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Turismo sostenibile, le spiagge verdi possono essere certificate

Il turismo va verso un’impronta sostenibile, attento al clima e agli stessi turisti. E per le spiagge verdi e accessibili c’è anche la certificazione

Andrea Ballocchi
28 novembre 2017

La sostenibilità nel turismo sta muovendo il mercato di quella che è l’industria a più rapida crescita al mondo, con 1100 miliardi spesi di fatturato mondiale (dati World Tourism Organization). Sette turisti su dieci richiedono specifiche attenzioni alla sostenibilità e diversi ormai sono disponibili a spendere di più e a fare qualche rinuncia in favore dell’ambiente. Il 2017 è noto per essere stato dichiarato dall’ONU anno internazionale del turismo sostenibile.È comune l’esigenza di pratiche attente all’ambiente e alla società e molti sono quelli che puntano a farne una ragione di vita, economica e sociale.

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Turismo sostenibile: quello delle spiagge verdi e accessibili è un settore regolato su norme ISO, Image: Pixabay

Ma chi controlla che effettivamente progetti o infrastrutture turistiche si possano definire sostenibili? Un lavoro di questo genere lo porta avanti l’ente Bureau Veritas, che certifica il rispetto degli standard di chi voglia puntare su una proposta di turismo green. Per esempio, attraverso l’attuazione della norma ISO 13009 dedicata ai servizi turistici balneari, mirati al corretto funzionamento della spiaggia.

SPIAGGE VERDI E ACCESSIBILI, SPAZIO ALLA NORMA – In tale contesto Bureau Veritas Italia ha avviato un progetto per la certificazione delle strutture che gestiscono spiagge ed aree demaniali basato sulla norma ISO. Spiega Monica Riva, environmental sustainability manager Bureau Veritas: «il settore del turismo è consono all’applicazione di moltissimi standard collegati alla sostenibilità ambientale e sociale però non ce n’è uno che è specifico. Alcuni schemi come la ISO 13009 vanno in questa direzione. L’azione di Bureau Veritas è quella di verificare la conformità e il rispetto degli standard esistenti». Nel 2017 sono emerse cinque aree di intervento: la prima è che il turismo porti una crescita economica inclusiva e tesa alla riduzione della povertà; deve andare in direzione di una lotta ai cambiamenti climatici; inoltre deve tutelare e valorizzare le diversità culturali, e tutto questo va affrontato in un clima di comprensione reciproca delle varie culture, in condizioni di pace e in assenza di conflitti. Sono gli obiettivi riassunti nelle cinque P (People, Planet, Peace, Prosperity e Partnership) che le Nazioni Unite si sono date per il loro raggiungimento nel 2030. Obiettivi che si legano bene ai principi di sostenibilità ambientale, economica e sociale. Tutto questo in uno scenario mondiale che vede il turismo sempre più come un fenomeno in espansione: l’anno scorso si sono registrati 1.235 milioni di arrivi, con un incremento di 300 milioni di persone che hanno sostenuto viaggi internazionali nel periodo tra il 2008 e il 2016. Tra le cinque destinazioni maggiormente visitate c’è l’Italia, al quinto posto. Certamente il turismo porta con sé anche aspetti anche negativi, in termini di impatto ambientale e non solo. «Considerate che il turismo impatta sul consumo energetico, a partire dalle strutture alberghiere ma soprattutto in termini di trasporti, che pesano per il 72% del totale emissioni di CO2. Ma il turismo è anche una vittima di uno scenario che vede, per esempio, sempre più eventi climatici estremi, malattie e proliferazione di parassiti in deteminate zone e, non certo ultima, l’instabilità sociale anche correlata al cambiamento climatico».

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Spiagge verdi: Bureau Veritas è un ente che certifica il rispetto degli standard di chi voglia puntare su una proposta di turismo green attraverso l’attuazione di norme come la ISO 13009 dedicata ai servizi turistici.

SPIAGGE CERTIFICATE, LE CONDIZIONI BASILARI – La manager Bureau Veritas elenca anche quali siano le condizioni basilari per parlare di turismo sostenibile rispettoso degli standard: «deve avere un approccio condiviso con le parti interessate; devono essere chiari i presupposti e gli obiettivi da raggiungere che possano essere monitorati, verificati e certificati. Inoltree deve essere effettuata un’analisi di impatto ambientale e sociale, che parta possibilmente dal basso. Deve poi consentire un’azione di monitoraggio, fondamentale per comprendere la correttezza del metodo di lavoro. Esistono diversi strumenti per valutare gli impatti derivanti dal turismo, da quelli normativi agli standard volontari di certificaizone».

Uno di questi è legato proprio alla ISO 13009: «il nostro lavoro è anche quello di andare sul posto e verificare le condizioni di rispetto degli standard previsti dalla norma, quali la piena accessibilità alla spiaggia. Un aspetto importante è che lo stesso operatore balneare si faccia promotore e responsabile di una azione di comunicazione e formazione sui temi ambientali». Infatti, spiega la stessa Bureau Veritas, un’impresa balneare con servizi di qualità certificata potrà garantire una gestione aziendale sostenibile, basso impatto ambientale delle strutture e, appunto, l’offerta di servizi quali la sicurezza, l’informazione e la comunicazione oltre che attività di intrattenimento socialmente utili.

Puntare su una spiaggia e uno stabilimento ecologico sarà un criterio premiante: secondo il disegno di Legge delega al Governo per la revisione e il riordino della normativa relativa alle concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali ad uso turistico ricreativo, approvato nel 2015, offre opportunità concrete per chi vuole puntare al turismo, in coerenza con i principi di concorrenza, qualità paesaggistica e sostenibilità ambientale.

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