e ci sia allo stesso tempo la responsabilità dei singoli nel rispettarle, partendo dall’impresa ma arrivando poi anche agli altri attori del territorio, istituzioni comprese.

Possiamo dire che alla base di Sodalitas c’è, quindi, il concetto di condivisione?

Sì, certamente. Una condivisione che deve avere però sempre un valore aggiunto esterno, altrimenti rimangono tutte chiacchiere all’interno di un circolo chiuso autoreferenziale. Invece ci deve essere sempre qualcuno  che possa avvantaggiarsene: il dipendente, il cliente o il cittadino.

Businesspeople on Service Tray, Image by © Images.com/Corbis

Con la vostra Fondazione avete anche istituito, fra le tante altre attività ed iniziative, il Sodalitas Social Award, premio nazionale dedicato ai migliori progetti di sostenibilità d’impresa realizzati dalle aziende nel mercato italiano. Un modo anche per dare visibilità alle imprese più virtuose?

È un premio importante, cui hanno partecipato finora in totale 1200 aziende; lo conferiamo alle realtà che fanno responsabilità sociale in vari settori e si distinguono in modo particolare. Per noi è anche questo un modo per favorire la diffusione dei temi legati alla responsabilità sociale. È un’iniziativa che sta riscuotendo grande successo, tanto che da due anni abbiamo aperto anche alle pubbliche amministrazioni, molto più attente a questi temi che anche per loro si fanno sempre più cruciali. Naturalmente nelle prime edizioni del premio (ora siamo alla nona) sono state soprattutto le grandi multinazionali, più all’avanguardia, ad essere premiate, ma adesso ci sono sempre più piccole imprese italiane che partecipano e spesso vincono. E questo ci rassicura e ci conforta.

Sodalitas Social Awards

L’Italia come si colloca rispetto al resto dell’Europa in tema di CSR?

Quando abbiamo iniziato l’Italia era fra le ultime mentre oggi, senza essere troppo partigiani, si è quasi sul podio, nel senso che se non siamo fra le prime tre siamo sicuramente fra le prime quattro nazioni. Quella che vince sempre è l’Inghilterra, perché d’altronde è proprio dal mondo anglosassone che arriva l’attenzione alla responsabilità sociale d’impresa, ma subito dopo con Francia e Germania ci siamo noi.

Businessman speaking at podium, rear view, Image by © Ocean/CorbisQuanto sta influendo il periodo di crisi economica sull’attenzione alla responsabilità sociale d’impresa?

Quando 15 anni fa abbiamo affrontato un po’ per primi in Italia questo tema è stato difficilissimo perché all’inizio nessuno lo conosceva. Ma il trend è stato da allora sempre in crescita. In questo lasso di tempo abbiamo avuto due momenti di crisi economica e abbiamo riscontrato che l’attenzione alla responsabilità sociale, per assurdo, è cresciuta proprio nei periodi difficili, perchè quando l’azienda cerca di essere più competitiva investe di più nella sostenibilità.

Perché bisogna continuamente innovare e percorrere nuove strade di sviluppo se si vuole sopravvivere?

L’azienda innovativa dura nel tempo, altrimenti è destinata a non sopravvivere ai momenti di crisi. Sostenibilità significa creatività costante per migliorare i rapporti col personale e le strategie di lavoro e per adeguare il prodotto ai meccanismi della produzione. Quindi responsabilità sociale e innovazione sono praticamente sinonimi e devono avere una sovrapposizione totale.

Mi dia uno slogan che sia un po’ come un invito per le aziende che ancora non lo fanno a investire in responsabilità sociale e sostenibilità

La sostenibilità non è “buonismo”, ma è semplicemente indispensabile per far crescere l’azienda garantendo un futuro all’impresa e ai suoi dipendenti.

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