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Investire nelle foreste africane fa bene

Prodotti di qualità, innovazione e rispetto per l'ambiente. Con queste parole d'ordine il gruppo Alpi, leader nel settore della trasformazione del legno, ha messo in atto un modello vincente di sviluppo sostenibile. Con una gestione responsabile delle foreste africane da cui arrivano le principali materie prime

di Sabrina Sciama
20 gennaio 2011

Tronco di ayous“La foresta va utilizzata con rispetto: per la flora, la fauna e i popoli che la abitano”


Si fonda su questo saggio principio la storia di un’azienda italiana produttrice di legno multilaminare che della gestione responsabile della natura e del miglioramento dell’attività forestale ha fatto la propria bandiera, intraprendendo (in partnership con il Tropical Forest Trust) un percorso netto sulla via dello sviluppo economico sostenibile. Oggi attraverso la sua consociata Alpicam è la più importante realtà della filiera legno in Camerun, una delle principali cento aziende dello stato africano e tra le prime cinque nel settore forestale.

 

Nato come falegnameria di mobili nel 1919, il Gruppo Alpi (di Modigliana, in provincia di Forlì-Cesena, www.alpi.it) conta oggi sei società, undici insediamenti produttivi di cui otto in Camerun e oltre 2500 addetti di cui 1800 negli impianti africani. Con il legno decorativo per interni Alpilignum, l’azienda ha reinventato il materiale più antico del mondo: il legno, avvalendosi della tecnologia del multilaminare. Si tratta di un procedimento che consente di ricavare da un tronco un gran numero di fogli successivamente colorati e ricombinati, con i quali realizzare altrettanti fogli e tavole, identici a quelli che si potrebbero ottenere solo da piante pregiate e spesso protette.

 

«Per ottimizzare i trasporti e rendere più veloci le successive lavorazioni in Italia, occorreva una fonte certa di approvvigionamento della materia prima», racconta Mario Monti, attuale responsabile marketing del gruppo industriale, «probabilmente la soluzione più semplice e meno costosa sarebbe stata la realizzazione di un piccolo impianto per la sfogliatura di tronchi in Nigeria, ma si optò invece per uno stabilimento galleggiante, facile da rimorchiare lungo i fiumi nigeriani, via via che le concessioni forestali si fossero spostate verso l’interno» aggiunge Monti.

Stabilimento Alpicam, Douala

Fu così che nel 1973, presso i cantieri di Ravenna, ebbe inizio la costruzione di una chiatta attrezzata per la sfogliatura del legno: una vera e propria fabbrica galleggiante che, dopo non poche peripezie raggiunse il Camerun diventando la più importante industria del legno del Paese. La chiatta venne posizionata sulle rive del fiume Mungo e iniziò la sua attività, grazie al lavoro di otto tecnici italiani e di cento operai camerunesi. Nella nuova sede terminata nel 1978 si costruì una seconda linea per la produzione di sfogliati e una segheria, con la quale lavorare i tronchi non destinati alla produzione di sfogliato. La capacità produttiva mensile di sfogliato raddoppiò e vennero assunti altri 200 addetti.


La materia prima utilizzata in maggior misura, per via delle caratteristiche tecniche ottimali, è il legno di ayous, un albero che cresce in vaste aree dell’Africa occidentale, reperito nelle foreste che Alpi ha in concessione in Camerun «Lavorare in una foresta tropicale, soprattutto su questa scala, comporta l’assunzione di una grande responsabilità. L’ambiente va utilizzato con rispetto prevedendo uno sfruttamento delle risorse a basso impatto e piani di assestamento per rendere “perenne” la vita degli alberi», sottolinea Marco Monti.

Stabilimento Alpi

Proprio per questa filosofia aziendale, nel 2010, Alpi ha ottenuto la certificazione FSC (Forest Stewardship Council) che rappresenta a livello internazionale la migliore garanzia sulla provenienza del legno e sulla sostenibilità ambientale del suo utilizzo: in altri termini ciò significa considerare la foresta non come un bene economico destinato all’esaurimento, bensì come un sistema biologico complesso, in grado di rigenerarsi: dunque una risorsa rinnovabile che, se gestita correttamente, potrà continuare a dare i suoi frutti a lungo nel tempo.

 

La foresta di ayous in CamerounA questo scopo l’attività “estrattiva” è a basso impatto: solo pochi alberi per ettaro vengono abbattuti, in modo che il tessuto forestale “cicatrizzi” rapidamente. Successivamente l’area utilizzata viene lasciata riposare per 30 anni prima di potere essere nuovamente usata con gli stessi criteri. Un risultato importante, se si pensa che il prossimo 2 febbraio, nel corso della nona Sessione dello United Nations Forum on Forests, quartier generale Onu di New York, il 2011 verrà dichiarato l’anno delle foreste (ideale prosecuzione del 2010, che è stato l’anno internazionale della biodiversità).

 

Non solo. Il progetto “Foresta sostenibile” di Alpi prevede grande attenzione anche ai rapporti con gli abitanti e al miglioramento delle loro condizioni di vita. Punti fondamentali sono la tutela e il rispetto delle culture e tradizioni locali per garantire la sopravvivenza della foresta e al tempo stesso il suo utilizzo economico, fornendo un contributo essenziale al reddito delle popolazioni.

 

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