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Siccità, ma quanto ci costi?

Uno studio pubblicato su “Hydrology and Earth System Sciences” ha fatto i conti alla carenza idrica europea che, entro la fine del secolo, potrebbe lasciare a secco l'Italia

Fabio Di Todaro
20 marzo 2014

Image by © CorbisL’acqua è vita: sostiene gli ecosistemi e regola il nostro clima, ma è una risorsa limitata che forse diverrà limitatissima, se andremo avanti di questo passo. Il rischio di rimanere a secco, infatti, è più concreto di quanto sembri. I consumi idrici elevati e i cambiamenti climatici in atto rischiano di lasciare l’Italia a corto di oro blu da qui alla fine del secolo. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Hydrology and Earth System Sciences che prende in esame il territorio europeo. Secondo i ricercatori una crescente domanda di acqua ridurrà progressivamente la portata dei fiumi e degli altri bacini idrici. Una situazione dannosa per la natura ma anche per l’economia, se si considera che il costo della siccità negli ultimi tre decenni in Europa è stato stimato in 300 miliardi di euro. «La nostra ricerca dimostra che molti bacini fluviali, in particolare nelle regioni meridionali d’Europa, sono destinati ad avere un approvvigionamento idrico ridotto a causa dei cambiamenti climatici – afferma Giovanni Forzieri, ricercatore italiano del Joint Research Centre della Commissione Europea e “prima firma” dello studio -. Una crescente domanda d’acqua, logica conseguenza di una popolazione in costante crescita, e un suo uso intensivo per l’irrigazione e l’industria determineranno una riduzione ancora più marcata dei livelli dei fiumi».

I livelli dei corsi d’acqua in Italia si abbasseranno fino al 40%

Image by © Walter Zerla/cultura/Corbis

LA RICERCA – La competizione per le risorse idriche comporta un rischio crescente per l’economia, le comunità e gli ecosistemi da cui queste dipendono. Se i cambiamenti climatici continueranno a generare un aumento delle temperature medie in tutta Europa, si prevede che in molte aree la carenza idrica potrebbe persino aumentare. Trovare soluzioni per salvaguardare l’acqua è quindi di vitale importanza. Dall’indagine è emerso come sia l’Europa meridionale a pagare il conto più salato: capofila Spagna, Francia, Italia ed ex Jugoslavia. Il processo di impoverimento, infatti, è già in atto. Un danno determinato dalla siccità e dal deciso aumento della temperature. Da qui a novant’anni, infatti, si stima che in Spagna il termometro segnerà almeno cinque gradi in più, mentre sull’Europa centro-meridionale il trend di crescita non dovrebbe essere superiore a quattro gradi. Gli scenari studiati hanno valutato possibili evoluzioni entro il 2100: per quantificare le future emissioni di gas a effetto serra e il consumo di acqua in diversi settori. Gli scienziati hanno inserito queste condizioni in un modello idrologico per riprodurre la distribuzione dei flussi d’acqua sulla Terra. Utilizzando questo modello fino al 2100 per tutti i bacini idrografici d’Europa, è stato valutato come le condizioni di siccità – che rischiano di essere aggravate anche del 30% nei prossimi decenni – possano cambiare in grandezza e gravità per tutto il secolo. I livelli dei corsi d’acqua e dei fiumi, in modo particolare negli Stati dell’Europa meridionale, subiranno abbassamenti fino al 40 per cento e i periodi di carenza d’acqua potranno arrivare fino all’80 per cento a causa dei cambiamenti climatici soltanto per quanto riguarda penisola Iberica, sud della Francia, Italia e Balcani. «I risultati di questa ricerca sottolineano l’urgenza di una gestione sostenibile delle risorse idriche in grado di adattarsi a questi potenziali cambiamenti nel sistema idrologico per ridurre al minimo gli impatti socio-economici e ambientali negativi», chiosa Forzieri.

L’Europa spreca tra il 20 e il 40% di tutte le risorse idriche disponibili 

Image by © CorbisIL QUADRO DELL’EUROPA – La carenza idrica è un fenomeno preoccupante e sempre più frequente. La Commissione Europea fa sapere che, dal 1980 a oggi, «il numero di casi di siccità nel continente ha registrato un aumento e un aggravarsi degli episodi». Uno dei peggiori periodi di siccità si è verificato nel 2003 e ha coinvolto un terzo del territorio dell’Ue e oltre cento milioni di persone. La domanda di acqua è in continua crescita, ma notevole è anche il suo spreco stimato tra il 20 e il 40% di tutte le risorse idriche disponibili. Se a questi dati si aggiunge l’aumento dell’effetto serra e le prevedibili conseguenze climatiche che da esso deriveranno, il dado è presto tratto.

RISORSA PREZIOSA – L’acqua è tra le risorse che hanno più bisogno di essere valorizzate a livello mondiale. Sulla Terra ci sono circa 35 milioni di metri cubi d’acqua dolce, ma soltanto 11 di questi sono quelli fruibili, al netto dell’acqua conservata sotto forma di ghiacciai e nevi perenni. Nonostante il valore sia piuttosto basso per soddisfare le esigenze dell’intera popolazione, troppo spesso si continua ancora a sprecare acqua dolce, nelle aree urbane e nelle zone rurali. Se si considera che il 18% della popolazione mondiale non ha accesso all’acqua potabile e ogni giorno circa seimila persone muoiono per cause legate alla sua assenza e alla carenza di igiene, si capisce perché l’obiettivo primario è istituire un pacchetto di azioni mirato a preservare l’acqua dolce e a renderla disponibile anche nelle terre finora poco raggiunte.

Twitter @fabioditodaro

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