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Come scegliere la tisana giusta

Francesca Tozzi
23 febbraio 2012

Foto di Ro/wererabbit/flickrLe tisane sono particolarmente gradite in inverno perché bere qualcosa di caldo e profumato rinfranca corpo e spirito. In più sono funzionali e quindi utili a risolvere un bel po’ di problemi e problemini del quotidiano. Per questa stessa ragione non vanno però prese a caso o solo sulla base del gusto che preferiamo. Inoltre non è detto che tutto ciò che è naturale faccia bene tout court. Per non sbagliarsi, meglio scegliere tisane con poche erbe: la farmacopea nazionale, per esempio, raccomanda di non utilizzare mai più di otto diverse piante. Vanno acquistate preferibilmente in erboristeria o in farmacia, mai on-line, per essere sicuri delle materie prime utilizzate. Detto questo, visto che alcune tisane possono avere effetti indesiderati sul nostro organismo, ecco qualche dritta.

QUANDO NON PRENDERLE

Dente di leone: sconsigliato a chi soffre di calcoli biliari, a dosi elevate può anche causare problemi dermatologici e gastrointestinali

Echinacea: non andrebbe assunta nel caso di problemi del sistema immunitario

Eucalipto: chi è portato, può avere disturbi a livello gastrointestinale

Frangola: non va presa in gravidanza e in allattamento, può causare crampi intestinali e rallentare il transito intestinale

Genziana: sconsigliata a chi soffre di ulcere gastrointestinali

Ginepro: no in gravidanza. L’utilizzo prolungato può causare problemi ai reni

Ginkgo: può causare disturbi gastrointestinali e può interagire con farmaci ad azione anticoagulante

Ginseng: se ne abusate, potete avere disturbi di irritazione e nervosismo e diarrea

Hamamelis: un eccesso può causare fenomeni di ipertensione

Harpagophytum: no in gravidanza e in allattamento, può causare allergie e complicazioni gastrointestinali. Sono possibili interazioni con alcuni anticoagulanti e farmaci per il trattamento di malattie cardiovascolari

Ipeca: a dosi eccessive può causare diarrea

Iperico: può interferire con l’assorbimento di contraccettivi orali, farmaci anticoagulanti, immunodepressivi

Liquirizia: se assunta in dosi elevate, fa aumentare la pressione. Sconsigliata in caso di gravidanza e per chi soffre di ipertensione, anemia e problemi a livello epatico. Può interagire con alcuni farmaci ad azione diuretica

Rabarbaro: no in gravidanza o allattamento perché rende amaro il sapore del latte. Poiché il rabarbaro influenza la quantità di potassio nell’organismo, è sconsigliata l’assunzione contemporanea ai farmaci per la cura delle malattie cardiache

Fonte: WellMe.it

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