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Decrescita infelice: Censis 2012, gli italiani si danno a bici e orto per fare fronte alla crisi

Ilaria Lucchetti
10 dicembre 2012

foto di ramalkandy/flickrBici, orto e autoproduzione. Secondo il Rapporto Censis 2012 sono questi gli strumenti più diffusi tra gli italiani per sopravvivere alla situazione economica.

In pratica, una sorta di movimento di decrescita infelice autoindotto. Realizzato attraverso la vendita dei gioielli di famiglia (nel giro di 2 anni in 2.5 milioni hanno venduto oro e preziosi); con la coltivazione di orti, che forniscono cibo quotidianamente a 2.7 milioni di persone; con la crescita esponenziale della vendita di biciclette che nel 2011 ha superato per la prima volta quella delle auto; e con la preparazione casalinga di alimenti: pane, pasta, yogurt artigianale, dolci e biscotti. Infatti sarebbero circa 11 milioni gli italiani che si ingegnano in cucina e tanti, rilevano dal Censis, hanno cominciato a fare marmellate e conserve come facevano una volta le nonne, ma adesso con l’obiettivo di combattere gli sprechi e di contenere le spese.

Perché la parola d’ordine, ormai, è questa: risparmio. Da scialare c’è ben poco come confermano i numeri del Rapporto: la spesa pro capite è tornata ai livelli del 1997, nel primo trimestre del 2012 è stata registrata una flessione del 2,8% e nel secondo vicina al 4% in termini tendenziali. Un vero crollo dei consumi dettato, dicono dal Censis, dalle “tre R“: risparmio, rinuncio, rinvio.

Da cui, poi, il ricorso all’autoproduzione, all’autocoltivazione e alle due ruote. Forse più arte di arrangiarsi che decrescita.

 

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Una risposta a Decrescita infelice: Censis 2012, gli italiani si danno a bici e orto per fare fronte alla crisi

  1. Il titolo “Decrescita infelice” l’ho utilizzato in un mio breve instant book del luglio 2012 (ora quasi pronto in traduzione inglese), peraltro disponibile gratuitamente da

    http://www.lulu.com/spotlight/francops

    (anche se la procedura per scaricarlo gratis è un po’ fastidiosa)

    penso vi possa interessare.

    Cordialmente
    Franco Pavese

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