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Riqualificazione edilizia spinta, una miniera energetica

Per far uscire dalla crisi il settore edile italiano sono necessari interventi per rendere efficiente il patrimonio edilizio: strumenti finanziari, sostegno del governo e tecnologia

Andrea Ballocchi
17 settembre 2015

Foto Simonetta Viterbi/FlickrIl settore dell’edilizia italiano è in grave crisi: in otto anni si sono persi ben 700 mila posti di lavoro. Uscire da questa situazione e invertire il trend non è facile e la sostenibilità sembra essere l’unica strada percorribile. Non solo un auspicio, ma una necessità improrogabile e un’opportunità enorme.

Necessità perché da qui al 2050 l’Unione Europea si è posta l’obiettivo di ridurre il livello delle emissioni di CO2 dell’80% rispetto al 1990 e il patrimonio edilizio è responsabile del 40% dei consumi energetici in Europa e in Italia, con relative immissioni. In questo senso il nostro Paese si distingue in negativo in quanto è al primo posto in Europa nella classifica delle emissioni medie di CO2 da edifici.

«Una casa al minuto da riqualificare entro 35 anni: questa la previsione se si pensa che sul territorio nazionale si stimano oltre 18 milioni di immobili da riqualificare nei 18 milioni di minuti che ci separano dal 2050» ha segnalato Thomas Miorin del Comitato Esecutivo di GBC Italia, durante un evento formativo dedicato proprio all’edilizia sostenibile. Ciò significa anche dover cominciare a prevedere un tipo di riqualificazione che non è solo legata al singolo appartamento, ma necessita di una visione d’insieme più ampia, organizzata e innovativa.

In poche parole, c’è bisogno di una “riqualificazione spinta”, come ha segnalato Gianni Silvestrini, Presidente di GBC Italia durante lo stesso evento. Ciò «richiede un

Gianni Silvestrini, GBC Italia

ripensamento delle tecnologie e della filiera ma soprattutto dei processi finanziari ed amministrativi e implica una serie di misure che devono essere messe in atto dal Governo».

Silvestrini ha evidenziato non solo la necessità di prendere questa strada, ma le enormi opportunità che si aprono: «il risparmio energetico ottenibile sul patrimonio edilizio esistente è da considerare il giacimento italiano di shale gas».

Su cosa occorre puntare? Sulle tecnologie, come detto, in particolare sulle disruptive technologies, ossia soluzioni fortemente innovative e in grado di ripensare e sbloccare il mercato e garantire, allo stesso tempo, prestazioni spinte (anche a livello di ritorno economico). Un esempio: il fotovoltaico, il led, le stampanti 3D. Perché introdurre soluzioni digitali per ottimizzare i consumi energetici in casa non è fantascienza, ma realtà. Basti pensare alla domotica.

E poi servono misure finanziarie in grado di supportare chi deve intervenire per riqualificare: una proposta di GBC – al vaglio di ministeri e Confindustria – prevede di rendere più semplice il finanziamento degli interventi di riqualificazione spinta con un’anticipazione dei capitoli di spesa necessari da parte di Cassa Depositi e Prestiti e attraverso il fondo per l’efficienza energetica previsto dal DL 102/2014.

Un altro strumento ipotizzabile potrebbe essere quello di adottare il modello statunitense dei Pace (Property Assessed Clean Energy), attraverso cui, negli Usa, si sostiene in particolare lo sviluppo di efficienza energetica ed energie rinnovabili negli edifici. In pratica l’amministrazione pubblica (centrale o locale) fornisce le risorse finanziarie per realizzare subito gli interventi, recuperando il finanziamento in 20 anni. La particolarità è che il sostegno non è legato al richiedente ma all’immobile oggetto dei lavori di riqualificazione.

Come ha sottolineato ancora il presidente di GBC, «rendere operative misure finanziarie come queste permetterebbe di sbloccare i piani di recupero e far ripartire l’economia». Già oggi, secondo l’ultimo rapporto annuale ENEA sull’efficienza energetica, più di 2 milioni di famiglie hanno investito 22 miliardi di euro per riqualificare energeticamente le proprie abitazioni dal 2007 al 2013, generando un indotto di 40 mila occupati in media l’anno.

Image by Noel Hendrickson/CorbisRiqualificazione spinta significa non solo un intervento governativo deciso, ma ripensare il modello di interventi finora attuato, in modo non solo innovativo ma anche con logiche di industrializzazione. Per capirci meglio – come ha spiegato Miorin – l’industria edilizia dovrebbe essere ripensata come quella dell’auto: strumenti tecnologici mettono in pratica quanto progettato, facendo riferimento a processi produttivi su larga scala in grado di abbattere i tempi realizzativi in modo drastico. In Olanda, grazie all’intervento governativo, si è riusciti a sperimentare la ristrutturazione completa di edifici nell’arco di pochi giorni.

Una sfida grande, per un settore, quello edile, formato al 90% da microimprese, che lavorano ancora con una logica artigianale e poco propense all’innovazione. Ma cambiare si deve e, il tempo scorre: da qui al 2050 mancano 35 anni, ossia 18 milioni di minuti. Una casa al minuto…

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