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Roberto Saviano: “viviamo, non usiamo la crisi come scusa”

L'autore di “Gomorra” affronta il tema della disabilità, parla delle vittorie dei nostri atleti alle recenti paralimpiadi, della vita del pianista Michel Petrucciani. Di come tutto questo possa aiutarci a vedere l'Italia con occhi diversi e ad affrontare meglio la crisi

Francesca Tozzi
3 ottobre 2012

Image by © Richard Hamilton Smith/CORBISRoberto Saviano è tornato. Ospite della puntata del primo ottobre scorso di Che tempo che fa su Rai 3, ha ricordato le vittorie dei nostri atleti alle recenti paralimpiadi e ha raccontato la storia del celebre pianista Michel Petrucciani per affrontare il tema della disabilità ed evidenziare come la spesa per le politiche sociali si sia ridotta negli ultimi anni a fronte di un aumento degli sprechi della politica: meno soldi per supportare i cosiddetti “diversamente abili”, più soldi per finanziare cene e campagne elettorali.

Ma al di là del dato politico ed economico, che fa indignare, quello che ci colpisce è una riflessione che riguarda tutti noi e che riprendiamo volentieri perché appartiene al sistema di valori che la community di Wise Society condivide: il fatto che ancora si consideri l’espressione “diversamente abili” come un eufemismo e non come il riferimento a delle abilità che noi normodotati non abbiamo. Ancora li consideriamo una sorta di umanità a parte da sostenere e non un esempio da imitare. Eppure molti di loro riescono in imprese che sembrano impossibili mentre chi è nel pieno delle sue possibilità stenta a realizzare i propri progetti. Dice Saviano “Le paraolimpiadi hanno dato un’immagine totalmente diversa del nostro Paese. Mentre le prime pagine dei giornali erano piene dei soliti scandali, litigi ed episodi di corruzione, lì si è vista un’altra Italia. L’Italia di Zanardi, oro nella hand bike, quella di Annalisa Minetti, che ha segnato un nuovo record nell’atletica, quella di Cecilia Camellini, cieca dalla nascita, che ha vinto due ori nel nuoto. Un’Italia in cui è bello riconoscersi. 20 medaglie ha vinto la nazionale paraolimpica italiana, le stesse che ha vinto la nazionale normodotata”.

Queste storie, questi risultati insegnano qualcosa di importante anche a chi ha l’uso della vista e degli arti in un momento di grande difficoltà sociale ed economica. Tutto sembra impossibile. Ci si chiede perché non si riesca a trovare un lavoro, a costruire una famiglia, a vivere in modo sereno e onesto. La risposta è sempre una: la crisi. “In una situazione del genere – continua Saviano – bisogna guardare a quel mondo. Ma non con un atteggiamento di commiserazione come dire: guarda come sono sfortunati loro, ritieniti fortunato per quello che hai. Esattamente il contrario: l’abilità diversa mostra che ogni mattina con quei problemi ti devi svegliare e attuare delle strategie per stare al mondo. Niente ti è dato. E se ti rassegni non c’è vita. Non c’è una brutta giornata o un brutto periodo. Non è vivere”.

E qui lui racconta la storia di Michel Petrucciani, nato con la sindrome delle ossa di cristallo e diventato poi uno dei più grandi pianisti jazz moderni. Le sue ossa si sono rotte tutte al momento del parto e ha vissuto rinchiuso in un’ingessatura di sostegno. Ma non chiuso al mondo. Ha vissuto. Ha amato. Ha suonato divinamente il pianoforte anche se soffriva per ogni movimento perché era quello che dava senso alla sua vita e che lo rendeva felice. Ecco. Lui ci ricorda che si può essere felici anche se non stiamo bene al 100 per cento, anche se le cose non filano lisce o non vanno nella direzione che avevamo programmato. Che la felicità, l’unica possibile, non nasce dall’assenza dei problemi e del dolore, ma li ingloba e li supera. L’intervento di Saviano è disponibile su youtube.

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