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Michelangelo Pistoletto: la biografia

7 aprile 2011

Michelangelo Pistoletto nasce il 25 giugno del 1933 a Biella. Figlio d’arte, il padre (Ettore Oliviero) era pittore e restauratore, impara proprio da lui, fin da bambino, le tecniche base del disegno e della pittura. Dopo diversi spostamenti tra Susa e Torino per sfuggire ai bombardamenti della guerra, la famiglia Pistoletto (anche la madre Livia Filla era un’appassionata di pittura) si stabilisce definitivamente nel capoluogo piemontese a fine 1946 e Michelangelo all’età di 14 anni comincia a lavorare nella bottega del padre, figura fondamentale per la formazione artistica del ragazzo e disegna il suo primo autoritratto. Con i primi guadagni inizia a collezionare sculture lignee. Intanto lo studio e la pratica del restauro gli danno modo di approfondire la conoscenza dell’arte pittorica occidentale, soprattutto quella medievale e rinascimentale. A vent’anni, su consiglio della madre, si iscrive a una scuola di grafica pubblicitaria appena aperta a Torino e diretta da Armando Testa. Dopo solo un anno Michelangelo diventa titolare di un propria agenzia, sempre a Torino che condurrà fino al 1958. Nel 1954 conosce Marzia Calleri e l’anno dopo si sposano. Il vivace panorama delle gallerie d’arte torinesi delle’epoca permette all’artista di venire a contatto con le opere di Lucio Fontana, Francesco Burri, Alberto Giacometti e Francis Bacon. Intanto la sua tecnica pittorica si fa più definita e cresce il suo interesse per l’arte contemporanea.  Nel 1955 con Autoritratto realizzato nello stesso anno, l’artista inizia l’attività espositiva, presso il Circolo degli Artisti di Torino, cui segue, nel 1960, la prima personale alla Galleria Galatea di Torino. Dalla iniziale produzione pittorica, caratterizzata proprio da una ricerca sull’autoritratto, utilizzando la sua stessa immagine, Pistoletto passa (tra 1961 e ’62) alla realizzazione dei primi Quadri Specchianti, un ciclo fondamentale nella sua produzione, realizzati con lastre di acciaio inox, lucidate a specchio, utilizzando e intrecciando tra loro fotografia, disegno e pittura. Queste opere danno il via a una riflessione fondamentale sul rapporto tradizionale autore/spettatore e rappresentano la dualità del confronto tra il sè e l’altro: la ricerca della propria individualità, anche artistica e il vivere sociale. Nella seconda metà degli anni Sessanta i Quadri Specchianti diventano più vivaci e vissuti, fino quasi a rappresentare (come esplicita citazione dei grandi maestri del Rinascimento) moderni tableaux vivants intensi e teatrali, dove lo spettatore interagisce con l’opera e l’artista. Pistoletto concluderà l’esperienza dei Quadri specchianti nel 1971 adottando la serigrafia come tecnica di base, metodo di riproduzione meccanica che è anche una risposta dell’artista a un periodo sociale di maggior inquietudine sociale e politica che sfocerà negli Anni di Piombo. Al 1965 -’66, risalgono gli Oggetti in Meno, alla base della nascita dell’Arte Povera, il movimento artistico di cui Pistoletto diventa uno dei principali protagonisti e fondatori. Nel frattempo, tra il 1967 e il 1972, fonda un gruppo di teatro di strada e spettacoli itineranti (Lo Zoo, fra i cui partecipanti c’è anche Maria Pioppi che diventerà la sua seconda moglie) coinvolgendo altri artisti e pensatori (poeti, musicisti, artisti visivi) riuniti in un gruppo di incontro presso il suo studio, convinto della necessità di aprire e “contaminare” il più possibile il proprio pensiero umano e artistico, attraverso un proficuo scambio di esperienze e conoscenze. Un modo di intendere l’arte che ha caratterizzato e segnato il suo percorso fino ai giorni nostri. Dopo la fine dell’esperienza dello Zoo, nel 1972 Pistoletto si trasferisce in Val di Susa con Maria e le loro due gemelle nate nel 1971 (Armona e Pietra). Seguono anni di grande attività tra realizzazione di mostre in Italia (dodici consecutive solo a Torino tra 1975 e 1976) e all’estero (da Parigi a Bruxelles, da Boston a New York) cicli di lavori complessi e articolati e la sperimentazione di nuove tecniche e materiali come, all’inizio degli anni Ottanta, una serie di sculture in poliuretano rigido, tradotte in marmo, per la personale del 1984 a Firenze. All’inizio degli anni Novanta una nuova svolta: con Progetto Arte, la realizzazione a Biella di Cittadellarte-Fondazione Pistoletto e l’Università delle Idee, l’artista concretizza l’idea di mettere l’arte in relazione attiva con i diversi ambiti del tessuto sociale (ricongiungendosi idealmente alle pratiche artistiche sperimentali da lui avviate proprio negli anni Sessanta) per sollecitare e produrre una trasformazione responsabile della società. Nel 2003 riceve il Leone d’Oro alla Carriera alla Biennale di Venezia e l’anno dopo l’Università di Torino gli conferisce la laurea “honoris causa” in Scienze Politiche. Nello stesso periodo l’artista annuncia l’ultima e più recente fase del suo lavoro: il Terzo Paradiso (nell’ambito del quale inizia una fertile collaborazione con la musicista Gianna Nannini cura di Zerynthia – RAM Radioartemobile) progetto che si propone di condurre scienza, tecnologia, arte, cultura e politica a restituire vita alla terra attraverso il passaggio a un nuovo livello di civiltà planetaria. Nel 2007 riceve a Gerusalemme il Wolf Foundation Prize in Arts e sue opere sono esposte  nelle collezioni dei maggiori musei d’arte moderna e contemporanea del mondo tra cui il MOMA e il Guggenheim Museum a  New York, il Beaubourg a Parigi, il Museo Reina Sophia di Madrid e la Tate Modern di Londra. Autore di testi critici e saggi, tra cui il recente Terzo Paradiso (ed. Marsilio 2010), vive e lavora tra Biella e Bordeaux (Francia) dove ricopre l’incarico di direttore artistico di Evento 2011, biennale cittadina d’arte contemporanea.

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