Wise Society : Sardex, il circuito etico che aiuta l’economia locale
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Sardex, il circuito etico che aiuta l’economia locale

Nato in Sardegna nel 2010 dall'idea di cinque trentenni è una camera di compensazione cui oggi aderiscono 7.000 imprese ed è diventato oggetto di studio per alcune università internazionali

Maria Enza Giannetto/Nabu
8 dicembre 2016
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A Sardex aderiscono 4000 imprese e nel 2015 sono stati transati oltre 100 milioni

«Sardex è un network, una rete di cui fanno parte soggetti economici locali che entrano in relazione. A questo fine viene messa a disposizione delle aziende un sistema di compensazione per agevolare gli scambi, la creazione di legami fiduciari e le relazioni non solo economiche ma anche umane tra i partecipanti. Gli strumenti che utilizziamo sono sempre funzionali agli obiettivi della rete». Spiega così il giornalista Maso Notarianni,  responsabile comunicazione dell’azienda, la “semplice grandiosità” di Sardex.net: il circuito di moneta virtuale nato in Sardegna nel 2010.

Semplice, perché in fondo, grazie alle infrastrutture moderne il denaro torna ad avere il suo significato primo di strumento di relazione e scambio. Grandioso perché, pescando tra principi di etica e cooperazione e di messa in rete, è riuscito ad avviare un modello di comunità ormai oggetto di studio anche in grandi università internazionali.

Andiamo con ordine, però. Per chi ancora non lo conoscesse, Sardex nasce come start up sei anni fa, quando Giuseppe Littera, Carlo Mancuso, Gabriele Littera, Piero Sanna e Franco Contu, 30enni di Serramanna, nel Campidano (Sud Sardegna), laureati in marketing e materie umanistiche, si mettono insieme attorno al progetto venuto fuori da un’intuizione.

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I fondatori di Sardex: Giuseppe Littera, Carlo Mancuso, Gabriele Littera, Piero Sanna e Franco Contu, 30enni di Serramanna provincia di Sud Sardegna

«L’idea dei cinque ragazzi – spiega Notarianni – partiva soprattutto dalla convinzione che non fosse sensato che a pagare la crisi creata dai grandi gruppi e dalle joint venture fossero le piccole e medie imprese, alle quali, era stato totalmente chiuso l’accesso al credito. Si sono quindi chiesti come fosse possibile rimettere in moto la piccola economia sarda, dando la possibilità agli imprenditori di non usare moneta reale. Il modello a cui si sono ispirati– aggiunge – è quello dell’economista John Maynard Keynes e, osservando i vari sistemi di monete complementari, come la svizzera Wir, hanno creato dal nulla un circuito originale, a stretto contatto con il territorio isolano, e permettendo a qualunque tipo di azienda, dal piccolo panificio di paese al grande Tiscali di entrare nel circuito».

Sardex è quindi un circuito commerciale – cui si aderisce pagando un’iscrizione e un canone annuale o mensile – composto da professionisti, aziende e imprese che usano l’omonima valuta (un 1 sardex vale 1 euro). Una vera e propria camera di compensazione debiti e crediti, all’interno del quale, gli attori economici possono vendere e acquistare i beni e servizi commercializzati, guadagnando e investendo i propri sardex. È anche possibile andare in debito, ma il sistema non contempla gli interessi. Un sistema economico parallelo e complementare a quello canonico, insomma.

Un sistema che è risultato vincente, tanto che, dai quei primi 100 pionieri sardi, oggi gli iscritti sono circa 4000. Inoltre, il modello è stato applicato nel resto d’Italia, creando un Circuito di Credito Commerciale  (7000 imprese aderenti) che condivide regole, processi, mission, vision e valori comuni, il cui allineamento è garantito anche dalla comune sottoscrizione di un codice etico riconosciuto da ogni Circuito come principio ispiratore di qualsiasi altra norma e regolamento interno. Ma chi garantisce la solidità del sistema e l’affidabilità delle aziende del circuito? «Il sistema è già piuttosto consolidato – spiega Notarianni – e nel circuito si entra solo attraverso uno screening che, oltre alla stato dell’azienda, valuta la saturazione o meno di quel tipo di attività all’interno del sistema. Importante, in tal senso,  il ruolo dei costruttori di comunità che sono coloro che vanno in giro a incontrare i professionisti per farli entrare in rete. L’innovazione di Sardex sta proprio nell’essere riusciti a ricostruire il tessuto sociale in un ambito in cui la fiducia era un po’ venuta meno. E importantissima l’attività dei broker che aiutano aziende e imprenditori a mantenere il bilanciamento tra crediti e debiti».

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La comunità di Sardex si allarga sempre di più e punta a diventare una SpA

Una storia di successi e di continua crescita che ha portato Sardex, nel 2015 a superare i 100 milioni di transato e nel 2016 a passare diventare una Spa, strutturata e ambiziosa che, però, non perde di vista lo spirito etico di base, come testimonia il progetto Digipay4Growth, finanziato dalla Commisione Europea nell’ambito del programma Horizon 2020 (Future Internet Research & Experimentation – FIRE+). L’iniziativa coinvolge sei nazioni e prevede tre progetti di sperimentazione: uno in Spagna, uno in Inghilterra ed uno in Italia. Capogruppo per l’Italia è proprio Sardex.net che sta portando avanti il progetto in collaborazione con il governo della Regione Autonoma della Sardegna.

Il progetto che sfrutta un’innovativa tecnologia di tracciabilità dei pagamenti, è il primo nel suo genere in Europa e prevede il coinvolgimento di cittadini, pubblica amministrazione e imprese con l’obiettivo di aumentare la domanda locale, stimolare la circolazione locale del potere d’acquisto ed aumentare l’effetto moltiplicatore della spesa pubblica sul territorio.

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