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Vuoi lavorare all’estero? La UE ti dà una mano

Bruxelles prevede specifici finanziamenti per giovani ricercatori italiani che vogliano fare un'esperienza all'estero. Per partecipare al bando 2012 c'è tempo da ora fino al 16 agosto

Lia del Fabro
9 marzo 2012

Image by © Tobbe/CorbisAnche l’Unione Europea vuole fare la propria parte nell’incoraggiare i giovani ricercatori a migliorare la loro formazione. Ogni anno mette a disposizione un bel po’ di denaro per incentivare i neo-laureati a scegliere un futuro nella ricerca e per favorirne la mobilità. Per  questo Bruxelles ha creato uno specifico programma, chiamato People, che ha l’intento di sostenere la ricerca intesa non come un costo ma come investimento per il futuro. Il suo obiettivo è fare dell’Europa un mercato più competitivo a livello mondiale e per questo l’industria europea ha bisogno dei risultati che provengono dalla ricerca.

Due o tre anni anche in Australia o negli States

Ai giovani ricercatori italiani conviene soprattutto concentrarsi su quelle azioni chiamate Marie Curie dove possono trovare finanziamenti consistenti, previsti proprio per tutti i residenti in Europa, che permettono di fare un’esperienza all’estero per un determinato periodo della loro vita professionale. Esistono in realtà anche azioni che finanziano il flusso contrario, in altre parole destinate a giovani non-UE che vogliono essere ospitati presso le nostre università. Ma l’Italia è solo il quinto paese scelto, dopo Gran Bretagna, Germania, Francia e Spagna: sono soprattutto giovani provenienti dall’area del nord Africa a preferire il nostro Paese, che notoriamente non offre una situazione organizzativa e burocratica molto accogliente. Tornando ai progetti finanziabili destinati ai giovani europei, prendiamo il caso di un ricercatore italiano: potrà accedere al programma se prima di tutto è in possesso di un dottorato. Potrà scegliere dove andare con la massima autonomia, in Europa per due anni; oppure negli Usa, in Australia o in qualunque altro paese terzo, per un periodo di tre anni, di cui due da trascorrere nel paese prescelto e il terzo anno con l’obbligo di tornare in Italia per ultimare la ricerca. In questo modo l’Unione europea cerca di sostenere il rientro dei ricercatori nel proprio territorio, mettendosi al riparo dal brain drain (fuga di cervelli). Il nostro ricercatore potrà aver studiato discipline scientifiche e anche quelle umanistiche (quest’ultime molto gettonate tra i nostri ricercatori delle azioni Marie Curie): lo scorso anno i progetti presentati in Europa sono stati parecchi, 5.200 per tutte le discipline di studio. I fondi sono consistenti, perché si parla di un contratto di lavoro che, nel caso in cui il ricercatore sia alle prime armi, parte da un minimo di quasi 80 mila euro lordi e che può arrivare, a seconda dell’esperienza del ricercatore e del paese di destinazione prescelto, in media da 120 sino a 180 mila euro lordi l’anno per singolo ricercatore. Si tratta di un vero e proprio stipendio gestito dall’ente accogliente. Possono fare domanda il giovane che ha appena acquisito il dottorato di ricerca ma anche il professore in carriera, e si tratta solitamente di studiosi dall’ottimo profilo professionale.

I requisiti per partecipare

Ma come si deve fare per accedere a questi programmi? Prima di tutto è bene collegarsi al sito  http://ec.europa.eu/research/mariecurieactions/ per tutte le informazioni, e al sito http://ec.europa.eu/research/participants/portal/ (sezione People) per accedere ai bandi di partecipazione. In più qualche consiglio (che non troverete scritto da nessuna parte) per scrivere un progetto di successo con buone possibilità di essere finanziato. Una condizione di partenza, che a volte non è scontata, è quella di sapere già dove andare, Università o ente di ricerca. Secondo, il progetto di ricerca dovrebbe essere scritto “a quattro mani”, cioè in piena collaborazione con l’ente che ospiterà il ricercatore. Ed è sicuramente un vantaggio (anche se non è obbligatorio) scriverlo in inglese. La mobilità è il fattore prioritario, ma mostrare adattabilità e flessibilità mentale sono requisiti fondamentali. È bene mettere in evidenza che l’esperienza all’estero è vissuta come un motivo di crescita nella ricerca, ma pure come un’occasione per migliorare le proprie capacità manageriali e di gestione delle risorse. L’innovazione del progetto è un altro elemento basilare e inoltre il ricercatore deve mostrare di conoscere bene il quadro di riferimento internazionale in cui si colloca la propria ricerca. Attenzione alle date entro cui presentare i progetti. Per i progetti di singoli ricercatori è questione di giorni: il bando per questi finanziamenti si aprirà il prossimo 13 marzo per chiudersi il 16 agosto 2012. Entro la primavera dell’anno prossimo l’iter delle verifiche sarà concluso e i primi ricercatori vincitori potrebbero già fare le valigie per partire. A livello nazionale esiste un punto di informazione e assistenza: Katia Insogna, insogna@apre.it  telefono 0648939993.

Image by © Ale Ventura/PhotoAlto/Corbis

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