Wise Society : Sostenibilità ambientale e architettura, il connubio ideale per lo sviluppo compatibile del territorio
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Sostenibilità ambientale e architettura, il connubio ideale per lo sviluppo compatibile del territorio

Architetti senza Frontiere è un'associazione non profit che lavora da oltre dieci anni in Italia nell’ambito della cooperazione internazionale. Costruendo abitazioni che valorizzino le risorse locali, assicurando qualità strutturale e attenzione all'ambiente

di Sabrina Sciama
4 novembre 2010

Camillo Magni, architettoArchitetti Senza Frontiere è un’associazione non profit con base a Milano che promuove iniziative di studio, ricerca e progettazione per lo sviluppo ambientale sostenibile di aree territoriali critiche. La sua azione si concretizza attraverso la promozione e realizzazione di progetti di architettura eco-compatibile che seguano programmi di sviluppo socio territoriale e ambientale, riconoscendo le comunità insediate come attori rilevanti dei processi di trasformazione. Dal 2006 ne è presidente Camillo Magni, laureato in Architettura al Politecnico di Milano nel 2000. Che, in occasione di un incontro nell’ambito del ciclo Visioni Sensibili organizzato nello spazio Ecobookshop di Valcucine a Milano, ha raccontato quanto sia difficile occuparsi di ASF-Italia (www.asfitalia.org) in questo periodo di riduzione degli aiuti in campo internazionale.

Con la Finanziaria 2011, infatti,  l’intervento italiano nei Paesi sottosviluppati si riduce a 179 milioni di euro: la cifra più bassa degli ultimi 20 anni. «I finanziamenti statali sono esauriti e le Ong sono in forte crisi», conferma Magni «ed è giunto il momento di cercare nuove forme di sostegno. La direzione è quella dei finanziamenti privati». Un mestiere difficile il suo ma che nasce da una passione con radici profonde: «per quanto mi riguarda ho avuto fin da ragazzo l’idea di lavorare nella cooperazione e nel mondo del volontariato. La mia prima missione è stata nel 1994-95 in un campo profughi della ex Jugoslavia, nel momento più critico del conflitto», ricorda, «quando poi mi sono formato come architetto è stato naturale unire la passione per la cooperazione umanitaria alle capacità professionali e mi sono trovato a collaborare prima con ASF-Spagna che esiste già da oltre 20 anni e ora con ASF-Italia». Fare l’architetto per l’Associazione rappresenta un modo decisamente diverso di esercitare la professione, che magari sarà meno prestigiso da un punto di vista economico, ma ben più motivante sotto molti altri aspetti: «il nostro lavoro offre la possibilità di entrare in contatto con altre culture, conoscerle e avere la sensazione di fare qualcosa di concreto. Ci rendiamo conto che non saranno quelle 50 abitazioni in più che possiamo costruire a risolvere la povertà di un miliardo di persone, ma intanto alcune di quelle persone avranno una casa. Si ritrova il vero lato umano della professione e si riesce a dare un senso a ciò che si fa. Questo è davvero gratificante».

Scuola di veterinaria nel campo profughi Saharawi a Rabuni, Algeria

All’attivo di Architetti Senza Frontiere ci sono diversi progetti realizzati in Africa (Marocco, Algeria, Burkina Faso, Ghana, Congo) e America Latina (Messico). Due di questi sono buoni esempi di progettazione per lo sviluppo di aree territoriali critiche dove la sostenibilità in architettura ha fatto la differenza.

Il primo riguarda il Centro di formazione artistica e artigianale Desiré Somé, a Bobo Dioulasso nel Burkina Faso, un luogo dove preparare e inquadrare professionalmente gli artisti locali (unica risorsa dell’intero Paese). Realizzato fra il 2002 e il 2006 con vari finanziamenti (provenienti da Mani Tese, Fondazione Nando Peretti, Anlaids Lombardia) il progetto ripercorre l’organizzazione spaziale tradizionale del Burkina Faso e si articola intorno ad alcuni patii e spazi aperti che rimangono  indipendenti a livello funzionale per consentire una maggiore flessibilità nella fruizione. Gli edifici sono stati realizzati con una struttura in cemento e tamponamenti in pierre taillée, blocchi in terra cruda estratti da cava, materiale tradizionale accostato al cemento armato per dare alla costruzione una maggiore qualità strutturale.

Il secondo caso è quello della Scuola di veterinaria nel campo profughi Saharawi a Rabuni in Algeria, progetto finanziato dal Ministero degli Affari Esteri e nato dalla collaborazione con la ONG Africa’70 (Milano). La scuola include, oltre agli spazi didattici (biblioteca, aula, clinica) anche le stanze per accogliere gli studenti locali e stranieri, i professori e cooperanti di Africa’70, per un totale di 470 metri quadrati. In questa occasione ASF-Italia ha esplorato la possibilità di proporre un ulteriore progetto di ricerca sull’utilizzo dei blocchi in terra cruda migliorati e altre soluzioni tecniche alternative, prevedendo la costruzione di un piccolo edificio prototipo da annettere alla struttura della scuola di veterinaria. Per come stanno oggi le cose, però, non è facile sapere se idee così troveranno in futuro finanziatori.  Il lavoro di Architetti senza Frontiere, comunque, non si ferma anche perchè secondo Camillo Magni «i giovani hanno un grande interesse e forte sensibilità nei confronti di questi temi». Lo conferma la grande partecipazione ai corsi  “Il progetto d’architettura nei contesti di povertà e marginalità” del Politecnico di Milano coordinati dal presidente di ASF-Italia insieme al collega Emilio Caravatti». Conclude Magni: «In questi ultimi anni il terzo settore è in costante espansione e la nostra sfida sta proprio nel cogliere questa occasione attraverso il nostro lavoro».

Scuola di veterinaria nel campo profughi Saharawi a Rabuni, Algeria

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