Wise Society : Maximungitura in piazza in difesa delle stalle italiane
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Maximungitura in piazza in difesa delle stalle italiane

Organizzata da Coldiretti per focalizzare l'attenzione sulla crisi degli allevatori. E il latte italiano è sempre meno a scapito delle produzioni di qualità

6 febbraio 2015

Il presidente Coldiretti Moncalvo in mungituraTre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro venduti in Italia sono stranieri, metà delle mozzarelle sono fatte con latte straniero e anche il caglio utilizzato per la preparazione dei formaggi spesso arriva dall’estero. Il motivo? La crisi che ha fatto crollare il prezzo di acquisto del latte alla stalla intorno ai 36 centesimi di euro a litro. Non più di tanto, oggi, sono disposte a offrire le industrie agli allevatori che, sempre più numerosi, stanno chiudendo le proprie stalle per l’impossibilità di ricavarne il minimo per il sostentamento degli animali e per la remunerazione dell’attività. A questo si aggiunga che il gruppo francese Lactalis, che dal 2003 a oggi ha acquisito marchi come Invernizzi, Galbani, Parmalat e, da poco, anche il Consorzio Cooperativo Latterie Friulane, ha abbassato a 35 centesimi la remunerazione per litro ai propri fornitori.

Dall’inizio della crisi a oggi è stata chiusa una stalla italiana su cinque, con la perdita di 32mila posti di lavoro. Il rischio, sul quale non ci si focalizza abbastanza perché non esiste l’obbligo di indicare la provenienza del latte e del caglio in etichetta, è quello «concreto – spiegano da Coldiretti – della scomparsa del latte italiano e dei prestigiosi formaggi made in Italy, con effetti drammatici anche sulla sicurezza alimentare e sul presidio ambientale».

Striscione esposto a Palermo Per accendere i riflettori su questi problemi che, fin qui, hanno causato la chiusura di una stalla su cinque, Coldiretti ha organizzato una maximungitura che ha attraversato tutta l’Italia. Da Palermo a Milano passando per la Laguna di Venezia gli allevatori sono scesi in piazza coi loro animali per denunciare il malessere che si acuisce, ogni giorno di più anche in virtù dei circa 86 milioni di quintali di latte importato dall’estero.

Una mobilitazione che, se indubbiamente, serve per dare una scossa ai rappresentanti delle istituzioni che hanno partecipato in massa diventando mungitori per un giorno, dall’altra deve servire ai consumatori per aumentare la propria consapevolezza e domandarsi perché un litro di latte fresco a scaffale costi in media 1,57 euro quando a un allevatore viene pagato 0,36 e da quello stesso litro vengono anche estratti grassi per la produzione di burro e panna. Va da sé che sarebbe importante comprare formaggi prodotti con latte italiano stando attenti che la produzione sia sostenibile, sia per il benessere degli animali sia per la remunerazione dell’allevatore.

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