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Quel giusto comfort che aiuta il clima

Uno studio di una ricercatrice italiana mette in correlazione abitudini e fattori sociali, di classe, persino di reddito alla base del riscaldamento e raffrescamento.

Andrea Ballocchi
7 gennaio 2016

Image by iStockChe c’entra il comfort con i cambiamenti climatici? Questo concetto, sinonimo di agio, comodità e di tutto quanto concorre in termini di soluzioni di arredo e design, che impatto può avere in pratica sull’atmosfera e l’ambiente? Questa inaspettata liaison è materia di studio di Margot Pellegrino, una ricercatrice italiana a Parigi (presso l’Université de Paris-Est Marne-la-Vallée, Lab’Urba) che studia proprio i legami del comfort con la società, oltre che col design architettonico.

«Quando si parla di comfort si ha a che fare con una nozione molto complessa. Solo considerando l’ambito “termico”, esso può avere a che fare sia con la termoregolazione corporea sia con le condizioni climatiche interne ed esterne a un edificio». In pratica, il nostro corpo reagisce con l’ambiente esterno attivando determinate reazioni, per esempio regolando il riscaldamento di casa o il climatizzatore, se si ha freddo o caldo. Ma non è una semplice reazione fisica: come spiega la studiosa, entrano in gioco nella scelta di impostare una determinata temperatura fattori sociali, di classe, persino di reddito. Le nostre decisioni o quelle prese da altri innescano azioni che hanno un impatto diretto sul consumo energetico e sulle emissioni climalteranti.

«La temperatura che decidiamo di applicare per riscaldare gli spazi in cui viviamo è regolata dalle sensazioni personali di comfort, che spesso vincono sulle concezioni ecologiche». E così a casa nostra decidiamo che la temperatura giusta sia di 22-23 °C quando invece si dovrebbe mantenere a 20 °C così come imposto dalla normativa nazionale di riferimento. Altro esempio negativo è l’uso smodato della climatizzazione che «in alcuni contesti è più legato a uno status sociale che a un’effettiva esigenza». Dall’altra parte, il miglioramento dello stato di comfort è stato identificato dalla ricerca come uno degli incentivi più forti per mettere in pratica la ristrutturazione della propria casa. In questo caso, quindi, il comfort gioca un ruolo positivo nel consumo energetico.

Margot Pellegrino sta portando avanti da qualche anno ormai la ricerca, «partendo da uno studio condotto in India sull’utilizzo del climatizzatore. Nella maggior parte dei casi il suo uso era legato a una posizione sociale, o meglio alla possibilità di permettersi di impiegarlo ancor prima di un bisogno termico. Vi erano ambienti raffreddati a 18-20° C quando all’esterno ve n’erano 30-35 in cui operavano persone abituate a temperature elevate e non certo bisognose di arrivare a tali estremi. Da lì mi sono posta la mia domanda da cosa dipendesse da dove partisse quel bisogno di consumare, anzi sprecare, energia senza che ve ne fosse una necessità naturale».

Ma che impatto potrebbe avere questo studio dal punto di vista architettonico e urbanistico? «A livello architettonico quello che risulta dalla ricerca è che più una persona ha la capacità di modificare e adattare lo spazio in cui vive più ha facilità a sentirlo Comfort che aiuta il clima, Image by iStockconfortevole». Sempre dalla ricerca si è potuto notare che in un edificio completamente automatizzato, costruito con una ventilazione già regolata secondo standard, se la persona agisce in modo “scorretto” rispetto alla macchina, i consumi risultano ben superiori a quelli che si sarebbero potuti registrare se la persona avesse potuto decidere spontaneamente. Saper comprendere bene come gestire il comfort potrebbe avere influenze positive anche a livello di ristrutturazioni edili.

Quali sono, o potrebbero essere, i criteri da rispettare per contare su una casa confortevole? «Il primo è l’informazione riguardante il funzionamento della propria casa, i suoi consumi e l’impatto energetico sull’ambiente e se ci sono sistemi tecnologici, adeguata conoscenza e un corretto utilizzo. Il passo successivo è legato all’azione e alla responsabilità che si ha nella gestione del proprio ambiente. Altrettanto importante, poi, è poter modificare gli spazi, ad esempio adottando pareti semovibili, gestendo così la conformazione della propria casa, oppure decidere di azionare e come l’apertura delle finestre o intervenire sul riscaldamento da remoto», spiega la ricercatrice, delineando anche a che punto sia la ricerca condotta: «al momento lo sforzo più importante è quantificare, partendo dal consumo energetico di un campione di popolazione allo studio, quale è l’impatto e la sensazione termica legati al comfort sulla bolletta e quale possibile relazione ci sia. Dalle prime evidenze si sono riscontrate effettive correlazioni specie sulla temperatura di casa, quando vengono intrapresi lavori di ristrutturazione. Ma l’importante è cercare di capire come utilizzare l’idea di comfort e il suo miglioramento per ridurre i consumi energetici legando diversi ambiti: casa, mobilità, trasporti».

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