Wise Society : Socialing: un nuovo modello di sviluppo sostenibile e solidale
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Socialing: un nuovo modello di sviluppo sostenibile e solidale

Milano si prepara a ospitare il primo European Socialing Forum. Il 15 maggio al Palazzo delle Stelline si riuniranno alcuni dei più autorevoli esponenti del mondo accademico e imprenditoriale per discutere di un nuovo modello di sviluppo economico e culturale nato per dare una risposta concreta ai cambiamenti in atto nella nostra società

Francesca Tozzi
6 marzo 2013

SocialingI social network, il fenomeno dei blog, il fatto che chiunque possa pubblicare su Internet quello che pensa potranno non piacere ma di fatto il web 2.0 ha cambiato profondamente molte cose, non solo il modo di comunicare. La Rete rappresenta oggi un modello organizzativo del pensiero e del vivere sociale basato sull’accessibilità delle informazioni, sulla condivisione dei contenuti e sull’interconnessione di tutti i campi di attività distribuiti in zone geografiche remote. È nata una comunità virtuale con un proprio sistema di valori e con una certa indipendenza dalle leggi del mercato e del potere.

Da qui nasce l’idea del “Socialing”: un nuovo modello di sviluppo economico e culturale proposto per dare una risposta concreta ai cambiamenti in atto nella nostra società dato che se da una parte il sistema basato sulla crescita affidata solo ai mercati ha mostrato la propria insostenibilità, dall’altra i consumatori manifestano nuove esigenze e una diversa consapevolezza. Questo modello sarà protagonista della prima edizione dell’European Socialing Forum, evento che il 15 maggio chiamerà a raccolta a Milano, al Palazzo delle Stelline, alcuni dei più autorevoli esponenti del mondo accademico, imprenditoriale e istituzionale per una giornata di riflessione e confronto su quello che ci aspetta nel prossimo futuro.

 

Una domanda forte quanto l’offerta

Vandana ShivaSaranno presenti personaggi internazionali del calibro di Vandana Shiva, attivista e ambientalista indiana che nel 1993 ha ricevuto il Right Livelihood Award, e di Dipak Raj Pant, docente, ricercatore, coordinatore di vari progetti per lo sviluppo sostenibile in diversi Paesi. Il professor Remo Lucchi, presidente di GFK Eurisko, presenterà nuovi dati che evidenziano come i nuovi orientamenti comportamentali del cittadino-consumatore non siano corrisposti dall’offerta delle aziende. Non mancheranno, infine, contributi e best practice da parte del mondo universitario e imprenditoriale. A raccontare esperienze italiane di responsabilità ed etica sociale ci saranno, per esempio, il vice presidente di Coop Italia Maura Latini, il presidente e fondatore di Lifegate Marco Roveda mentre il ruolo dei new media sarà approfondito, tra gli altri, da Luca Colombo, country manager di Facebook Italia, e da Marco Icardi, amministratore delegato Sas Institute.

Dopo il 2000 la mobilità, i comportamenti di consumo, l’organizzazione del tempo sono cambiati in modo veloce e radicale partendo da un gruppo ristretto, una sorta di “intellighenzia” più colta e consapevole, per allargarsi poi a macchia d’olio. Questo perché, mentre nel passato i comportamenti sociali venivano di solito anticipati da un’élite ricca e per questo non potevano essere imitati, oggi un serie di fattori hanno cambiato le cose. A evidenziarlo è il professor Lucchi di GFK Eurisko «Crisi economica, aumento del livello medio d’istruzione e Internet 2.0 – spiega – hanno cambiato il rapporto fra Domanda e Offerta. Basti pensare che nel ’68 il 16% degli italiani era in possesso di un diploma mentre nel 2000 era il 22%, percentuale che fra il 2000 e il 2012 è quasi raddoppiata arrivando al 42% e ancora raddoppierà nei prossimi 12 anni fino a superare l’80%. Questo trend rappresenta un patrimonio di coscienza critica, una base importante da cui non si torna indietro. Poi il fenomeno dei blog e dei social network ha favorito l’orizzontalità e la partecipazione. Le persone hanno preso coscienza della propria individualità e vengono stimolate a una vita più partecipativa e meno dipendente. Di conseguenza si pongono sullo stesso piano dell’Offerta, sia pubblica che privata». In definitiva ci si è resi conto che tutta l’Offerta è sempre stata centrata su se stessa nel perseguimento di obiettivi di breve periodo e che quella privata in particolare ha sempre messo lo sfruttamento prima della creazione di valore. I nuovi orientamenti del cittadino-consumatore potrebbero rappresentare la spinta decisiva per un cambio di paradigma dato che alla fine sono loro che eleggono i propri rappresentanti, comprano i prodotti e decidono quali sostenere e quali “bocciare”.

 

Ripartire dai diritti della Terra

Il Socialing nasce a questo punto con l’obiettivo di proporre alle organizzazioni nuovi approcci etici verso i consumatori e i mercati, individuare come priorità le reali esigenze delle persone e ristabilire il primato della dimensione umana e sociale negli scambi tra soggetti economici, profit e no-profit. «Un’impresa socialing oriented – spiega l’ideatore e coordinatore del Forum, il professor Andrea Farinet – deve saper agire su più livelli: migliorare sistematicamente il rapporto prezzo-qualità della propria offerta, sviluppare la propria responsabilità sociale e ambientale nel territorio in cui opera e contribuire, attraverso l’innovazione intellettuale e organizzativa, alla crescita del capitale sociale e al miglioramento della qualità della vita della comunità nella quale è inserita».

Uno dei progetti più importanti dell’European Socialing Forum è la prima Carta Universale dei Diritti della Terra Coltivata, frutto di un lavoro di ricerca durato due anni su come tutelare meglio la realtà agricola italiana e internazionale. Basato su quattro principi fondamentali – dignità, integrità, naturalità e fertilità della terra coltivata – il documento, in occasione del Forum, sarà sottoposto alle più grandi associazioni agricole, ambientaliste e naturaliste internazionali. Potrà così nascere un percorso di condivisione che potrà portare alla ratifica formale della Carta nel corso di Expo 2015. L’obiettivo finale è trasformare Milano nella capitale mondiale della salvaguardia della terra coltivata, fondando il Palazzo della Terra Coltivata, la Banca dei Semi e il Tribunale internazionale dei diritti della terra coltivata. Altri due progetti sono “Dal chilometro zero al chilometro verde” e “Dieci filiere per salvare il mondo”. Il primo è una proposta per favorire la nascita di filiere agro-alimentari sempre più tracciate e tutelate ma soprattutto ispirate ai principi del Socialing quali la green economy e la bioeconomia mentre il secondo intende esportare nei Paesi in via di sviluppo alcune delle filiere italiane con l’obiettivo di sviluppare un’agricoltura socialmente orientata alle aree economicamente più deboli del pianeta.

Foto di pizzodisevo/flickr

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