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Carne equina nei tortelli Buitoni: il punto della situazione

A pochi giorni dallo scandalo della carne equina trovata nei tortelli Buitoni, molti si domandano a che serva la normativa europea se i controlli non sono efficaci. E cosa c'è dietro...

Francesca Tozzi
20 febbraio 2013

Foto di Adrian Parnham/flickr Un aspetto importante della sicurezza alimentare è la tracciabilità o “rintracciabilità“, definita dal Regolamento (CE) 178/2002 come “la possibilità di ricostruire e seguire il percorso di un alimento, di un mangime, di un animale destinato alla produzione alimentare o di una sostanza destinata o atta ad entrare a far parte di un alimento o di un mangime attraverso tutte le fasi della produzione, della trasformazione e della distribuzione”. Lo scopo è far sì che tutto ciò che entra nella catena alimentare conservi traccia della propria storia, dalle materie prime fino allo scaffale del supermercato.

Eppure questo non ha impedito alla carne di cavallo, la notizia è di questi giorni, di finire dentro i ravioli e i tortellini Buitoni alla carne di manzo e anche nelle lasagne prodotte dal marchio francese Gourmandes. La società proprietaria dei marchi, la Nestlè, li ha ritirati dai mercati italiano e spagnolo evidenziando che la cosa non comporta alcun rischio per la salute umana. Ma l’etichetta dovrebbe riportare tutti gli ingredienti realmente contenuti nel prodotto: è l’unico strumento che i consumatori hanno in mano per tutelarsi al momento dell’acquisto.

La ragione di questo cambio di ricetta è comprensibile: la crisi dei consumi, passando per la gdo, si riversa sui marchi che a loro volta si rifanno sui fornitori. Per starci dentro questi ultimi tagliano i costi della materia prima, acquistando per esempio carne di cavallo in zone dell’Europa dell’est dove viene venduta a meno di un terzo del prezzo della carne bovina.

Nell’ambito dell’Unione europea – dove dal primo gennaio 2006 l’obbligo della rintracciabilità è stato esteso a tutti i prodotti agroalimentari – il caso ha posto per l’ennesima volta il problema della non sempre sufficiente efficacia dei controlli. È quello l’anello debole: la normativa non basta. Il mercato delle carni è molto esposto a truffe e manipolazioni, soprattutto se i passaggi fra coltura/allevamento e packaging sono molti.

In Italia il Codacons punta il dito contro l’Efsa, il cui ruolo è quello di fornire consulenza scientifica ai gestori del rischio in materia di sicurezza degli alimenti e dei mangimi. L’Autorità europea per la sicurezza alimentare risponde che ha avviato delle indagini per risalire alla fonte del problema. Risulta urgente l’attuazione di un sistema di tracciabilità totale dei prodotti alimentari. Nell’attesa i consumatori hanno la possibilità di prevenire il problema rivolgendosi magari a prodotti certificati da enti terzi come le dop e gli alimenti biologici – l’iter di certificazione richiede controlli supplementari e costanti – e privilegiando la filiera corta: prodotti a km zero, acquistati al mercato e il più possibile freschi, sfusi e di stagione.

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