Wise Society : Il merito del consumismo? Aver formato consumatori consapevoli
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Il merito del consumismo? Aver formato consumatori consapevoli

Lo spiega la sociologa dei consumi Francesca Forno "I consumatori abituati al cibo sano per ovviare alla difficoltà di approvvigionamento hanno risposto con la nascita di fenomeni di consumo critico".

Mariella Caruso/Nabu
4 settembre 2017
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Secondo l’Osservatorio Cores la nascita di meccanismi di consumo alternativo nasce da uno dei paradossi della produzione e del consumismo globale, image by iStock

Il consumismo, negli anni del boom economico, ha permesso all’Italia di crescere a ritmi forsennati. Lo stesso consumismo che ha messo le basi per la società «usa e getta», che è stata ben analizzata e stigmatizzata dal filosofo polacco Zygmunt Bauman, può in qualche modo essere foriero di comportamenti etici da parte dei nuovi consumatori, in particolar modo nella filiera alimentare. Ne è convinta la sociologa dei consumi Francesca Forno, professore associato del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Trento. Il motivo è semplice. «Lo stesso consumismo che ha dato la possibilità a molte classi sociali di accedere a privilegi che prima erano loro inaccessibili come vacanze, tempo libero e acquisti di lusso, ha formato anche consumatori più consapevoli», sottolinea la professoressa Forno che con Cristina Grasseni, docente di Antropologia culturale dell’Università olandese di Leiden e Silvana Signori, professore associato di Economia Aziendale e docente di Etica d’impresa e bilancio sociale all’Università di Bergamo, è fondatrice dell’osservatorio Cores.

Lo scopo di Cores è l’indagine scientifica dei meccanismi e dei processi che hanno visto aumentare negli anni i gruppi di acquisto solidale, gli investimenti socialmente responsabili, le imprese sociali, le monete locali, le economie alternative, il commercio equo e solidale, la microfinanza, le reti di co-produzione tra consumatori-produttori locali e tutti gli altri meccanismi che hanno permesso di riorganizzare la vita economica sulla base dei bisogni umani e sociali. Secondo l’Osservatorio la nascita di questi meccanismi nasce da uno dei paradossi della produzione e del consumo globale. «I consumatori diventati consapevoli – spiega Forno – dell’importanza di un’alimentazione con cibo sano non riescono più a tornare indietro e per ovviare alla difficoltà di approvvigionamento hanno risposto con la nascita di fenomeni di consumo critico». Di fatto, sottolinea Forno, «l’impoverimento della classe media ha stimolato forme di riorganizzazione sociale».

«Filiera corta, recupero del cibo ed educazione alimentare possono servire a rimettere in circolo l’economia», sintetizza la docente. «L’idea degli infiniti consumi si scontra con i limiti delle risorse, ma i consumi sono l’elemento sul quale si radica l’identità di una comunità. L’educazione, invece, è la chiave perché senza quella è impossibile capire che ognuno è corresponsabile di ciò che sta accadendo e che può essere un ingranaggio per il cambiamento», aggiunge Forno introducendo l’elemento relazionale delle scelte in fatto di alimentazione con i fattori ambientali come i cambiamenti climatici, acidificazione dei terreni, perdità della biodiversità, e sociali come i conflitti, le migrazioni, i cambiamenti demografici, la salute e la cultura dei luoghi. «Per chi si è abituato alla salubrità del cibo ed è cosciente dell’impatto delle proprie scelte sul pianeta è impossibile tornare indietro e ricominciare ad acquistare e consumare cibo di cui non si conosce la provenienza o prodotto dall’altra parte del mondo – conclude la sociologa -. L’impossibilità di approvvigionarsi di cibo sano è tra i motivi della nascita di cittadinanza sostenibile e del consumo critico». E quindi della crescita dal 2007/8 di GAS, alveari, green shop, food policy council e farmer’s market. Ovvero di alcune delle modalità di consumo che stanno avvicinando sempre più produttori e consumatori, accorciando la filiera e producendo valore.

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