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Alda Fendi: un’Italia diversa? Partiamo dalle buone abitudini

L'ultima delle cinque sorelle Fendi ha lasciato nel 2001 il mondo dell'alta moda per dedicarsi all'arte e investire nella cultura. L'unico modo, dice, per arricchirsi l'anima e fare del bene al nostro Paese. Con la sua fondazione, che ha sede a Roma, produce spettacoli a ingresso gratuito e recupero di beni archeologici "dimenticati"

Laura Campo
20 aprile 2011

Alda Fendi, ideatrice Fondazione Alda Fendi-EsperimentiUn po’ mecenate un po’ filantropa, sicuramente coraggiosa e determinata, l’ultima delle cinque sorelle Fendi, nel 2001 decide di cambiare vita, lasciare il lavoro nella prestigiosa azienda di famiglia e il mondo dell’alta moda per dedicarsi all’arte, la sua passione di sempre. Per questo realizza a Roma la Fondazione Alda Fendi Esperimenti, senza fini di lucro, e inizia a produrre spettacoli visionari e innovativi (in totale sette, tutti scritti e diretti da Raffaele Curi) ai quali invita gratuitamente il pubblico, convinta che questo sia l’unico modo per avvicinare all’arte e alla cultura sempre più persone. Non solo. La Fondazione si è occupata anche di restauro di beni archeologici, finanziando e sostenendo i lavori di  scavo e rispristino del “Silos”, un sito scoperto nel Foro Traiano nel 2001, dove sono stati ritrovati anche i resti dell’abside dell’antichissima Basilica Ulpia. E nell’immediato futuro ha in progetto l’apertura di un nuovo spazio museale, sempre nella capitale. Abbiamo incontrato Alda Fendi in occasione del decimo compleanno della sua Fondazione (www.fondazionefendi-esperimenti.it) e sul palcoscenico (dell’Antico Mercato del Pesce degli Ebrei al Circo Massimo) del nuovo intenso spettacolo: Sfiorerai il mio destino come una farfalla, particolarmente ispirato a temi di grande attualità.

Partiamo proprio da questo recentissimo lavoro, che ha come sfondo i grandi temi della vita umana, all’insegna della contaminazione tra religioni e culture differenti. Quanto contano per lei l’incontro con l’altro e la valorizzazione delle diversità?

Immagini dello spettacolo: ‘Sfiorerai il mio destino come una farfalla’   scritto e Diretto da Raffaele Curi. Rappresentato all’Antico Mercato del Pesce al Circo   Massimo (Roma)

Direi che questo è proprio uno spettacolo, molto attuale, sulla diversità e l’incontro con l’altro. Racconta che attraverso il recupero della purezza di cuore e della “leggerezza” d’animo non ci devono essere più preconcetti, non c’è più il “diverso”, nero, omosessuale, ebreo, cattolico: tutti sono coinvolti, tutti sono volti di uno stesso destino umano fatto di fughe, guerre, dolore, migrazioni ma anche amore e speranza. La caratteristica dei nostri spettacoli, intesi proprio come Esperimenti artistici è quella di essere molto innovativi, confrontarsi con l’attualità, dire anche cose scomode. Perchè crediamo in questo modo di fare teatro a 360 gradi, visionario, ricco di simboli e linguaggi diversi e denso di significato.

Investire in cultura e arte oggi è un gesto quasi sovversivo. Eppure lei che veniva da un passato professionale molto diverso, quest’anno festeggia i dieci anni della nascita della sua Fondazione. Perché questa scelta?

La mia è una missione, la migliore che potevo scegliere. Anche oggi in questo momento di crisi generale e tagli ai finanziamenti io vado in controtendenza e continuo a investirci. Contenta di farlo. Quando dieci anni fa ho smesso la mia attività nel mondo della moda  ho girato pagina, ho cambiato del tutto la mia vita. Non perchè non mi piacesse quello che facevo, ma perchè avevo capito che era venuto il momento di dedicarmi alla mia grande passione: l’arte. E la persona che mi ha fatto davvero innamorare di questo mondo è stato il grande GianCarlo Menotti, l’ideatore del Festival dei Due Mondi di Spoleto. Recentemente ho acquistato la sua casa che era stata messa all’asta e vorrei farci qualcosa per rendere omaggio alla sua memoria. Peccato che i nostri governanti non abbiano ancora capito che la cultura non arricchiche solo l’animo delle persone, ma potrebbe anche essere una grande risorsa per il nostro Paese.

Due caratteristiche della Fondazione Alda Fendi sono di avere una durata fissa di 120 anni e produrre spettacoli gratis. Come mai?

Ho pensato che questa poteva essere la migliore eredità da lasciare a figli e nipoti e ho pensato di farla per 120 anni perchè ho calcolato che significa dare a cinque generazioni della mia famiglia la stessa possibilità che ho avuto io dal 2001 a oggi: vivere a stretto contatto con gli artisti e arricchirsi l’anima. L’arte mi ha reso una persona migliore e quindi volevo lasciarla in dono a quelli che amo. Molti lasciano un’eredità economica pensando che i soldi siano tutto nella vita. Io invece ritengo che sia più importante tramandare questa fondazione che ha tra i suoi scopi quello di dare a tutti la possibilità di avvicinarsi all’arte senza dover mettere mano al portafoglio…

Scavi Foro Traiano finanziati dalla Fondazione FendiLa fondazione non si occupa solo di arte, però. Ma ha anche finanziato il recupero di una parte della Basilica Ulpia nel Foro Traiano, vero?

Durante i lavori di bonifica di una delle nostre sedi abbiamo trovato i resti della Basilica Ulpia costruita nel Foro tra il 106 e il 113 d.C. Ho capito che le Belle Arti non se ne potevano occupare e così mi sono offerta, come fondazione, di finanziare i lavori di recupero. Abbiamo scavato quattrocento metri quadrati in piazza Venezia a cielo aperto, ritrovando la più vasta area pavimentale marmorea conservata di tutto il complesso traianeo, che si può visitare in occasione dei nostri spettacoli oppure in caso di speciali iniziative come Roma Nascosta ( si svolge ogni anno tra maggio e giugno) che prevede itinerari e visite guidate ai tesori sotterranei di Roma.

Le cose oggi vanno male. E non solo per la cultura. Secondo lei di chi è la responsabilità e quali valori bisognerebbe recuperare per cambiare in meglio la nostra società?

Siamo un po’ tutti come i soldati “dormienti” del nostro spettacolo. Addormentati, storditi da una certa Tv, nemica della vera cultura, che dovremmo combattere con grande sdegno. Viviamo nell’effimero, nel materiale. Non ci rendiamo conto di quello che succede intorno a noi. Dei bisogni dei popoli, del desiderio di libertà e giustizia. La politica, il potere è assente: pensano solo ai loro interessi. C’è troppa corruzione, soldi, business. Io sono un granello di sabbia.., mi sento una missionaria, una pazza…ma ci credo nella possibilità di cambiare, anche partendo da poco, da un impegno costante, quotidiano. Credo che si possa cambiare un Paese partendo dalle buone abitudini.

Immagini dello spettacolo: ‘Sfiorerai il mio destino come una farfalla’   scritto e Diretto da Raffaele Curi. Rappresentato all’Antico Mercato del Pesce al Circo   Massimo (Roma)

In che modo?

Basterebbe guardarsi di più nell’anima, essere più “buoni”, pensare, per esempio, che si possono aiutare e accogliere gli altri anzichè combatterli. Guardiamo quello che sta succedendo in questi giorni: l’idea di cacciare dei migranti, molti dei quali rifugiati, uomini e donne non può portare del bene al futuro di una nazione, di una società. Il nostro Stato, ma anche altri si potrebbero arricchire se sapessimo accoglierli e inserirli nella nostra società. Mentre i politici hanno paura e pensano che sia meglio respingerli…

In questo momento c’è un sogno che le sta a cuore, un progetto che vorrebbe realizzare?

Proprio perchè credo in quello che faccio e, nonostante tutto, amo il mio Paese
ho intenzione di realizzare, attraverso la Fondazione, entro due anni un nuovo spazio museale, molto importante, nel Foro Boario, una delle zone più belle di Roma, ma molto abbandonata. Si tratta del recupero di un grandissimo immobile di 5000 metri quadrati secondo il progetto di una grande archistar internazionale di cui ancora non posso fare il nome. I lavori non sono ancora iniziati (ci sono solo le prime impalcature) ma già sappiamo cosa e come sarà: qualcosa che resti nel tempo e sia all’avanguardia anche tra dieci o vent’anni. Un’altra grande sfida, insomma.

L’arte e la cultura ci salveranno, allora?

Forse sì, dobbiamo crederci. Del resto se non avessi questa speranza non avrei fatto una Fondazione che deve durare più di un secolo…

Foro Romano, album di Flavio@Flickr

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Una risposta a Alda Fendi: un’Italia diversa? Partiamo dalle buone abitudini

  1. un articolo che da speranza a tutti coloro che hanno sempre creduto nell’altruismo e nella condivisine di un patrimonio assoluto la creatività e i tanti talenti che ne fanno parte, oltre al nostro enorme patrimonio trascurato da coloro che dovrebbero salvagurdarlo. meno male che ci sono donne che sanno dare e fare per il bene e la bellezza della nostra umanità troppo distratta e confusa . Complimenti per l’intervista e per la Signora Fendi.

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