Le borse dello Zen di Palermo. Che danno lavoro e dignità
In un piccolo laboratorio di una delle periferie più "critiche" di Palermo, l'associazione Zen Insieme ha dato vita, qualche anno fa, a un progetto di sartoria per un gruppo di mamme. Così è nata una linea di originali borse fatte a mano con avanzi di stoffa. Pezzi unici, il cui marchio è già un grande successo. Per la gioia delle artigiane che hanno vinto la loro sfida e ora pensano anche realizzare altre attività
Lo Zen, acronimo di Zona espansione nord, è un quartiere di Palermo. Una periferia estrema, un’isola dell’isola di edilizia popolare. Qui da vent’anni, Bice Mortillaro Salatiello, è l’anima dell’associazione Zen Insieme, un punto di riferimento per le donne del quartiere. È qui, al numero 18 di via Fausto Coppi che alcune donne hanno creduto nel sogno di trasformare l’immagine del quartiere, creando una coop sociale che porti lavoro, che sia un esempio di legalità, un monito per tutti: insieme si possono trovare nuove soluzioni partendo dai locali del centro sociale Giovanni Vitale. Un’alternativa reale, esercitata. Una piccola scommessa vinta, in primis da Claudia Villani, palermitana, un master in impresa sociale come uditrice da mettere in pratica insieme a un’esperienza di 15 anni in una piccola impresa artigiana (adesso è una delle socie della coop), e ad altre tre donne, Sandra Matarazzo, Carmela Guarnieri, Filippa Cimò.
Da piccole riparazioni alla creazione di modelli unici
Il progetto delle borse Lab Zen ha inizio nel 2008, nasce con un corso di piccola sartoria organizzato dall’associazione Zen Insieme, attività nata grazie ad un finanziamento del Ministero per le pari opportunità. Nel 2008 l’associazione, che si occupa principalmente di giovani, è convinta che per dare un sostegno reale ai bambini, bisogna innanzitutto aiutare le loro mamme e i primi risultati danno buone speranze. Nel laboratorio, dove si fanno piccole riparazioni e si cuciono abiti, lavora anche Franca Giordano, 76 anni, detta “la nonna” del gruppo, uno spirito battagliero, preziosissima non solo sotto il profilo professionale, ma come umanità e capacità di incoraggiamento. Perché nel tessuto sociale dello Zen, quello che manca è “l’educazione al lavoro”. Carmela, ad esempio, ha 64 anni e questo è il suo primo impiego fuori casa, lo stesso per Filippa detta Fina, 48 anni, quello con Lab Zen è il primo impiego fisso che dura da un anno. Tutte lavorano 4 ore al giorno, come minimo, di più quando ci sono sfilate o si presenta la collezione.
All’inizio non è stato facile: “ma che ci dobbiamo fare con queste pezze?” così riassume i commenti delle colleghe Claudia Villani. Questa era la prima impressione davanti agli scampoli, i primi dubbi delle donne del progetto Lab Zen: le pezze erano il primo ostacolo da superare, bisognava vedere oltre, immaginarle insieme. Da quel primo approccio diffidente, con ago e filo, sono nate borse coloratissime, originali, che riflettono la filosofia ecologica del riuso e del riciclo (ognuna, creata con scarti di tessuto, resti di pelletteria, o con materiali provenienti dal commercio equo e solidale, è un pezzo unico) di buona qualità, che alla fiera annuale di “Addio pizzo” ogni anno a Palermo, si vendono in poche ore. Questo infonde nuova fiducia alle socie, le loro creazioni ora sono vendute ad Erice (TP) nella galleria San Carlo, a Palermo nella “bottega dei saperi e dei sapori” di Libera e presso “World of whims” (via Emerico Amari 48). Probabilmente presto verranno proposte anche in altri punti vendita di Libera (www.libera.it), l’associazione fondata da Don Ciotti, in tutta Italia.
Cucire insieme un futuro migliore
I modelli che vengono prodotti artigianalmente sono la bisaccia, il bauletto, la faretra, la coffa, che reinventa una borsa tipica della tradizione siciliana, utilizzata per andare in campagna. Insomma i risultati sono stati così lusinghieri che l’intero progetto ha ottenuto anche un sostegno dall’azienda Donnafugata, insieme a Banca Etica. Quest’ultima ha erogato un microcredito per tre donne, con un fondo di garanzia garantito dalla nota impresa vitivinicola di Marsala, fondo che una volta estinto, potrà essere riattivato per altre tre donne, innescando un circolo virtuoso. Intanto Lab Zen continua la sua originale produzione e probabilmente l’attività si unirà anche al progetto di un asilo. Una scuola materna dove altre donne, le stesse che intanto continuano a seguire i laboratori, potranno lasciare in custodia i loro bambini mentre cercano di cucire, tutte insieme, un futuro diverso. (Per altre info: 3398872814)



Uno dei miei posti "preferiti". Mia madre è nata a pochi metri dall'ingresso a monte della cava, mio nonno materno è morto di asbestosi - come quasi tutti gli altri operai - a causa della lavorazione dell'amianto.
La cava, abbandonata da una decina d'anni, si è via via riempita d'acqua. Il lago che ne ha riempito le viscere è profondo più di 50 metri. L'acqua è pura, e farci il bagno in estate è una - vietatissima - esperienza da fare. Si nuota in un'acqua limpidissima, priva di alghe o altri esseri viventi di sorta (il lago è troppo "giovane" per essere stato colonizzato), circondati da gradoni di pietra leggermente danteschi. Si è soli, e il lago è davvero grande. SI fatica a raggiungerne il centro, poi ci si gira verso le pareti di roccia, e ci si sente davvero piccoli.
Ogni gradone è alto più di 10 metri, e largo circa 5-6 - ci passavano camion in entrambe le direzioni. Dal punto in cui è scattata il lago è lontano 8 gradoni.
La frana che si vede al centro della foto è testimonianza della procedura di estrazione impiegata. Veniva minata la montagna e fatta saltare; poi, con ruspe e camion, passando sui gradoni, si portava via il materiale, che veniva macinato presso gli stabilimenti, situati a valle sulla destra.
Da piccolo, le mie giornate erano intervallate dalle sirene di mina, alle 12 e alle 18, e dalle detonazioni che le seguivano.
La cava mette soggezione come luogo di morte, a chi ne sa la storia, ed esalta in quanto luogo di vita nuova, di piante che strappano metri ai gradoni, anno dopo anno, di un lago che un giorno sarà vivo, di panorami mozzafiato nelle giornate limpide.
Siamo solo di passaggio, noi e i nostri affanni, su questa terra.
Credit: Testo e foto di Paolo Crosetto/flickr
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There are 1.5 billion young people currently inhabiting planet earth. For years they’ve been labeled as lazy, wasteful and selfish, but things are changing. Tides are turning. People are starting to realize that this generation is on the brink of creating truly global change. We care about more than just ourselves. We’re investing in our communities, towns and nations, determined to fight against the world’s most ravenous problems - poverty, HIV/AIDS, education inequity and global warming, to name a few - and build a more cohesive world. A world where people look for similarities rather than differences. Assess how their actions affect others. Connect on a human level that goes beyond nationality, age, race, creed, gender or sexual orientation.
I am a part of this global movement, and I'm doing my best to tell the story of my generation. Feel free to poke around and find out more about what I'm doing (and what you can do) to reshape the way we think about our planet. From working to shift the idea of "profit" to be about more than dollars and cents to documenting our changing world through film and photos, my aim is to go beyond what our world currently is and instead conceive of what our world can and should be.
Ci sono un miliardo e mezzo di giovani che attualmente vivono sul pianeta terra. Per anni sono stati etichettati come pigri, spendaccioni ed egoisti, ma le cose stanno cambiando. Il corso delle cose sta cambiando. La gente sta iniziando a realizzare che questa generazione è sul punto di creare davvero un cambiamento globale. Noi ci teniamo più che a noi stessi. Stiamo investendo nelle nostre comunità, città e nazioni, determinati a lottare contro i problemi più famelici del mondo -povertà, AIDS, educazione iniqua e riscaldamento globale, per citarne solo alcuni- e costruire un mondo più coeso. Un mondo dove la gente si cerca per somiglianze piuttosto che per differenze. Stima come le proprie azioni si ripercuotono sugli altri. Connessi alle tipologie umane che vanno al di là di nazionalità, età, razza, fede, genere od orientamento sessuale.
Io sono una parte di questo movimento globale, e io sto facendo del mio meglio per raccontare la storia della mia generazione. Sentirmi libero di frugare e tirar fuori il più possibile è quello che io sto facendo (e quello che puoi fare tu) riorganizzando la strada di ciò che noi stiamo pensando riguardo il nostro pianeta. Il lavoro di spostamento dall'idea di "profitto" che è molto più dei dollari e centesimi alla documentazione del cambiamento del nostro mondo attraverso film e foto, il mio scopo è di andare al di là di ciò che è il nostro mondo attualmente e invece di concepire ciò che il nostro mondo può e potrebbe essere.
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