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Nuovi mestieri sempre più green

Le energie rinnovabili richiedono progetti e competenze tecnologiche così come le aziende devono essere controllate nelle loro politiche ambientali. Dall'ecoauditor all'ecologo vegetale e al tecnico della qualità bio, ecco le figure professionali destinate a crescere in un futuro in chiave sostenibile

Francesca Tozzi
27 febbraio 2013

Image by © Tim McGuire/CorbisIn tempi di crisi con il mercato del lavoro bloccato le iscrizioni all’università tendono a calare. In Italia fanno però eccezione le facoltà legate a tematiche ambientali.

I green job sono infatti destinati a diventare sempre più importanti sia per le politiche a tutela della qualità del cibo, dell’aria e dell’acqua attuate dalle aziende sia per il peso che necessariamente la sostenibilità dovrà assumere per la salvaguardia del nostro eco-sistema. Interessanti sbocchi occupazionali sono legati, infatti, oltre che alle già tradizionali figure dell’agricoltore biologico, dell’apicultore e dell’imprenditore di agriturismo, a professioni più specifiche e meno conosciute come lo zoonomo sostenibile e l’ecoauditor.

L’agricoltura sostenibile si presenta come un settore chiave di rilancio della produttività con tutti i suoi correlati – biomasse e rinnovabili, rifiuti, risparmio energetico, taglio elle emissioni di gas a effetto serra, lotta al dissesto idrogeologico – e così si moltiplicano i nuovi lavori “verdi” ad essa collegati.

Biologico ma non solo

Il biologico fa la parte del leone: l’Italia è il primo Paese per numero di aziende bio con un mercato che l’Organic Service stima intorno ai 3,5 miliardi di euro. L’annuario del biologico Tutto Bio 2013 rileva oltre 10.300 operatori fra aziende con vendita diretta, gruppi d’acquisto, e-commerce, ristoranti, agriturismi, mense scolastiche, mercatini e negozi. Una realtà in continua evoluzione e crescita che, a fronte di 200 operatori che escono, ne ha registrati 900 in entrata.

Il settore conta su diverse professionalità tra cui il tecnico della qualità bio che effettua i controlli presso le aziende agricole e verifica che tutte le attività siano svolte nel rispetto delle normative e dei disciplinari in vigore, anche attraverso campioni e analisi di laboratorio. Al termine di tutte le operazioni è lui, infatti, che compila e trasmette all’ente di controllo tutta la documentazione per il rilascio degli attestati di certificazione.

Image by © Stephanie Pilick/dpa/Corbis

Energia pulita e controllo del ciclo produttivo

Le imprese agricole italiane richiedono, secondo l’Enea, un consumo di energia pari a 16,3 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio). Secondo l’Enea e la Coldiretti, dalle filiere agroenergetiche si potrebbe ottenere un risparmio di almeno 11 Mtep e infatti, stando all’indagine Excelsior realizzata da Unioncamere e ministero del Lavoro, il 40% delle imprese agricole italiane ha dichiarato di aver ridotto, negli ultimi 3 anni, i consumi energetici (metano -30%, elettricità -10%) mentre un’azienda su 10, fra quelle con dipendenti, ha utilizzato energia autoprodotta. Le energie pulite hanno la loro figura professionale: è l’esperto in progettazione delle energie rinnovabili che, dopo aver analizzato il territorio, valuta l’impiego delle diverse tecnologie a seconda del contesto, dalla biomassa al solare all’eolico.

Image by © Mika/Corbis

I rifiuti sono poi un capitolo importante nella vita di un’azienda green. A verificare che siano ben gestiti ci pensa l’ecoauditor, l’addetto al controllo degli impianti e dei processi produttivi di un’impresa che mette a confronto con le norme ambientali: è lui che verifica la tipologia di rifiuti prodotti, la loro quantità, le emissioni gassose, i consumi e gli scarichi d’acqua e i consumi energetici e può indicare all’azienda quali correzioni e modifiche apportare. La figura dell’ecoauditor è di fatto resa obbligatoria dalla legislazione europea sul controllo della compatibilità tra cicli di lavorazione dei prodotti, impianti e strutture delle imprese e la protezione dell’ambiente.

Un’altra figura emergente è il tecnico degli impianti sostenibili che si occupa della messa in opera delle soluzioni impiantistiche di tipo elettrico, idraulico, termoidraulico, di riscaldamento e raffrescamento, di fitodepurazione, fotovoltaiche.

A tutela della biodiversità

Tutte le estati i mari italiani tornano a essere invasi dalle meduse mentre i loro naturali predatori, tartarughe e pesci-spada, non se la passano bene, le prime per colpa dei sacchetti di plastica che mangiano scambiandoli appunto per meduse e i secondi per i metodi di pesca non sostenibili. È solo un esempio di come un ecosistema possa essere alterato dall’azione dell’uomo. Per tutelare la biodiversità c’è la figura professionale dell’ecologo vegetale che redige le liste rosse delle specie minacciate, suggerendo come tutelarle e come ripristinare gli ambienti. Questo fa parte anche dei compiti dell’esperto in progettazione delle risorse agroforestali che si occupa della gestione e del coordinamento degli interventi del settore, dai vivai forestali al monitoraggio ambientale alla direzione dei cantieri. Anche lui lavora al recupero di aree degradate, a interventi di bioingegneria e architettura di paesaggio fornendo assistenza ai cantieri. Svolge inoltre studi di valutazione dell’impatto ambientale e previsione dei rischi relativi a incendi, frane, valanghe.

E siccome la sostenibilità e il biologico non riguardano solo frutta e verdura, ecco lo zoonomo sostenibile che opera nei settori della zootecnica e si occupa della pianificazione aziendale e industriale fino alla trasformazione delle carni e l’alimentazione degli animali in aziende zootecniche, faunistiche, venatorie e di acquacoltura compatibile. Fra i compiti che la norma gli assegna, ci sono le attività di selezione e miglioramento genetico, conservazione e valorizzazione della biodiversità animale e dei microrganismi di interesse tecnologico per la trasformazione dei prodotti di origine animale. Ha inoltre il compito di controllare che tutte le fasi dell’allevamento rispettino i disciplinari e che i mangimi siano di origine biologica e di filiera controllata.

Image by © Monty Rakusen/cultura/Corbis

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