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Verso i “Rifiuti Zero” in 10 passi

L’iniziativa è del movimento «Zero Waste», attivo anche in Italia e chiamato a diffondere i passi da compiere verso un mondo in cui la presenza dei rifiuti non sia più di primo piano.

Fabio Di Todaro
5 giugno 2018
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La strategia «Rifiuti Zero» è stata adottata da più di 250 Comuni in Italia e uno dei più importanti è Napoli, Foto: Pixabay

Può sembrare un’utopia. Ma chi s’è già messo di impegno, assicura che il passaggio dalla teoria alla pratica è alla portata. Come accade in economia, dove a un lungo periodo di crisi è sempre seguita una fase di ripresa, anche la salute del Pianeta può trarre linfa dalla coda di una fase di consumismo che le generazioni più giovani non sembrano più disposte a sposare. Nell’era della plastica e della tecnologia a piè sospinto, c’è infatti chi pensa a un mondo totalmente sostenibile. Per l’esattezza: a rifiuti (quasi) zero. L’iniziativa è del movimento «Zero Waste», attivo anche in Italia e chiamato a diffondere i passi da compiere verso un mondo in cui la presenza dei rifiuti non sia più di primo piano.

VERSO RIFIUTI ZERO IN DIECI PASSI – La strategia «Rifiuti Zero» è stata adottata da più di 250 Comuni in Italia e uno dei più importanti è Napoli, che, afflitta negli anni dal problema dei rifiuti, sta cercando di risolverlo con questo lungimirante progetto. Nonostante il ritardo del capoluogo campano, la Regione Campania, sulla spinta di «Rifiuti Zero», ha superato nella raccolta differenziata molte altre regioni italiane, tra cui anche la nostra Toscana. In cosa consistono questi dieci passi che potrebbero portarci verso un mondo più sostenibile? Punto primo: un serio incentivo alla raccolta differenziata. Secondo la legge italiana, ogni Comune dovrebbe separare almeno il 65 per cento degli scarti prodotti dai suoi cittadini. La media nazionale, invece, s’attesta al 50 per cento. Il problema non sta tanto nella tecnologia, quanto nell’organizzazione: tutti i rappresentanti di una comunità dovrebbero essere coinvolti per attuare una politica efficace di sostenibilità ambientale. Una spinta in questo senso la si potrebbe avere dalla raccolta porta a porta, per adesso attiva soltanto in centri di piccole dimensioni (o in singoli quartieri di città più grandi): con la divisione dei rifiuti in quattro contenitori, ritirati secondo un calendario settimanale prestabilito. Rifiuti che andrebbero poi (sempre) compostati e riciclati al fine di reinserirli nella filiera produttiva. Un passaggio fondamentale: ridurre i rifiuti deve essere un obiettivo, ripararli e riutilizzarli un imperativo. Ancora oggi ci liberiamo infatti di beni durevoli per una questione di gusto, negando a questi una seconda vita ancora (in larga parte e spesso) possibile. E facendo un favore a chi invece regola il funzionamento di inceneritori e discariche.

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Rifiuti zero: secondo la legge italiana, ogni Comune dovrebbe separare almeno il 65 per cento degli scarti prodotti dai suoi cittadini. La media nazionale, invece, s’attesta al 50 per cento, Foto: Pixabay

RIFIUTI DA…CURARE – Mettere in fila questi passaggi può permettere di viaggiare verso un mondo con molti meno rifiuti. L’obiettivo iniziale della Carta di Napoli, stilata nel 2009, era quello di raggiungere l’obiettivo zero entro il 2020. Una missione quasi impossibile, che non deve però farci scoraggiare. Se anche arrivare a un mondo privo di rifiuti fosse un’utopia, avremmo comunque il dovere di tendere al minimo indispensabile. L’esempio lanciato da Alessio Ciacci, per sei anni assessore all’Ambiente del Comune di Capannori (Lucca), primo Comune italiano ad aver aderito alla strategia «Rifiuti Zero», può essere una buona base di partenza. «L’usa e getta è un concetto che va superato, come è stato il fumo nei locali pubblici», disse un paio di mesi fa in un’intervista pubblicata su «Il Manifesto». «L’eliminazione dei cassonetti stradali deve essere l’avvio di una rivoluzione culturale: la relazione con lo scarto non è più di abbandono, ma al contrario di cura. Con l’attivazione di sistemi di raccolta porta a porta si può creare un nuovo posto di lavoro ogni mille abitanti serviti. In più chiuderebbero i battenti la maggioranza degli impianti di smaltimento. Il fattore determinante è la volontà politica». A buon intenditor, poche parole.

Twitter @fabioditodaro

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